Intervista a Ras Midas: vi racconto la mia storia iniziata agli Harry J Studio

Conosciuto per brani come Kude A Bamba, Good Old Days ma anche Zion Last Train e Blood In The Sky, Ras Midas è uno dei foundation artists saliti alla ribalta negli anni ’70. In occasione della ristampa di Rastaman In Exile, lo abbiamo intervistato.

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Ciao Ras Midas, che onore poter intervistarti! Benvenuto su eventireggae.it!
Ciao Danilo, grazie per avermi contattato.

Partiamo facendo un salto nel passato. Sei nato in Claredon Parish, Giamaica, nel 1958. A quel tempo nasceva lo ska e la Giamaica di li a poco sarebbe diventa indipendente dall’Inghilterra. Hai qualche ricordo di quegli anni o ricordi qualche racconto che ti hanno raccontato riguardante quel preciso periodo storico?
Ricordo soltanto ciò che le persone della mia comunità e quello che i miei nonni mi raccontarono. Tutti erano felici che una nuova nazione fosse nata. Le persone parlavano seriamente dell’indipendenza e del fare parte delle Nazioni Unite. Da bambino ascoltavo lo ska alla radio e, crescendo, dai sound systems che suonavano nelle dancehall.

Ti ricordi qualcosa riguardo il 21 Aprile del 1966, quando Sua Maestà Haile Selassie visitò la Giamaica? Eri presente?
No, non ero lì ma ho sentito che migliaia di giamaicani entusiasti andarono all’aeroporto per salutarlo. È stato un giorno storico in Giamaica, abbiamo avuto l’opportunità di riunirci alla madrepatria. Haile Selassie era molto rispettato in Giamaica e nei Caraibi come uomo di stato africano e come leader mondiale.

Quando ti sei avvicinato allo stile di vita Rastafari e chi ti ha insegnato a riguardo?
Sono nato in una famiglia Rastafariana e cresciuto con le ideologie di Marcus Garvey. Sono stato ben educato da mia nonna sul concetto e sulle credenze Rasta. Non ho dovuto avvicinarmi alla filosofia, io ci sono nato dentro.

Nel 1974 hai iniziato la tua carriera. Com’era la scena musicale del tempo?
Vivevo in Inghilterra, viaggiando avanti e indietro dalla Giamaica. Ho incontrato per la prima volta Harry Johnson nel 1972 quando avevo 14 anni. Gli piacque la mia voce, le melodie e le canzoni e mi disse di impratichirmi per tornare da lui dopo due anni. E così feci. Ho fatto un provino per Harry J, quando avevo 16 anni, cantando le mie canzoni e mi disse che ero pronto per registrare. Lui disse che avrebbe raccolto i migliori musicisti per le mie sessioni, ed è quello che effettivamente fece. A registrare a quel tempo, quando ero al Harry J Recording Studio c’erano Bob Marley and the Wailers, Shelia Hylton, Jimmy Cliff, Third World, Burning Spear, Bob Andy, Marcia Griffiths, The Heptones, Lorna Bennett, Zap Pow, ed i Harry J Allstars Band. Anche altri. I migliori cantanti e i musicisti storici.

Dove hai iniziato a cantare? Avevi un gruppo?
Avevo un gruppetto quando avevo dodici e quattordici anni; qualche amico, con cui suonavamo assieme e cantavamo, dopo scuola in Kingston. Ho iniziato la mia carriera come solista e ho sempre continuato così..

Nel 1974 uscirà il tuo primo album “Cover Me”, ma il primo vero successo verrà con Kude A Bamba, grande tune registrata in Inglese ed in Swahili per la Island. Brano che ha venduto mezzo milione di copie in tutto il mondo. Da dove è nata l’idea di creare una canzone cantando in Swahili?
Si, Kude a Bamba è stata la mia prima hit, registrata per Harry Johnson, con Sylvan Morris come ingegnere del suono. Lo stesso giorno che Harry e Sylvan stavano missando la canzone, è successo che Chris Blackwell venne in studio per prendere alcuni progetti di pezzi che Harry aveva fatto per lui.
Harry disse a Blackwell che stava producendo un giovane cantante con un brano che gli sarebbe piaciuto fargli sentire. Dopo che che Blackwell la sentì per un paio di volte, s’interesso per farla uscire per la Island.
Chris disse che la canzone suonava diversamente dalle altre ed coinvolgente; pensava che gli africani in Inghilterra l’avrebbero trovata interessante, provenendo da un artista giamaicano. Un mese dopo venne realizzata nel Regno Unito in Inglese e Blackwell suggerì ad Harry di farmi cantare la canzone in Swahili. Harry decise di provare- e così feci. Johnson si sentiva ottimista ed entusiasta; pensò che entrambi avessero in un mano una hit: ed ebbero ragione perché vendette oltre mezzo milione di copie in tutto il mondo.

Nel 1979 hai collaborato con Roy Reid, conosciuto come I Roy, per dei discomix di quella canzone. Che rapporti avevi con lui? Quand’è stata la prima volta che vi siete incontrati?
Harry J m’introdusse I Roy quando I Roy venne a registrare il suo pezzo sinjay per la versione estesa di Kude A Bamba. Dopodichè, instaurammo un ottimo rapporto. Roy era entusiasta delle mie basi; disse che le mie canzoni erano semplici, ma potenti. Reid estese anche i discomix di Trouble Town, Good Old Days e Rastaman Crusoe. Quelle canzoni sono alcune tra le più famose prodotte da Harry J e tra le più suonate nei club in Inghilterra e in Africa occidentale.

Nello stesso hanno hai pubblicato Rain And Fire e successivamente Rastaman In Exile, uscito per Disc AZ ma registrato tra gli studi di Harry J e Channel. Come mai la scelta di questo titolo?
Rain And Fire è stato registrato nello studio di Harry J nel 1976 ma Harry decise di pubblicarlo nel 1979 perchè diceva che il Kude a Bamba stava facendo bene, non voleva che l’album potesse distrarre dal brano.
Molte delle tracce di Rastaman In Exile sono state registrate allo studio di Harry. Le uniche due tracce registrate al Channel One sono Burning Revelation e Lean On Jah. Scrissi e composi Rastaman In Exile per i turbolenze politiche ed economiche e le questioni sociali dell’epoca. Sono 36 anni da che ho pubblicato quel disco.

Un album che hai recentemente ristampato con l’aggiunta di due versionioni estese. A questo progetto hanno partecipato grandi nomi, dall’inizio alla fine. Hanno suonato musicisti come Sly And Robbie, Eric “Bingi Bunny” Lamont, Gladdy Anderson e Winston Wright, giusto per citarne alcuni, ed è stato missato da la mano del grande Sylvan Morris. Come ci si sente ad ascoltare quell’album dopo oltre trent’anni?
Cosmicamente. Lascia che ti spieghi. Mi sento bene con me stesso per l’energia durante le sessioni di registrazione, la dedizione che i musicisti hanno messo, hanno suonato veramente con il loro cuore e le loro anime. E con queste combinazioni, dai musicisti ai cori, è stato magico quando eravamo tutti insieme per registrare le canzoni – ed è tutt’ora magico quando lo ascolto oggi.

Quanto sono durate le registrazioni? Puoi raccontarci qualche aneddoto?
A quel tempo Harry J Studio era lo studio più avanzato di tutta la Giamaica. Avevo il supporto di Harry e Sylvan, oltre a quello del mio manager dell’epoca, per fare l’album nel migliore dei modi- quindi sono durate tre mesi dall’inizio alla fine. Il missaggio ci ha messo di più perchè Morris voleva che facessimo del nostro meglio

Hai poi collaborato ancora con questi musicisti negli anni successivi?
Si, ho continuato a lavorare con molti dei musicisti e cantanti che hanno registrato Rastaman In Exile. La lista di crediti nel Cd inserisce un elenco di alcuni dei musicisti e cantanti con cui ho collaborato negli anni- molti di loro sono i migliori della Giamaica.  Ho a che fare con la qualità e non la quantità, quindi la mia musica continua a rimanere consistente, composizioni originali e solide: Stand Up Wise Up, Confirmation, Loving Vibration, Rain And Fire e Rastaman In Exile – tutti registrati con talentuosi professionisti.

Bene, ultima domanda. Venendo dall’epoca d’oro della musica giamaicana, come vedi che le cose si sono sviluppate?
Secondo me, non credo che la musica reggae abbia ancora raggiunto la sua “epoca d’oro”. Quello che vedo, dallo Ska al rocksteady negli anni ’60, dalla rivoluzione e l’evolutione del roots rock reggae negli anni ’70 ed ’80, la musica giamaicana ha ancora un lungo cammino da fare prima di raggiungere la golden age.
Ma la combinazione di musicisti e cantanti dagli anni ’60 ed ’80 è stata di gran lunga più avanzata, più avanzata di quello che artisti e musicisti offrono in questi tempi- Quindi ci sono molte cose che devono arrivare, per elevare la musica ad altezze superiori. Sono fortunato e privilegiato ad essere cresciuto in un epoca di grandi talenti musicali, ed aver avuto la possibilità di registrar con loro ed essere parte di questo periodo della storia Giamaicana. La mia musica è dedicata a tutti i miei fratelli e sorelle in tutto il mondo che combattono per i pari diritti e per la giustizia, fiducia in se e l’indipendenza. Spero che ognuno di voi possa unirsi, come me, nella One Love Revolution.

Grazie per l’intervista.
Grazie  Danilo e un saluto a tutti gli appassionati di musica reggae, in Italia e nel mondo. One love.

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Known for songs like Kude A Bamba, Good Old Days but also Zion Last Train and Blood In The Sky, Ras Midas is one of the foundation artists came to the fore in the ’70s. In the occasion of the reprinting of his celebrated Rastaman in Exile’s album, we have interviewed him talking about his musical career, releases and more.

Greetings Ras Midas, such a honor talking with you, welcome on eventireggae.it!
Greetings, Danilo, thank you for inviting me to EventiReggae.It.

Let’s start going back in time. You were born in Claredon Parish, Jamaica in 1958. At that time Ska was being born and Jamaica would have known the independence from England. Do you have any memories of those years or do you remember some stories they told you about that historical period?
I only remember stories that people in my community and my grandparents told me. Everyone was happy that a new nation has been born. People were taking independence seriously, and becoming part of the United Nations. As a child, I lived in the country; we heard Ska on the radio and, when I was older, from sound systems playing at dancehalls.

Do you even remember something about the 21st April of 1966, when King Selassie visited Jamaica? Have you been there?
No, I wasn’t there but I heard that thousands of enthusiastic Jamaicans went to the airport to greet him. It was a historical day in Jamaica, getting the opportunity to reunite with the Motherland. Haile Selassie was very respected in Jamaica and the Caribbean, as an African statesman and as a world leader.

When did you approached to Rastafari’s livity and who taught you about it?
I was born in a Rastafarian family, and grew up with the ideologies of Marcus Garvey. So I was well schooled by my grandmother on the concept and philosophy of Rastafari. I didn’t have to go searching for Rastafari; I was born into the Rastafari way of life.

In 1974 you’ve started your musical career. Where were living you at that time? (speak about the musical scene of the time, who were in vogue etc..)
I was living in the UK, traveling back and forth from the UK to Jamaica. I first met Harry Johnson in 1972 when I was 14. He liked my voice, melodies, and songs; he told me to practice and come back to see him in two years’ time. So I did. I auditioned for Harry J when I was 16, singing my original songs for him, and he told me that I was ready to be recorded. He said he would get the best musicians and singers for my recording sessions, and that’s what he precisely did. Also recording at that time, when I was there at Harry J Recording Studio, was Bob Marley and the Wailers, Shelia Hylton, Jimmy Cliff, Third World, Burning Spear, Bob Andy, Marcia Griffiths, The Heptones, Lorna Bennett, Zap Pow, and the Harry J Allstars Band. Others, too. The best singers of the day, and many of the foundation musicians.

Where you were singing at that time? Did you have a group?
I did have a little group between when I was 12 and 14; a few friends, we got together and sing, after school in Kingston. I started my career as a solo artist, and continue as a solo artist ever since.

In 1974 will be released your debut album Cover Me, but the first success came with Kude A Bamba, a big tune recorded in English and in Swahili and released for Island in the same time. A song that sold half million copies worldwide. Where the idea of creating a song singing in Swahili was born?
Yes, Kude A Bamba was my first hit single, recorded for producer Harry Johnson, with Sylvan Morris as the sound engineer. The same day that Harry and Sylvan were mixing the song, it happened that Chris Blackwell came to the studio to pick up some recording project that Harry did for him. Harry told Blackwell that he was producing a young new artist with a song he’d like Chris to hear. After Blackwell listened for two times, he got interested in releasing it on Island Records. Chris said the song sound different and really catchy, and he think that Africans in the UK would be interested in a song like this coming from a Jamaican artist. A month after it was released in the UK in English, Blackwell suggest to Harry that it would be good if I voice the song in Swahili. Harry decided to take a shot at it – so I did it. Harry J was feeling upbeat and enthusiastic; he thought he and Chris had a hit on their hands; they were right because it did sell over a half million copies worldwide.

In 1979 you collaborated with Roy Reid, known as I Roy for the disco mixes of that song. How was the relationship with him? When was the first time you’ve met him?
Harry J introduced I Roy to me when I Roy came to record his singjay version on the extended disco mix of Kude A Bamba. After that, we developed a good relationship. Roy was enthusiastic about my riddims; he said that my songs were simple, but powerful. Reid also do extended disco mixes on Trouble Town, Good Old Days, and Rastaman Crusoe. Those songs were some of Harry J’s most popular and successful 12” disco mixes in the clubs in the UK and West Africa.

In the same year you released Rain And Fire and subsequently Rastaman in Exile, released on Disc AZ international but recorded between Harry J Studio and Channel One Studio. Why did you chose that title?
Rain and Fire was recorded at Harry J’s, in 1976, but Harry hold the release until 1979 because he said that my single (Kude A Bamba) was doing so well, he didn’t want the album to distract from the single. Most of the tracks on Rastaman In Exile were recorded at Harry J Studio. The two tracks that were recorded at Channel One were Burning Revelation and Lean On Jah. I wrote and composed the album Rastaman In Exile because of the political and economic turmoil and worldwide social issues of the time. Which is still here today, 36 years after I first released the album.

An album you’ve recently reissued including two extended version. This project was a top notch names from the start to the end. Played by musicians like Sly & Robbie, Eric “Bingi Bunny” Lamont, Gladdy Anderson and Winston Wright just to name few, then it was mixed by the hand of the great Sylvan Morris. What do you feel listening that album after more than thirty years?
Cosmic magic. Let me explain. I feel special within myself because of the energy during the recording sessions, and knowing the dedication of the musicians, really playing from their hearts and souls. And with all these combinations, from the musicians and background singers, it was magic when we were together recording these songs – and it’s still magic when I hear it today.

How long did last the recording process? Can you tell us some anecdotes?
At that time, Harry J Studio was the most advanced recording studio in Jamaica. I have Harry J’s and Sylvan’s support, plus the backing of my manager at that time, to take the time to do this album the best we can – so it took about three months from start to finish. The mixing take the longest because Morris want to make everything perfect as he can.

Have you collaborated again with these musicians in the subsequent years?
Yes, I’ve continued to work with many of the musicians and the singers who recorded on Rastaman In Exile. The credit list in the CD insert lists some of the musicians and singers I’ve worked with other the years – many of the best reggae musicians and singers from Jamaica. I deal with quality not quantity, so that my music continues to remain consistent – solid original compositions. Stand Up Wise Up, Confirmation, Loving Vibration, Rain And Fire, and Rastaman In Exile – all recorded with talented and professional musicians and singers

Alright, last question. Coming from the golden era of Jamaican music, how do you see things are developed?
In my opinion, I don’t think reggae music has reached its golden age as of yet. What I have observed, from Ska to rock steady in the 60s, to the revolution and evolution of roots rock reggae in the 70s and 80s, Jamaican music still have a far way to go before it hit the golden age. But the combination of musicians and singers in the 1960s to the 1980s was far more advanced, more advanced than what the present artists and musicians are offering at this time. So there is a lot more to come, to uplift the music to a higher heights. I am fortunate and privileged that I grow up in the era with great singers and musicians, that I was able to record with them, and be a part of this era of Jamaican music.

My music is livicated to my brothers and sisters around the world who are struggling for equal rights and justice, self-reliance, and independence. I hope that everyone will join with me in the One Love Revolution.

Many thanks for the interview Ras Midas!
Thanks, Danilo, and greetings to all the fans of reggae music in Italy and around the world. One Love.

Qui di seguito vi proponiamo cover e tracklist dell’ultimo album

cover-rastaman-inexileTracklist Rastaman In Exile

1 Rastaman in Exile
2 Rat and Cat World Power
3 Trop Longtemps Dans Le Vent
4 Burning Revelation
5 Zion Last Train
6 Plague and Armageddon
7 Melchizedek
8 Lean on Jah
9 Too Long in the Wind 10 Let the People Go
11 Natty Dread Surprise

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