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Intervista a Volker Shaner, il regista di Lee Scratch Perry’s Vision Of Paradise

Un viaggio tra Giamaica, Etiopia, Svizzera e Londra durato quindici anni di riprese al personaggio più eclettico della musica reggae. È quello che ha fatto Volker Shaner, registra tedesco produttore del recente Lee Scratch Perry’s Vision Of Paradise, uscito lo scorso anno e premiato all’East End Film Festival di Londra.

Un lungometraggio per scoprire da vicino l’emblematica personalità del Genio del Dub, attraverso i racconti di ospiti come Dennis Bovell, Martin Glover, The Orb ed Adrian Sherwood. Una guida su come cambiare il mondo attraverso la musica e l’arte, grazie anche ai disegni animati che accompagnano la pellicola, ispirati sia dall’arte della Chiesa Cristiana Ortodossa che dalla grafica di Yellow Submarine dei Beatles.

Abbiamo qui con noi Volker Shanerm, regista e produttore di Vision Of Paradise.

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Ciao Volker grazie per l’intervista e benvenuto su Er.

Ciao Danilo, grazie mille.

Com’è nata l’idea di creare un documentario su Perry?

Ho sempre voluto girare un lungometraggio con Lee Perry. Le sue canzoni hanno grandi peculiarità cinematografiche già presenti nell’idea di pellicola che avevo in testa. E quindi è stato realizzare un vecchio sogno.

Perchè hai scelto proprio Perry?

Non l’ho scelto, l’ho scoperto. E lui e la sua musica non mi hanno mai abbandonato. Più avanti (ndr Perry) mi disse che mi stava chiamando. E io ci credo, non sono l’unico ad essere stato richiamato (ndr da Lee).

Quanti giorni di riprese avete fatto?

Abbiamo girato un incalcolabile quantità di giorni in riprese che non può essere comparata a nessun’altra produzione. È stato repentino ed improvviso, proprio come devi approcciarti con Lee. Non puoi venire con un gruppo di persone e magari Perry non se la sente di fare nulla e tutti devono aspettare, il produttore impazzisce e devi obbligarlo a collaborare. Sarebbe un incubo. Così ho fatto quasi tutto da solo e aspettato per i giusti stati d’animo e per le giuste situazioni.

Quali posti hai visitato con lui?

Il video segue un percorso, inizia dalla Giamaica, prosegue a Londra e in Svizzera per seguire la sua vita ma fa anche un percorso all’incontrario, dalla Svizzera a Londra, in Etiopia e poi in Giamaica. Questi i posti dove siamo stati, ma anche tante volte a Berlino, Amsterdam, Bruxelles, Francia…

Qual è stato il momento più particolare che ricorderai per sempre?

Ce ne sono molti ovviamente. Degno di nota è sicuramente quando, con Lee, non ci vedemmo per un po’: ero un po’ fermo con il lavoro ed andai al suo concerto di Berlino, senza avvisarlo che sarei stato li. Poi durante un pezzo ha continuato a cantare: ”Volker, vieni da me, ho bisogno d’aiuto…”. Non credevo alle mie orecchie, ma poi un mio amico ha confermato ciò che ho sentito. Andai nel backstage a fine concerto e ci abbracciammo cordialmente: ”Hai sentito la mia canzone?”, mi ha chiesto ridendo..

Qual è stata la cosa più difficile da fare con Perry?

Fare le cose con Lee non è mai veramente difficile, è un onore essere con lui. Difficile è stato assemblare la pellicola, perché stai creando un immagine che possa essere durevole e non vuoi fallire. Credo abbiamo realmente raffigurato Lee per come è veramente.

Hai mai fatto vedere questo documentario a Lee? Qual è stata la prima cosa che ha detto?

Si certamente, abbiamo visto il film insieme diverse volte. Già nella fase di realizzazione, dopo ogni ripresa ho masterizzato un dvd per lui con tutto il materiale. E prima di finire, lui mi ha dato tanti input e consigli e ha doppiato ancora alcune scene. Dopo aver visto il documentario sul grande schermo assieme al pubblico all’East Film Festival a Londra l’anno scorso, Perry ha detto orgoglioso: ”Tutto ciò che c’è nel film è vero ed originale!

Big Up Volker e grazie ancora!

Grazie a Voi.

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A journey between Jamaica, Ethiopia, Switzerland and London lasted fifteen years to filming the more eclectic’s character in reggae music. Is what Volker Schaner did , German director and producer of the recent Lee Scratch Perry’s Vision Of Paradise, released last year and awarded at the East End Film Festival in London.

A feature film to discover up close the emblematic personality of the Genius of Dub, through the stories of special guests as Dennis Bovell, Martin Glover, The Orb and Adrian Sherwood.
A guide on how to change the world through music and art, thanks even to the animated drawings that accompany the film, inspired by the art of the Christian Orthodox Church and the Beatles’ Yellow Submarine graphics.

We have here with us Volker Shanerm, director and producer of Vision Of Paradise.

Hi Volker, thanks for the interview and welcome on Er.

Hi Danilo, many thanks.

How was born the idea to start a film about Lee Scratch Perry?

I wanted to do a movie with Lee Perry since I can think. His songs have a great cinematic quality already, I always have a movie in my head already hearing them. So it was a fulfilling of a very old dream.

Why you choose Perry?

I didn’t choose him, I discovered him. And he and his music never let me loose. Later he told me that he was calling for me. I believe in this, and I know I am not the only one he was calling for.

How many days of shooting did you do?

We did uncountable days of shooting as you cannot compare our production to any other. It was wild and unplanned like you have to be with Lee. It’s not that you can come with a team of a bunch of people and then maybe he does not want to do anything and everybody has to wait, the producer gets crazy and then you have to force him to collaborate. That’s a nightmare. So I mostly did everything alone and waited for good moods and situations.

Which place have you visited with him?

The movie does a circle, it starts at Jamaica, goes to London, and to Switzerland, that follows his live, but it does a circle back also, from Switzerland to London, then to Ethiopia and then we return to Jamaica. That’s the places we’ve been, but also lots of times in Berlin, Amsterdam, Bruxelles, France…

Which was the most particular moment you will always remember?

There are a lot of course. Most notable I guess was when we haven’t seen each other for a while and I was a bit away from the story, then in Berlin I went to his concert, without notifying him that I am there. Then one song he kept singing throughout: “Volker, come to me, I need help…” I didn’t believe what I was hearing, but then a friend confirmed that. I went backstage after the concert and we embraced each other cordially: “Did you hear my song?”, he asked laughing…

Which was the most difficult thing to do with Perry?

Doing things with Lee is never really difficult, it’s an honor and joy being with him. Difficult was to assemble the movie, because you know you’re creating an image that can last quite a bit and you don’t want to fail. I think we pretty much portrayed Lee as he actually is.

Have you ever make you see this film to Lee? What was the first thing he said?

Of course we’ve seen the movie together several times. Already in the making, after every shooting I cut a dvd for him with all the material. And before finishing, he gave a lot of input and advice and dubbed some scenes again. After seeing the film on a big screen with audience at the East Film Festival in London last year, he proudly said: “Everything in the movie is true and truly original!”

Big up Volker and thanks again!

Thanks to you.

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