Dancing Boy: la recensione del nuovo album dei Pellicans

E’ uscito lo scorso 25 marzo il nuovo album dei Pellicans, band reggae del pinerolese. Il titolo di questo secondo disco è “Dancing Boy” edito dall’etichetta indipendente italiana Lady Lovely fondata da Ru Catania, ex chitarrista degli Africa Unite. E proprio nei giorni scorsi, nell’ultima tappa del Babilonia e Poesia tour 2013 degli Africa Unite a Bruxelles, sono stati i Pellicans ad aprire il concerto.

Chi dice che il reggae europeo è solo una ispirazione al reggae giamaicano, si dovrà ricredere con “Dancing Boy” che lontano dal reggae giamaicano contemporaneo e sopratutto da quelle tematiche che troppo spesso circondano il reggae dell’isola, si ispira invece a quello Uk degli anni settanta-ottanta, risultando quindi un disco contaminato da più generi: soul, dub, rnb, indie, dance si mescolano con grande risultato. I temi affrontanti sono l’amore in chiave gay e bisex e che quindi è in forte contrapposizione, come scritto precedentemente, a tematiche omofobiche sulle quali invece alcuni “grandi” artisti giamaicani ci hanno costruito una carriera.

“Dancing Boy” arriva a due anni di distanza dal primo album “Lunapark Underground” e si propone come una sorta di continuazione del primo lavoro, anche se c’è un miglioramento sostanziale nelle sonorità. Undici nuove tracce, tutte inedite: la traccia di apertura è poi la title-track  dell’album ovvero “Dancing Boy” che fin dalle prime parole chiarisce quali appunto saranno le tematiche dell’album. Un brano che parla di vecchi ricordi di giovani uomini innamorati. Si rimane subito colpiti già con la traccia seguente “Vampire” che a mio avviso è una delle migliori: il ritmo si fa più incalzante e con l’arrivo del ritornello si ha un qualcosa di epico. “You feed on the love
of those around you, You suck on the blood, of those who love you” sono le parole pronunciate, ma è proprio la sonorità e la voce che fa da padrona che ci fanno davvero immaginare nella nostra mente che questo brano potrebbe essere una colonna sonora di un qualche film. Con “He Cannot Handle It” si torna ad un ritmo più lento, tipico da “dondolio” reggae mentre con la traccia numero quattro “But He Can Dub It” che è poi il continuo della traccia precedente, si hanno le prime sonorità dub del disco. Come detto le due tracce sarebbero in fondo solo una che potrebbe chiamarsi “He Cannot Handle It, But He Can Dub It”, ma vengono spezzate anche nel testo per dividere le sonorità più reggae da quelle più dub della seconda parte. Risulta interessante questa scelta di dividere e farne due brani. Si arriva quindi a “A Last Gaze Of My Dad“, uno dei brani più lunghi del disco ma al tempo stesso con il testo più corto. Se di “Vampire” ho scritto che forse era tra le migliore tracce, sicuramente “A Word Up There” è la mia preferita. Un singolo che era uscito a novembre dello scorso anno e che anticipava l’album. Un brano che regala relax e spensieratezza e che in qualche modo grazie a questo bel sound ci fa sognare ad occhi aperti, cullati dal ritmo e trasportati lontani dalla realtà quotidiana. Il fischiettio finale è il giusto riassunto di quanto questo brano ci trasmette. Meno spensierata nei contenuti è la traccia successiva “Short Circuit” che parla  dei mille pensieri che affliggono la mente: dai fallimenti, alle cose importanti che hanno senso nella vita, per finire con un pensiero sulla morte. Il tutto termina con un senso positivo, con dei buoni propositi: “I wanna focus on what makes sense to me. I wanna tour the world once again, And find out that the earth is still there” ovvero concentrarsi solo sulle cose che hanno un senso per noi, la voglia di girare il mondo, di viaggiare ancora una volta e scoprire che la terra è ancora li. Il tutto viene ribadito in “Short Dub” che è la dub version del brano precedente. Passando per “Turmoil” arriviamo a “It’s Raining” altro brano molto profondo che parla di un amore che porta all’esaurimento. L’ultima traccia, quella di chiusura del disco, è “Move On“: un vero e proprio ritorno al passato e anche questa, cosi come “A Word Up There” già uscita con un paio di mesi di anticipo rispetto al lancio del disco.  

Dancing Boy Cover

Tracklist Dancing Boy

1.  Dancing Boy
2.  Vampire
3.  He Cannot Handle It
4.  But He Can Dub It
5.  A Last Gaze Of My Dad
6.  A Word Up There
7.  Short Circuit
8.  Short Dub
9.  Turmoil
10. It’s Raining
11. Move On

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