Intervista ai Rampalion: dagli inizi al nuovo album

Tre album alle spalle ed uno appena pubblicato (Live inna Our Hometown): loro sono i Rampalion, band residente a Barcellona attiva dal 2012. Abbiamo intervistato per voi Juan Manuel Villa Escribano, voce e frontman del gruppo spagnolo.

Versión en EspañolVersione Italiana

Ciao Juan, grazie per l’intervista.

Ciao Eventireggae, è un piacere.

Come sei entrato in contatto con la musica Reggae?

Inizialmente come fan. Il giorno del mio undicesimo compleanno mio fratello mi regalò l’album Natural Mystic di Bob Marley e la mia vita cambiò letteralmente. A quei tempi in casa si ascoltava solamente musica “classica” che non suscitava in me lo stesso interesse come ad ascoltare Bob Marley, con il quale scoprii nuove sensazioni e nuovi stati d’animo. Fu amore a prima vista, senza che io sapessi da dove provenisse questo genere o conoscessi la storia di Bob. La musica allo stato puro che raggiungeva le orecchie di chi non aveva mai ascoltato veramente la musica. Questa sensazione, fortunatamente, mi accompagna da 22 anni senza alterazioni.
Il Reggae (e alcuni artisti di flamenco e soul, per essere preciso) continuano a produrre in me stati mentali e sensazioni che nessun’altra musica riuscirebbe a creare, seminando in me grande passione, che mi porterà dal 2012, a prendere la decisione di comporre canzoni. E da allora sono già quattro album.

Com’era la scena musicale di allora in Spagna?

A quei tempi era veramente poca e molto più underground di oggi. Eravamo in un epoca dove non esisteva internet e avevamo a malapena il libro Bob Marley di Carlos Monty. A 14 anni ottenni il permesso dai miei genitori di poter andare all’U-Zona Reggae, un festival distante 30 chilometri da casa. Il festival era un appuntamento alla quale partecipavano persone da tutta Europa. Tre magnifici giorni ascoltando leggende in una location molto bella, potevi sentire veramente l’essenza del “One Love”e il festival mi insegnò il significato di cosa volesse dire “Reggae”. Da quell’anno non persi mai nessuna edizione fino alla sua chiusura. Posso riassumerti con un aneddoto ciò che passai quell’anno: una notte di quel festival suonò un gruppo francese di cui non ricordo il nome che mi lasciò a bocca aperta. Mi dissero che quello era Raggamuffin, così la settimana seguente presi un autobus per Barcellona, a la Calle Tallers, dove si concentravano i negozi di dischi di riferimento e chiesi, senza trovare nessun negoziante che sapesse cosa fosse questo Raggamuffin.
Esisteva anche il Reggae Paradise, un piccolo club di Barcelona dove passai notti indimenticabili .
Non avevamo Spotify, né pirateria, la musica dovevamo cercarla e trovarla e questo le attribuiva grande valore, lontano dall’odierno Mp3. Ancora peggio la sensazione di ricevere musica tramite posta elettronica.

Quando è nata l’idea di creare un gruppo? Da dove viene il nome Rampalion?

L’idea di creare il progetto nacque per caso. Stavo lavorando sotto un certo stress e un mio amico mi disse di comprare una chitarra e comporre delle canzoni per stare meglio. Mi accompagnò a comprarla e così nacquero le canzoni del nostro primo Ep.
Oscar, mio compagno di avventura in questo progetto mi disse di prendere questi pezzi e registrarli con una band. Il resto è storia: con le persone vicine ed amici, abbiamo registrato alcune delle tracce che mancavano e abbiamo realizzato l’Extended Play. L’ep venne accolto bene e decidemmo di aprire un crowdfounding per il nuovo album che uscì i mesi seguenti.
Anche il nome Rampalion è un’invenzione casuale, grazie alla specie di camaleonte chiamata Rampoleón: la madre di Oscar ne aveva quattro nel terrario e noi ci affezionammo a questi piccoli animaletti che si muovevano lentamente.

Qual è lo scopo di Rampalion? Credi che il Reggae sia morto e questo movimento Revival possa riportalo in vita?

Il nostro scopo è quello di creare album intensi e ricchi di contenuti, suonare il più possibile, provare a creare certe atmosfere, certe dinamiche, tempi e cadenze che il roots reggae offre, passando quei momenti magici che si creano solo in studio e sul palcoscenico.
Quanto alla questione se il Reggae sia morto o no, penso chiaramente che non lo sia. Ci sono proposte come Midnite, leggende come Burning Spear, Steel Pulse, Beres Hammond, Clinton Fearon ed altri meno conosciuti che continuano a lottare e trasmettere musica reggae, nella stessa maniera che intendo io. Per quanto riguarda il Reggae Revival io direi che il Reggae è Survival, Reggae Survival. Della nuova ondata di artisti giamaicani m’interesso solamente di Jah9. È l’unica che mi trasmette misticità e spiritualità, due ingredienti per me inseparabili e necessari per qualcosa che venga chiamata Reggae. E celebro doppiamente il fatto che sia una donna.

Poi ci sono Chronixx, Protoje, Kabaka… non mi convincono e non ho mai ascoltato i loro lavori. È un vero peccato come si stia procedendo alla commercializzazione ed alla mercificazione delle creazioni artistiche dell’essere umano. Tutto deve essere precoce, raggiungere il vertice con il primo brano, infiammando tutta l’industria e gli artisti che giocano al gioco.. artisti che saltano su come la spuma e in due anni nessuno sa che fine hanno fatto, molti gridano e sono maleducati, utilizzano le solite quattro parole in patois però sono vuoti, non insegnano niente ed amplificano la negatività. Alle volte penso a chi è intenzionato a dar loro una voce e promuoverli, li chiamano “prodotti” perché la musica ha un potere reale, e questo è pericoloso.

Sei mai stato in Giamaica?

Si, nel 2008 e nel 2012. In entrambe le occasioni ne ho approfittato per creare le canzoni che abbiamo poi inserito nei nostri album. Ricordo con particolare affetto i momenti più vivaci dell’isola. Nella canzone Carribean Nights del mio primo album, cercai di descrivere quella sensazione che provo quando sono li o quando ho dei ricordi vivi di quei luoghi. È un luogo speciale, crudo, vitale, magnetico, intenso che riunisce tutti gli ingredienti per far fluire l’ispirazione.

So che Rampalion ha anche uno studio di registrazione, dove avete registrato artisti giamaicani.. Sono previste collaborazioni per il futuro?

Si abbiamo un nostro studio, molto semplice che però fa la sua figura. Come sempre le macchine sono una parte fondamentale, ma più importante è chi le conduce, in questo caso Oscar che è il capitano. Con lui abbiamo registrato tutto il materiale pubblicato da Rampalion e varie produzioni giamaicane sono state missate nel nostro studio. Fino ad ora abbiamo missato il nuovo album di Diana Rutherford, pezzi di Exile Di Brave, Kazam Davis, Micah Shemaiah, l’Ep del francese Pierre Nesta..
Per quanto riguarda alle collaborazioni, non è ancora arrivato il momento giusto per crearle. Abbiamo però registrato, grazie all’amicizia che ci unisce, la canzone Under One Sun assieme a Larrick Ebanks.

Qual’è/Quali sono l’artista/il gruppo/gli artisti/i gruppi da cui trai maggior ispirazione?

L’ispirazione dagli altri artisti nel mio caso, è successo agli inizi. Al giorno d’oggi la battaglia è con me stesso, si concentra su come distillare i miei pensieri per adattarli a tre minuti di canzone e come trasformare in canzone le centinaia di note vocali con idee che conservo sul cellulare.
Ho la fortuna di poterle sentire ogni giorno e sono grato per essere il canale dalla quale queste idee e composizioni astratte prendono vita. Ad accompagnarmi ogni giorno ci sono Bob Marley, Amy Winehouse, Marvin Gaye, Camarón de la Isla, Midnite, Burning Spear, Clinton Fearon e tanti altri.

Oggigiorno la Spagna è una delle principali mete per gli amanti della musica reggae, essendo luogo di uno dei più importanti festival del genere, il Rototom Sunsplah…Cosa ne pensi a riguardo?

Beh le sensazioni positive sono tante. Abbiamo suonato nell’edizione del 2014 sul palco Showcase. L’organizzazione e il trattamento che abbiamo ricevuto fu corretto ed accogliente, proprio come ci si aspetta da un festival di livello come quello del Rototom, a livello artistico ci siamo sentiti a nostro agio. Come spettatori, abbiamo approfittato della programmazione e delle vibes che si respirano in quell’ambiente. Tuttavia preferisco festival più piccoli, come il desaparecido Garance, con una line up più concreta e raffinata.

Come si sviluppa la scena Reggae attuale in Spagna?

In quanto al numero di artisti e proposte, chiaramente sta crescendo molto. In quanto alla qualità, sta succedendo come il boom dell’Hip Hop, riferendomi sempre alla situazione in Spagna: poche proposte, molto da comunicare, e molto poco di personale.
Dal mio punto di vista, che sempre è stato prudente e rispettoso verso il tipo di musica, credo ci sia troppa vanità e certa gente confonde il fare per piacere con l’obbligo di mostrare agli altri e condividere. Questo ripercuote negativamente la scena (che comunque rimane seria e di qualità) e confonde il pubblico. Personalmente non credo che tutto questo valga la pena e non credo che la democratizzazione dei mezzi tecnologici, giochi una buona carta in questo caso. Si tratta di una situazione complessa. Detto in altro modo, non trovo poesia, salvo in rare occasioni, sento solo ripetizioni trite e ritrite, che riassumono il Reggae a Ganja, Jah e a tutto questo dizionario stereotipato. Il Reggae è molto più.

Molto bene, ultima domanda: avete pubblicato due album di puro roots, Songs ‘Bout Love And Fight e Inside The Kete Heart, quest’ultimo distribuito per Vpal Records. Sappiamo che state preparando un nuovo album che sarà lanciato il prossimo anno. Puoi darci qualche informazione in più su questo progetto?

Certo. L’intenzione è quella di rilasciare un nuovo album il prossimo anno. Questa volta spero sia un album al 100% con band. Adesso comincia l’avventura al fianco dei The Island Defenders, backing band con il quale spero di collaborare sempre e vedremo di far fiorire insieme questo progetto. Ad ora abbiamo circa sei pezzi finiti e l’intenzione è quella di creare una trilogia, ma è un concetto ancora da definire.

Grazie mille per la cordialità. Big Up Rampalion!

Big up Eventireggae!


Versión en EspañolVersione Italiana

Tres discos a las espaldas y uno acaba de publicar (Live inna Our Hometown ) : ellos son Rampalion , banda con sede en Barcelona que opera desde el 2012.
Hemos hablado Juan Manuel Villa Escribano , voz y líder del grupo español .

Hola Juan y gracias por esta entrevista.

Hola Eventireggae, es un placer.

¿Cómo entraste en contacto con la música reggae?
En un comienzo, fue como fan. En mi 11º aniversario, mi hermano me regaló el album Natural Mystic de Bob Marley y mi vida cambió literalmente. Por aquel entonces, en casa escuchaba solamente música “clásica”, y no me interesaba apenas, no me transmitía demasiado pero al escuchar a Bob Marley descubrí sensaciones y estados de ánimo nuevos en mí, fue la música antes que conocer la historia, o de dónde procedía o la vida de Bob. La música en estado puro, llegando a un oyente virgen por así decirlo.
Esa sensación, doy gracias, me acompaña 22 años después, sigue inalterada. El reggae (y algunos artistas del flamenco y del soul, para ser justo ) sigue produciendo en mí estados mentales y sensaciones que ninguna otra música consigue. Por el respeto que me infundía, no es hasta el año 2012 que me decido a componer canciones, y desde entonces, pues son ya 4 albums.

¿Cómo era la escena musical en ese momento en España ?
En aquel entonces era minoritaria y mucho más underground que ahora. A los 14 años conseguí que mis padres me dejaran ir a un festival que se hacía a 30 kilómetros de casa, el U-Zona Reggae. Desde aquel año no me perdí ninguna cita hasta su cierre. El festival fue mi educación en cuanto a reggae se refiere.
Situémonos en una época en la que internet no existía y solamente había disponible en español el libro Bob Marley de Carlos Monty, así a grandes rasgos y exagerando. El festival era una cita a la que acudía gente de toda la península, y de fuera de España. Eran tres magníficos días escuchando leyendas en un entorno muy agradable, podías sentir el One Love realmente. Me atrevería a decir que el festival era un referente a nivel europeo. También existía el Reggae Paradise, un pequeño club de Barcelona en el que pasé inborrables noches. Una anécdota podría resumirte aquellos años: una noche del U-zona, actuó un grupo francés del que no recuerdo el nombre y me dejó con la boca abierta.
Me dijeron que eso era Raggamuffin, así que a la semana siguiente, tomé el autobús expresamente a Barcelona , a la Calle Tallers, donde se concentraban las tiendas de discos de referencia y pregunté sin encontrar a ningun vendedor que supiera qué era eso del Raggamuffin. No había Spotify, ni pirateo, la música había que buscarla y encontrarla y eso hacía que tuviera un valor, alejado del usar y tirar y del mp3 escuálido de hoy en día. Hecho de menos aquella sensación al recibir música por correo.

¿Cuando nació la idea de crear un grupo ? ¿De dónde viene el nombre Rampalion?

La idea de crear el proyecto nace por casualidad. Estaba trabajando bajo cierto estress, y un compañero me dijo, cómprate una guitarra y compón canciones , seguro que te irá bien. Me acompañó incluso a comprarla y así nacieron los temas de nuestro primer EP. Oscar, mi compadre de aventuras en esto, la mitad del proyecto, fue quien me dijo, tio, has de grabar esos temas y pasarlos a banda. Y el resto es historia, con gente cercana, amigos, grabamos algunas pistas que faltaban y sacamos el EP.
Tuvo muy buena acogida y decidimos hacer un crowdfounding para el LP , que meses después veía la luz.
El nombre de Rampalion es un invento también casual, se debe a que nos hacía gracia la especie de camaleón llamada rampoleón, la madre de Oscar tenía unos cuantos en un terrario y nos hacían gracia esos diminutos reptiles moviéndose lentamente.

¿Cuál es el propósito de Rampalion ?¿Crees que el Reggae está muerto y que el nuevo
‘Revival’ puede traerlo de vuelta a la vida ?

Nuestro propósito es sacar álbumes intensos y con contenido, tocar tanto como sea posible,
ensayar, seguir rebuscando en las atmósferas, las dinámicas, los tempos y las cadencias que el
roots reggae ofrece, pasar esos momentos mágicos que suceden solamente en el estudio, o sobre
el escenario. En cuanto a si el reggae está muerto o no, creo que es evidente que no lo está. Hay propuestas como Midnite, leyendas como Burning Spear, Steel Pulse, Beres Hammond, Clinton Fearon etc etc etc, otros en menor estado de forma pero que siguen peleando y que siguen pisando las tablas y siguen transmitiendo, eso sigue siendo reggae, tal y como yo lo entiendo. Sobre el reggae revival yo diría que el reggae es survival, reggae survival. De la nueva ola de artistas jamaicanos, solamente me interesa Jah9 en directo. Es la única que me transmite mística y espiritualidad, dos ingredientes para mí indisociables y necesarios para que algo sea sentido como reggae. Y celebro doblemente que sea mujer.

Luego estan Chronixx, Protoje, Kabaka… no me convencen ni he escuchado apenas sus trabajos.
Es una lástima en como se procede en cuanto a la comercialización y la mercantilización de las creaciones artísticas del ser humano. Todo debe ser precoz, alcanzar la cumbre con la primera canción, la industria quemándolo todo y los artistas jugando al juego… artistas que suben como la espuma, a los dos años nadie sabe dónde están, muchos que gritan y maltratan al micro, recuecen las cuatro palabras en patois pero
estan vacíos, no enseñan nada, realimentan la desgracia, amplifican la negatividad. A veces pienso que es intencionado el hecho de dar voz y promoción a esos productos vacíos, fíjate , les llaman “ productos ” puesto que la música tiene verdadero poder, y eso es peligroso .

¿Has estado en Jamaica ?

Sí, en 2008 y 2012. En ambas ocasiones, he aprovechado para crear canciones, incluidas en los álbumes publicados. Guardo con especial cariño la mayoría de momentos vividos en la isla. Es para mí un lugar idílico y en el que me siento muy a gusto. En la canción “ Caribbean nights “ de mi primer album, intenté describir esa sensación que me recorre cuando estoy allí o cuando recuerdo lo vivido. Es un lugar especial, crudo, vital, magnético, intenso, que rehune todos los ingredientes para que la inspiración suceda.

Sé que Rampalion tiene tambien un estudio, en el que han grabado tambien artistas jamaicanos .. Hay algunas colaboraciónes en un futuro cercano?

Tenemos estudio propio, muy básico pero al que sacamos partido. Como siempre las máquinas son parte importante, pero de mayor importancia es quien las conduce, en este caso Oscar es el capitán. En él hemos grabado todo el material publicado de Rampalion y diversas producciones jamaicanas han sido mezcladas en nuestras instalaciones. Por ahora hemos mezclado el nuevo album de Diana Rutherford, temas de Exile di Brave, Kazam Davis, Micah Shemaiah, el EP del artista frances Pierre Nesta… En cuanto a colaboraciones, no se han dado las condiciones para que se produzcan. Sí que ultimamente, por la historia de amistad que nos une, hemos grabado el tema Under One Sun de Larrick Ebanks.

¿Cuál es /son el artista(s) /grupo(s) de los que recibes influencias ?

La inspiración procedente de otros artistas , en mi caso sucedió en los inicios. A día de hoy, la batalla es conmigo mismo, se centra en cómo destilar mis pensamientos para que quepan en 3 minutos de canción y en cómo transformar en canción los centenares de notas de voz con ideas que tengo en el teléfono movil.
Tengo la suerte de tenerlas a diario y me siento agradecido por ser el canal o mediante el cual esas ideas y composiciones abstractas nacen. Por otro lado, me acompañan en el día a día Bob Marley, Amy Winehouse, Marvin Gaye, Camarón de la Isla,Midnite, Burning Spear, Clinton Fearon, y tantos otros, pero tengo asumidísimo que hay diversas ligas y jamás jugaré en primera división, sin que ello sea frustrante para nada, a mí lo que me gusta es hacer canciones y la sensación de gratitud que siento al terminar cualquiera de ellas es impagable.

Hoy en dia España es uno de los principales destinos para los amantes del reggae , ya que
acoge una de las citas importantes del género, el festival Rototom Sunsplash … ¿Cómo te
sientes al respecto?

Pues las sensaciones son positivas en general. Estuvimos tocando en la edición de 2014, en el
escenario Showcase. La organización y el trato recibido fue correcto y el esperado de un festival de la altura de Rototom. A nivel artista nos sentimos a gusto. Como espectador, también disfruté de la programación y de la vybe que se respira en el recinto.
No obstante, aclaro que soy amante de festivales más pequeños, como el desaparecido Garance, a medida más humana y con un criterio en cuanto al line up mucho más concreto y afinado.

¿Se está desarrollando la escena Reggae ?

En cuanto a número de artistas y propuestas, claramente sí, la escena está en auge. En cuanto a calidad, creo que está sucediendo como con el boom del Hip Hop, refiriéndome a España. Es decir, contadas propuestas tienen algo propio que comunicar, y menos todavía de manera personal. Desde mi punto de vista, que siempre he sido prudente y respetuoso hacia el estilo, creo que hay mucha vanidad y cierta gente que confunde hacer por placer a tener obligación de mostrarlo a los demás y compartirlo.
Eso repercute negativamente a la escena, ya que resta seriedad y calidad, y confunde al público.
Personalmente no creo que todo valga, y no creo que la democratización de los medios tecnológicos juegue un papel bueno en estos casos. Es una situación compleja de todos modos. Dicho de otra manera, no escucho poesía salvo contadísimas ocasiones, solo veo repeticiones y refritos, y resumen el reggae a ganja, jah, y todo ese diccionario esteriotipado. El reggae es mucho más y da para mucho más.

Muy bien, la última pregunta . Habeis publicado dos álbumes de puro roots reggae Songs
‘Bout Love and Fight y Inside The Kete Heart , éste distribuido por Vpal Records. Sabemos que estáis preparando otro que será lanzado el próximo año. ¿ Qué nos puedes adelantar sobre este próximo proyecto ?

Pues sí, la intención es sacar un nuevo album el año próximo. Esta vez , espero que sea un album 100% de banda. Ahora comienza la aventura en los directos junto a The Island Defenders, backing band con la que espero de una vez por todas sea para siempre y veamos florecer juntos el proyecto.
A estas alturas tengo unos 6 temas nuevos bastante definidos y la intención es crear una trilogía, pero estoy definiéndolo conceptualmente todavía.

Gracias Rampalion, Big Up!

Big Up eventireggae.it

Commenta

commenti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi