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Groundation e Mellow Mood live al Flowers Festival: il nostro report fotografico

Per la prima serata reggae del Flowers Festival ad aprire il concerto degli statunitensi Groundation, il cui leader Harrison “Professor” Stafford poco tempo fa in un’intervista ci ha parlato dell’ultimo album “A Miracle”, non potevano mancare i nostrani Mellow Mood, che nel loro 2 di World 2015 Summer Tour han fatto tappa in quello che si promette essere il nuovo festival musicale multigenere della zona del Torinese. Insomma, una serata con due grandi nomi che non necessitano di troppe presentazioni.

La serata comincia sulle note di ‘Inna Jamaica pt 2’, uno dei brani dell’ultimo album della band di Pordenone. L’energia dei fratelli Jacob e L.O. Grazia si trasmette alla massive attraverso canzoni come ‘She’s So Nice’, ‘Criminal’, ‘Memba Decemba’ e ‘Even Over’. Sulle note di ‘Inna Jamaica’ (la part 1 contenuta nell’album “Twinz”) il pubblico esplode, ma purtroppo con le note del brano esplode anche un acquazzone che obbliga tutti a cercare riparo sotto i tendoni dei vari stand e della postazione disco. Purtroppo la pioggia obbliga i Mellow Mood ad interrompere lo show e lo staff del Festival  sale sul palco per dare una mano a rimuovere l’acqua.

Nonostante l’imprevisto, in mezz’ora circa il meteo migliora e, tempo di fare il cambio di strumenti tra le due band, il palco è di nuovo pronto per ospitare i Groundation. Chi assiste per la prima volta ad un concerto della band californiana si tratta di un’esperienza particolare e non perfettamente descrivibile appieno: la mescolanza di reggae e jazz, fusi insieme attraverso i fiati e le potenti linee di basso di Ryan Newman, le ritmiche roots che sembrano portare indietro agli anni d’oro del reggae fanno capire perché la stessa Marcia Griffiths, parlando dei Groundation, ha detto essere l’unico gruppo che porta avanti l’eredità musicale di Marley. Oltre ai brani classici come ‘We Free Again’ e ‘Here I Am’ abbiamo anche brani come ‘Liberation Call’, ‘Jah Defend the Music’ e ‘Defender of Beauty’, estratti dal loro ultimo album “A Miracle”.

Prima di lasciare il palco e cedere il posto ai MadòCheCrew per l’after-show c’è ancora tempo per un bis: la band torna sul palco e cominciano a levarsi nell’aria le note di una ‘Exodus’ che sembra davvero riportarci ai tempi di Marley per l’energia. Ad un certo salgono sul palco anche i fratelli Jacob e L.O. per un freestyle in stile raggamuffin. Harrison esorta ancora la massive dicendo loro “Keep the fyah blazing.. for love.. for justice.. for unity.. for education for our children…” prima di lasciare spazio alle coriste Kim e Sherida ed agli assoli dei musicisti (prima i fiati, poi il basso e la batteria). Alla fine di una ‘Exodus’ durata quasi quindici minuti, non si può far altro che applaudire il vero ‘Professor’, che ha sicuramente dato una incredibile lezione di reggae al pubblico torinese alla quale speriamo di poter di nuovo prendere presto parte.

Report a cura di Francesco Palazzi
Foto a cura di Francesco Palazzi e Valeria Fattori

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