lee-perry-upsetter

Lee ‘Scratch’ Perry: risollevo il reggae dalla sua morte e la dancehall è opera del diavolo

Torna a parlare il grande Lee ‘Scratch’ Perry che in vista del lancio di Vision of Paradise, il film-documentario realizzato dopo ben quindi anni di riprese, ha rilasciato un’intervista per il Voice-Online. Considerato quanto bizzarro sia questo personaggio, l’intervista non poteva che risultare altrettanto bizzarra.

Io in origine ero un pesce” ha debuttato The Upsetter che poi ha continuato nella sua spiegazione “Sono i due pesci dello Zodiaco: una parte di me è visibile come Lee Perry, l’altra invece è invisibile ed è Re Nettuno. L’eccentricità è da Nettuno”. Ed è a questo punto che ridacchia, forse compiaciuto per aver disorientato l’intervistatore che prova a spostare la discussione sull’imminente documentario che sarà proiettato in anteprima mondiale all’Est End Film Festival di Londra il prossimo fine settimana.

Il film è il trionfo del bene sul male, del grande che scende e del piccolo che sale. Mi piace vedere il gigante cadere, un po’ come in Davide e Golia“. È così che Lee Perry descrive Vision of Paradise ma la questione si sposta subito su aspetti religiosi, vista la citazione biblica: “Credo di essere religioso ma non so cosa le persone cercano in Gesù, forse il colore della pelle o qualcos’altro. Per me Gesù e un ‘black-man’ ma io in lui non cerco questo ma guardo alla sua parola, alla sua opera. Ad esempio la Risurrezione di Lazzaro (il miracolo di Gesù risorto) ed io voglio risorgere il reggae dalla sua morte“.

A questo punto la domanda è scontata e la discussione si sposta sul reggae: “Non penso che il reggae sia morto” – dice Perry – “ma alcune persone stanno cercando di usarlo per le opere del diavolo. Il reggae è vibrazione spirituale, è giustizia ma c’è un altro lato, la dancehall, che non è giustizia. Si tratta di un lavoro del diavolo per ottenere vanità e per far soldi. Io non faccio nulla di questo perché quando si mescolano giustizia ed ingiustizia, si crea qualcosa di pericoloso. La giustizia è umile, non c’è aggressione ed è tranquilla. Ma se andate in qualche dancehall giamaicana vedrete qualche donna, brutta e grassa, senza mutandine mostrarsi a qualche macchina fotografica. Dio non poteva essere coinvolto in qualcosa del genere e non penso che Dio benedica questo”.

Parole forti quelle usate dal giamaicano che potrebbero offendere qualche amante del genere dancehall ma è lui stesso ad affrontare l’argomento: “Io dico la verità, quello che vedo. Non si può andare nelle dancehall solo per mostrare il proprio culo e solo per “catturare” gli uomini“.

Commenta

commenti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi