Intervista a Anaia Records: chi ha ucciso il vinile adesso lo rivuole in vita

Abbiamo intervistato la crew di Anaia Records, piccola label francese che ha recentemente pubblicato il singolo Give Thanks con Earl Sixteen: ci hanno raccontato dei loro progetti in cantiere e della collaborazione con l’artista giamaicano.

Ciao e Benvenuto su eventireggae.it
Ciao e grazie per avermi invitato.

Parliamo di Anaia Records: quando nasce e con che obiettivi?
Siamo due fratelli e la musica fa parte della nostra famiglia da molti anni; adesso siamo separati, mio fratello vive a Parigi e io sono sistemato a Lione per il momento ma l’avventura Anaia Records ci permette di rimanere uniti. Volevamo semplicemente continuare a fare musica insieme e sviluppare qualcosa di concreto. Adesso, con le nuove tecnologie, possiamo comunque lavorare anche se siamo a distanza l’uno dal l’altro, anche con artisti stranieri. Internet è una buona cosa per questo!

Sono tre le produzione che avete realizzato da che la label è stata fondata: Faith/Jah Kingdom..
Joe Pilgrim viveva a Lione e dopo esserci incontrati, siamo diventati amici. Ci siamo organizzati per tempo con l’obiettivo di fare queste due tracce: era la prima per noi, ma è stato molto interessante attraversare tutte le fasi di ciò che riguarda la produzione musicale: comporre la musica, mixarla, il mastering, il design, la comunicazione. Abbiamo fatto davvero tutto a parte il pressing e abbiamo avuto degli ottimi feedback dal pubblico e dai negozi, quindi questo ci ha motivato per andare avanti.

Sister simiah – Gates Of Zion.
Contattai Sister Simiah, una persona molto semplice, non voleva fare una canzone solo per avere soldi, ma voleva fare qualcosa di conscious. Quindi per la version mi affidai a Jah Free: sono sempre stato fan un suo fan fin dall’inizio. Il suo disco Unity è per me uno dei più belli del genere Dub. Tutte le traccie sono ottime. Quindi, tornando al discorso del pezzo con Sistah Simiah, ci siamo messi d’accordi su questo riddim, composto da noi, e abbiamo avuto la fortuna che Jah Free accettasse di missare la versione Dub!
Anche lui è un personaggio molto simpatico, abbiamo molto rispetto per lui; ci ha anche fatto un’altra versione Dub più “Ruff”, che usiamo solo in serata.

E l’ultima è stata con Earl Sixteen – Give thanks: questa è il primo cantante giamaicano che appare nel Vostro catalogo. In che circostanze è nata questa canzone?
Si, è il primo cantante giamaicano con cui collaboriamo: è veramente un cantante che ci piace, da molto tempo. L’avevo già incontrato quando mi spostai per un po’ di tempo in UK. Ancora una volta, una persona semplice, umile, che rispetta il lavoro che abbiamo fatto: la connessione si è creata con molta semplicità.

Su questo riddim, a differenza degli altri, tutti gli strumenti sono veri, registrati con persone e non attraverso l’utilizzo del computer! La differenza delle vibes è notevole ed è così che continueremo a fare le nostre produzioni, perché è proprio il tipo di musica che ci piace! Roots reggae music !

Ringraziamo tutti musicisti che hanno partecipato alla realizzazione di questo riddim : Freddy Poncin da Amsterdam alla batteria, Régis da Lione alle percussioni, Vincent Fraysse che ci ha fatto questa meravigliosa traccia al clarinetto che abbiamo usato anche per la B Side e Mario Lafontaine al piano.

La Francia è una delle maggiori produttrici di reggae al mondo, qual è il successo di ciò?
Non sono sicuro la Francia concepisca il più grande numero di produzione reggae, ci sono tantissime produzioni di qualità che vengono dall’Inghilterra, dalla Spagna, dall’ Italia, dall’Olanda, dalla Svizzera… Il reggae adesso è una musica molto popolare, universale e ben radicata in Europa.

L’industria del vinile oggigiorno è diventata un settore di lusso con prezzi davvero elevati: cosa ne pensi di questa situazione?
Domanda difficile, perché ci sono parecchi punti di vista. Il vinile diventa sempre più caro, perché? La nostra industria reggae non ha mai abbandonato questo formato, mentre le altre si. Parecchi anni fa era un mercato di nicchia e i produttori Reggae avevano ancora dei prezzi “normali”. Adesso, tutti vogliono fare musica in vinile.

I grandi gruppi e artisti mandano in produzione migliaia e migliaia di copie, noi ne ordiniamo circa 500, 1000 al massimo. Quindi aspettiamo anche di più per ricevere il prodotto finale. Quelli che hanno “ucciso” il mercato del vinile con Cd ed Mp3 ora vuole tornare al vinile, cercando di prendersi il tutto per tutto. Visto la nostra esigua produttività (1 vinile per anno al massimo) che abbiamo non possiamo considerarlo come un business. Con le nostre produzioni, arriviamo a pagare gli artisti e non a guadagnarci dei soldi, è solo per passione.

Reggae e vinile: un connubio che lega l’uno alla sopravvivenza dell’altro?
Si, penso che ci saranno sempre delle persone appassionate a questo magico supporto!

Quali sono i sound system più importanti della vostra zona che contribuiscono alla diffusione della cultura?
Nonostante il nome della nostra etichetta Anaia, che vuol dire fratello in lingua basca, possa trarre in inganno, noi non siamo baschi, ma per rispondere alla domanda, potrei dire gli Equal Brothers da Biarritz, ottimo sound.

Bene, c’è qualche progetto in lavorazione?
Si, sicuramente un’altra produzione con Joe Pilgrim e altri artisti.

Big Up!
Grazie per l’intervista!

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