Oltre duemila persone uccise in dieci anni dalla polizia in Giamaica

I numeri presenti all’interno del report pubblicato da Amnesty International sono di quelli che fanno riflettere su quanto la Giamaica non sia solamente l’isola paradisiaca che in tanti ci fanno credere. Se da un lato le bellissime spiagge, lo splendido mare ed i tramonti mozzafiato sono le cartoline con cui viene descritto il paese caraibico, dall’altro ci sono proprio i numeri e le percentuali a mettere in luce come la Giamaica sia uno dei paesi più pericolosi del globo.

Non scopriamo di certo oggi che l’isola ha uno dei tassi di criminalità e violenza più alti al mondo ma quanto fa emergere l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, appunto Amnesty International, rivela che anche coloro che dovrebbero garantire il rispetto della legge e la difesa del cittadino, sono spesso dalla parte del “male”.

Il report pone la lente d’ingrandimento sulla polizia giamaicana: i numeri indicano che nel 2015 sono state uccise dalla polizia almeno due persone a settimana. Almeno duemila sono le vittime delle forze dell’ordine negli ultimi dieci anni. Amnesty International, inoltre, parla di tecniche illegali adottate dalla polizia per mettere pressione ai parenti delle vittime, attuate anche durante i funerali, al fine che queste possono desistere dall’intraprendere la strada per ottenere giustizia.

Seppur in diminuzione negli ultimi anni (101 vittime nel 2015 contro le 210 nel 2011 e le 258 del 2013), le vittime della polizia continuano ad essere presenti in Giamaica e secondo quanto riportato dall’organizzazione, ci sarebbero anche uccisioni dettate da ordine delle autorità statali o con la loro complicità. Già nel 2013 la Giamaica fece notizia per l’uccisione della bambina inglese Imani, rimasta vittima del fuoco della polizia.

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