Parla Protoje: non resterò nel reggae per sempre

Tra un’ospitata televisiva, un’intervista e un’apparizione radiofonica, Protoje sta continuando a promuovere il suo nuovo album Ancient Future. In queste ultime settimane non si fa altro che parlare di lui, considerato ormai uno dei migliori artisti giamaicani.

Oje Ken Ollivierre, questo il vero nome del cantante, ha rilasciato una recente intervista per il Voice Online in cui ha parlato di vari argomenti ma principalmente del suo futuro nella musica reggae. Protoje ha detto di non aspettarsi che la sua carriera duri per sempre ma che ha bene in mente quali obiettivi raggiungere ed il modo per farlo. “Tutto questo va e viene: solo perché abbiamo successo e tante persone ci seguono, non siamo differenti da nessun altro, tutti viviamo e tutti siamo destinati a morire. Arriverà il momento in cui nessuno mi chiamerà per interviste e per questo motivo io non do niente per scontato” ha detto il trentatreenne autore di hit come Kingston Be Wise o Who Knows. Ci sono anche artisti che hanno avuto una carriera lunga ma Protoje ha le idee ben chiare: “Non voglio essere uno di quei cantanti che oziano nella musica. So quante cose voglio fare e in quanto tempo“.

Protoje, figlio di Lorna Bennett, cantante giamaicana che ha avuto successo negli anni settanta in particolare con il brano Breakfast in Bed, e di Michael Ollivierre, noto cantante calypso dell’isola Saint Vincent, ha parlato anche del rapporto con i suoi genitori: “Non mi hanno mai spinto verso la musica ma è stato il mio amore che ha fatto si che sin da 10-11 anni scrivessi e cantassi canzoni davanti ad altre persone”. In particolare poi viene approfondito il rapporto con la madre che oggi è il suo manager: “Può essere dura lavorare in famiglia ma io amo lavorare con lei. Solo pochi giorni fa mi ha detto di rispettare il mio duro lavoro e di come io lo stia facendo. Lei è davvero orgogliosa di me“.

Infine una battuta sulla situazione attuale della musica reggae: “Sono contento dei progressi che vedo e di come noi artisti siamo uniti per spingere avanti la musica. Sono felice di far parte di questa generazione che pensa più al collettivo che al singolo“.

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