BrazilUP!: intervista a Miss Bolivia

Siamo giunti al sesto appuntamento della rubrica BrazilUp!, a cura di Totinho. Nato in Sicilia, formatosi a Bologna, conta diverse esperienze in giro per il mondo. La sua patria adottiva é il Brasile, da li ci delizierà con tanti piccoli assaggi delle migliori vibes del momento.

Siamo a Santa Cruz de la Sierra insieme all’argentina Miss Bolivia che ha appena finito di tenere il suo coinvolgente concerto. All’anagrafe Paz Ferreyra, nel 2011, vince il contest Rototom Soundsystem latino, conta due dischi all’attivo (l’ultimo Miau! prodotto da Sony) e varie tournée in giro per il Sud America e l’Europa. Propone testi impegnati e di denuncia e la sua musica è un mix latino che spazia dal reggae all’hip hop, passando dal funk e ovviamente dalla cumbia. Non le manda di certo a dire la Miss che più di ogni altra, fuori e dentro i soundsystem, lotta per l’emancipazione e il rispetto delle donne e dei diritti umani.

Totinho: Com’è andato il live?
Miss Bolivia: Sono felice e ringrazio il pubblico che ci ha accompagnato fino alla fine. Mi sento in un contesto meraviglioso e che mi rappresenta molto.

T: Ma eri già nota al pubblico Boliviano?
MB: questa è la prima volta a Santa Cruz. L’anno scorso ho tenuto due concerti a La Paz e Copacabana.

T: i cinque elementi che abbiamo visto sul palco, sono la band al completo? Tutti di Buenos Aires?
MB: no, oggi siam venuti in formato ridotto. La nostra formazione completa è di 12 componenti, tutti della capitale, con fiati, percussioni e ballerine. Ci adattiamo alle strutture che ci ospitano.

T: como è nato il progetto?
MB: otto anni fa ho iniziato a scrivere e quando avevo pronte le prime tre quattro canzoni è partito il progetto autoprodotto Miss Bolivia. Negli anni la formazione è cambiata per assecondare il flusso creativo.

T: che tipo di musica facevate all’inizio? Si è evoluto nel corso del tempo?
MB: si una costante trasformazione: cerco di trovare sempre nuovi stimoli e stili. Diciamo che la base della nostra musica affonda le radici nel reggae, rap e cumbia per spaziare verso il funk, il folklore latino e la musica house.

T: avete già tenuto concerti in Europa?
MB: siamo passati per tanti paesi europei ma mai in Italia. Lo desidero tantissimo, anche perché credo che la nostra lingua li sia abbastanza comprensibile. Voglio che la gente comprenda ciò che dico coi miei testi. Quando andiamo nel nord Europa solitamente il pubblico canta in coro ma con una pronuncia stranissima. Però cantano e questa è la cosa importante, che qualcosa arrivi nel cuore delle persone.

T: gli amici italiani che volessero conoscervi in attesa di un vostro tour italiano come possono trovarvi?
MB: su Facebook e Bandcamp come Miss Bolivia; troverete la mia musica, le foto, i video…

T: ma ora che siamo in Bolivia ti chiami Miss Bolivia, se verrai in Italia ti farai chiamare Miss Italia?
MB: Nooooo (risata). Da piccola vivevo in Via Bolivia, nella periferia di Bueno Aires, nel quartiere Paternales. Mi è piaciuta l’idea di riqualificare il nome Miss, molto usato e abusato nel mondo del rap, per dare una nuova connotazione a un termine yankee importato senza criterio. Affiancandolo ad un nome di una potenza rivoluzionaria, vorrei rivalutare il termine Miss.

T: durante il live hai cantato una canzone sui poliziotti… com’è la situazione in Argentina a livello repressivo?
MB: storicamente il Sud America ha sempre subito abusi delle forze militari, di polizia e paramilitari, esercitando violenza fisica e psicologica. Penso ci siano molte patologie all’interno delle istituzioni di polizia che secondo me andrebbero riformate in quanto dovremmo domandarci se allo stato attuale la polizia e i militari siano utili alla società. Difatti ne parlo in una delle mie canzoni “Bien warrior”.

T: le nonne e le madri “de plaza de maio” sono li per testimoniare gli abusi avvenuti in passato…
MB: sono donne che rappresentano il valore delle resistenza contro gli abusi e lo sterminio dell’uomo contro uomo. Gli ho anche dedicato la canzone “Rap para las madres”.

T: a proposito di violenza, l’iniziativa in cui ci troviamo è proprio contro al violenza di genere. Penso che la tua musica e i tuoi testi siano stati appropriati a questo contesto.
MB: come artista cerco di dare voce a quegli aspetti sociali nascosti, che non si dicono. Ripudiare la violenza di genere è una responsabilità che ogni artista dovrebbe fare visto che in Argentina ogni trenta ore una donna muore per maltrattamenti e abusi. Una spaventosa statistica. Dobbiamo alzare la voce per creare una coscienza sociale che faccia si che tali femminicidi non avvengano più. La musica è uno strumento importantissimo per sensibilizzare le persone e io da artista, sono felice di poter veicolare con la mia musica messaggi cosi importanti.

T: quando sei stata nominata miglior artista soundsystem del primo Rototom contest Sud Americano, come ti sei sentita?
MB: il fatto che nel 2011 una donna abbia vinto un contest cosi prestigioso penso sia stata un fatto importante sia per me che per tutta la cultura soundsystem che da quell’anno è cambiata in meglio nel rivalutare l’immagine della donna. Sono orgogliosa di aver vinto questo premio.

T: sai che il Rototom è nato in Italia?
MB: si e ora si trova in Spagna e passa anche per il Sud America.

T: bene vi aspettiamo in Italia anche senza Rototom.
MB: verremo ugualmente per condividere la nostra musica e il nostro messaggio di pace e amore! A presto!

Brazil UP è la rubrica reggae dal Brasile a cura di Totinho
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