A Trento la messa si fa a ritmo di reggae

L’idea è di un parroco del capoluogo trentino, don Lino Zatelli, che ha messo in programma per questa sera, sabato 22 febbraio, un accompagnamento reggae alla funzione che celebrerà nella chiesa di San Carlo Borromeo in Clarina. Ad esibirsi sarà un gruppo formatosi, in parte, per l’occasione e la cui voce maschile sarà quella di Franco Lacchin, con il quale abbiamo scambiato due chiacchiere.

Come mai l’idea di una messa reggae?
Nasce tutto da un’idea del gruppo giovani di San Carlo e dal loro parroco, don Lino. Si pensava a qualche genere musicale un po’ particolare ed ecco che è saltato fuori il reggae.

Pensi possa essere un buon modo per portare dei ragazzi giovani in chiesa?
Penso che la musica si possa adattare, se fatto con un po’ di intelligenza, a più messaggi. In questo caso, se si vuole è un modo di presentare un messaggio utilizzando mezzi che, ad un primo sguardo, potrebbero sembrare antitetici ma che in realtà offrono un modo per ragionare e meditare il tema di fondo.

Come si sposa, secondo te, il reggae con il rito liturgico?
Considera che abbiamo appositamente selezionato canti super classici nell’ambito liturgico giovanile e li abbiamo riarrangiati in chiave reggae. Sostanzialmente si è trattato di curare tempi, ritmi e pause nella linea melodica dei cantati. Sicuramente canzoni trite e ritrite hanno acquistato tutta un’altra verve. E questo era lo scopo principale: canzoni super note e rodate che possono, con un po’ di attenzione, mutare e “ringiovanire”.

Che brani eseguirete?
I brani della liturgia sono un po’ i più noti. Si va da “Resta qui con noi” a “Io vorrei saperti amare”, “Se cade una stella”… questo durante la liturgia. Poi la seconda parte muta leggermente. Il coro scende nell’assemblea e la stessa band accompagnerà i solisti per le 10 canzoni della parte “concerto”.

Il reggae è strettamente legato al rastafarianesimo, una fede religiosa basata sul cristianesimo ma lontana dal cattolicesimo. Pensi ci sia conflitto tra questo e il fatto di suonarlo in una chiesa cattolica?
Non credo ci possano essere conflitti. Il messaggio è e rimane sempre chiaro.

Quanto conosci il reggae? Ti piace, lo ascolti abitualmente? Se si, quali sono gli artisti che preferisci?
Ero completamente, o quasi, a digiuno. Questo è uno dei motivi di interesse che ha fornito lo stimolo in più che mi ha regalato il divertimento che da tempo non provavo nella mia “carriera” di cantante.

Siete un gruppo nato per l’occasione?
Si, in parte. I chitarristi suonano con me da anni nel gruppo “Iria”, con il quale stiamo proponendo da un paio di anni in giro per il trentino lo spettacolo musicale “In my time”. Fino a sei o sette anni fa, anche il bassista suonava con noi, mentre il batterista e pianista li abbiamo conosciuti per l’occasione.

Pensi che possa continuare la vostra esperienza di gruppo con il reggae?
Certamente ci siamo molto divertiti. Abbiamo fatto solo cinque prove per mettere insieme i dieci pezzi del concerto ma ci siamo veramente appassionati. Non escludo e spero che questa esperienza possa continuare

Non ci sarà solamente la vostra “animazione reggae” della messa, ma anche un concerto, giusto?
Esatto. Sarà legato al momento liturgico ma si distinguerà dallo stesso. Infatti nella seconda parte si passerà proprio a pezzi reggae originali. Essendo in lingua inglese verrà proiettato il testo tradotto in italiano. Sono infatti testi stupendi, del gruppo reggae che ci ha accompagnato in questa esperienza: sono dieci pezzi dell’album “Reggae Worship Revival” dei Christafari.

I protagonisti della Band che animerà la funzione religiosa e il successivo concerto “live” sono: Mauro Iseppi (batteria), Luca Raffaelli (basso), Piero Giacomozzi (piano), Matteo Conci (tastiere), Andrea Conci (chitarre), Franco Lacchin (voce), Aura Zanghellini (voce), Sara Bertò (cori) e Francesco Lanzingher (chitarra elettrica).

Foto tratta da lavocedeltrentino.it

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