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One Love Festival #2: report, foto e video Lion D e Chronixx

Con ancora in mente le emozioni della prima serata, ecco che la musica torna protagonista al One Love Festival anche in questa seconda giornata. Dopo una mattinata ed un pomeriggio passato a rinfrescarsi in piscina, dove non mancano le note in levare con l’ottimo dj set, la serata si apre con lo showcase stage dove arrivano ad esibirsi Jamas, Sista Awa & The Eazy Skanker e The Young Tree.

Sul mainstage si inizia a fare sul serio intorno alle ore 21.45 quando sale sul palco Lion D accompagnato dalla The Sound Rebel band dove figura Piero Dread e che vede sul palco anche Leo Bizzarri. Per l’artista italo-nigeriano è un ritorno su questo stage dove si era esibito, con una breve apparizione durante lo show di Jah Sun, la scorsa edizione. Tra i brani proposti da Lion D spiccano Heartical Luv, che nella versione originale vede la preziosa collaborazione di Alborosie, Jah Jah music, Heartical Don, Ruff inna town e Blaze Up.

Questa è un’esclusiva nazionale” dice Fyah Ed di Northern Lights sul palco per introdurre Chronixx. Ed infatti quella al One Love Festival è l’unica tappa italiana del talento giamaicano nel nostro paese. Accompagnato dalla sua The Zinc Fence Redemption band, il cantante di Spanish Town si presenta sul palco intorno alle 23.10 con maglietta bianca e jeans strappati e propone tra i primi brani Roots & Chalice, title track del suo ultimo progetto discografico uscito lo scorso febbraio, seguito a ruota da Ain’t No Giving In. Sono numerose le canzoni tratte dal suo ultimo mixtape come Majesty e Spanish Town Rocking ma non mancano brani più datati come Capture Land, estratto da The Dread And Terrible, o Ghetto People, pubblicato un anno fa sul On the Corner Riddim.

Non poteva mancare quella è che è, per il momento, la sua migliore hit: facciamo un salto indietro di qualche anno a quando veniva pubblicata Smile Jamaica e con un sound fresco ci proietta sull’isola del reggae. Il pull up è invece d’obbligo dopo le prime note di Here Comes Trouble. Chronixx non si muove molto sul palco e sta quasi immobile davanti al microfono, cosa insolita per un artista giamaicano. Tra le sue doti c’è sicuramente la grande capacità di svariare tra i sottogeneri del reggae, passando dal rub a dub ad un più profondo roots, con un pizzico di sperimentazione proponendo Blaze Up The Fire, brano realizzato in combo con Major Lazer. Il cantante classe 1992 non si scorda neanche della sua “generazione”, quella definita reggae revival, e propone alcuni estratti di brani di altri artisti come Well Done di Kabaka Pyramid o Who Knows di Protoje, dove Chronixx ha preso parte, proseguendo anche Modern Day Judas di Jesse Royal.

Foto e video di Giulio Siroli


 

 

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