Intervista a Jacques della Tokyo Connextion: è difficile campare di reggae

Possessore di ben tre etichette quali la Timeless Records, Kingston Connexxion e la Tokyo Connexion, Jacques vanta un’esperienza ultradecennale nel settore della musica reggae, dove ha prodotto e riprodotto pezzi di artisti come Prince Hammer, Rod Taylor, Mikey General e altri.

Una forte passione che lo ha portato a stringere un forte legame con la Riddim Conference, band di Tokyo con la quale produce i pezzi della terza label, tra cui l’ultimo brano di Hammer, Kingdom Come. Lo abbiamo intervistato per parlare di novità, cambiamenti e progetti in cantiere.

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Ciao Jacque. Quando nasce la passione per la musica reggae?
Negli anni ’90 la vera passione iniziò con Prince Far I, prima però già ascoltavo I Black Uhuru, Johnny Clarke, Gladiators, ma l’amore per la Musica di Prince Far I mi ha fatto andare avanti per cercare di più. Scoprendo artisti come i Creation Rebel, Bim Sherman, e tutte le persone in qualche modo legate a lui come Adrian Sherwood, Prince Hammer, ecc. Gli artisti del momento all’epoca erano i più conosciuti, Bob, Peter Tosh, Black Uhuru e tutto quello che avrebbe realizzato la Virgin a quei tempi.

Quand’è che ti è venuta in mente l’idea di aprire l’etichetta?
Sul finire degli anni novanta avevo già l’idea di ristampare la musica degli anni settanta, ne parlaiocon un amico ma subito dopo un amico mi diede un K7 con un po’ di musica di Calvin Cameron e decisi immediatamente di lavorarci su. Dopo aver realizzato un po’ di pezzi andai in Giamaica per incontrarlo e abbiamo lavorato molto insieme

Come si sviluppava la scena a quel tempo in Francia?
A quel tempo il 99% dei pezzi erano dancehall, le dances iniziavano ogni tanto con qualche pezzo di Studio One o di Bob Marley per passare brutalmente all’hardcore boggle. Solo un paio di veterani suonavano qualche pezzo uk digiroots, ispirati all’ora da persone come Jah Shaka.

Come la vedi oggi vestendo i panni del produttore?
 Ci sarebbe molto da dire, come produttore sono molto felice quando sound systems e radio spingono le mie canoni. Oggi parlare di evoluzione della scena in Francia significherebbe stare ore a spiegare cosa vedo e sento. Per farla breve, ogni anno vedo un’esplosione di nuovi sound system, anche se alcuni suonano pezzi dubstep o electroreggae, c’è sempre una parte di messaggio.

Credi sia difficile produrre e lavorare nel settore del reggae?
È difficile se vuoi campare solo di quello, specialmente in Francia dove le piccole compagnie sono molto tassate, ma la maggior parte delle persone non lo fa per i soldi. Quello che lo fa diventare un mercato di nicchia è la stampa di poche copie, 300 o 500, per cui le etichette non hanno copie di magazzino e vendono velocemente. Anche se il reggae ha vinto molte battaglie è ora una musica di intrattenimento per i giovani.

Se ci fossero più sound system, ci fossero più persone che amano il reggae, ci sarebbero più dischi da vendere. C’è ancora molto su cui dobbiamo lavorare. Ma sono sicuro che quel giorno verrà e il reggae non sarà più una musica underground perché oggi è stabilitasi nella società europea con meno stereotipi di una volta.

Cosa ne pensi delle nuove tecnologie digitali? Credi abbiano apportato miglioramenti nel modo di fare musica?
Il digitale rende le cose più semplici, veloci. Migliora le cose se sei di fretta e vuoi ottenere un suono digitale. Sicuramente c’è un miglioramento ma poi se passi all’analogo, per esempio mettendo il pezzo su vinile, puoi imbatterti in frequenze distorte negli acuti, terribili sibili, perché molti produttori comprimono sempre troppo i loro file che sono stati creati da samples a loro volta compressi, questo può andar bene con il cd ma non con il vinile che è molto più analogico.

Mentre producevo da solo come ho fatto per Babylon di Prince Hammer sulla Adamas o Kingdom Come per la Tokyo Connexion sapevo che avrei avuto un pò di problemi di questo tipo. Trasferisco musica su vinile e acetati da almeno 10 anni. In ogni caso mi vanno bene tutti i formati, ogni formato, cassette, acetati, vinili, cd. Non li comparo l’uno con l’altro, li prendo e li uso per un motivo o l’altro.

È cambiato il modo di fare reggae?
Non credo che la tecnologia sia responsabile di ciò. Puoi avere un dub vecchia scuola con un software e un mixtable. Sono mode quelle di cambiare il messaggio, alle persone piace rinnovarsi, pensare di andare avanti, credere di essere frutto della modernità, avere una nuova mentalità, nuovi testi. Guarda, ci sono alcuni bei pezzi digital roots anche se l’era digitale è più collegata a testi superficiali con riferimenti sessuali e di violenza. Non sono le macchine responsabili di ciò, no – è la mentalità umana, la società. Adesso la maggior parte delle etichette sono digital ma sono tornate ad un messaggio positivo.

Qual è stata la tua prima pubblicazione?
Ho pubblicato un po’ di musica alla fine degli anni 90 inizio 2000 che però non era per le mie labels ma per: Jahmikmuzik, Uhuru, Big Sax, House On , Star of the east. Ma la mia prima release per la mia label Kingston Connection è Nowhere di Ras Danhi, con due killer tunes sul lato b, tutte suonate e prodotte da David Madden e Zap Pow. Quando ascoltai questi pezzi, sentivo di stare pubblicando la musica che più mi piaceva. Quell’early stepper tune che venne suonata nel 1976 e che rimase inedita su vinile. Ottima qualità e “repatriation lyrics”. L’ascolto ancora con una certa regolarità.

Tokyo Connextion è un’etichetta “specializzata in Dub dal Giappone”: quanto è forte il collegamento Reggae – Giappone per te?
Molto forte. Andai in Giappone nel 2008 per la prima volta, è in quell period che conobbi la Riddim Conference, i dubmaker per la Tokyo Connexion. Tokyo è cambiata d’allora, adesso ci sono pochi negozi ancora aperti, forse 5, ma nel 2008 erano circa 15, se consideri che alcuni di quelli vendevano anche altri tipi di musica black.

Penso che la loro conoscenza fosse più forte rispetto a quella in Europa (ad eccezione dell’Inghilterra) per quanto riguarda le rare stampe giamaicane, non ho mai visto così tanti grandi selectors con così tanti bei dischi in tutta la mia vita. Il paradosso è anche che a Tokyo puoi andare ad una serata soundsystem ogni giorno di ogni settimana, ma troveresti poche persone, forse perché di eventi del genere ce ne sono troppi.

Avete progetti per il futuro?
Certo che si, sto lavorando con Johnny Clarke, Prince Hammer, ho anche un bellissimo pezzo di Robert Lee che sta per uscire, tutto è quasi pronto per andare in stampa. Sono tornato anche a suonare su soundsystem dopo una pausa di diversi anni. Avrò Prince Hammer al mio fianco come Mc.

Ultime domande. Cosa ne pensi del Reggae Revival?
Credo che ogni sforzo sia benvenuto e debba essere considerate positivo. Ma non credo che il reggae possa o debba morire, è un’istituzione, come il jazz, soul o rock, alcune persone la amano, vengono ispirate da essa.

Riguardo il revival del vinile, stanno tornando ad essere venduti molto più che la musica digitale. E’ un fattore importante per la musica Reggae?
Il revival del vinile è avvenuto per la moltitudine di piccolo label che non hanno mai abbandonato il vinile, anche negli anni peggiori e adesso le persone che lo hanno abbandonato, majors, grandi compagnie, lo riprendono in considerazione perché la verità è stata rivelata e il vinile è un grande formato musicale, che ha come grosso potenziale i giovani e anche i nostalgici che hanno dimenticato il vinile dai primi anni ’90, quando collassò totalmente e non si comprava più in nessun negozio.

Il vinile è importante per il reggae perché il vinile è importante per i soundsystems.
I soundystem amano il vinile e fanno un ottimo lavoro per mantenere il reggae così popolare. Quindi si.

Grazie per essere stati con noi!
Grazie per il vostro lavoro e tempo nella musica che amiamo, Respect.

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Possessor of three labels such as Timeless Records, Kingston Connexxion and Tokyo Connexion, Jacques has an ultradecental experience in the field of reggae music, where he produced and reproduced pieces of artists such as Prince Hammer, Rod Taylor, Mikey General and others.

A strong passion that led to a close relationship with the Riddim Conference, Tokyo band with which he produced the pieces of the third label, including the latest Kingdom Come of the Mighty Prince Hammer. We interviewed him to talk about novelties, changes and projects under construction.

Hey Jacque, when the passion for reggae music was born?
Early 90’s the real passion began with Prince far I, before that I was listening to Black Uhuru, Johnny Clarke, Gladiators but the love of Prince Far I music made me move forward looking for more. Discovering artists like Creation Rebel, Bim Sherman, all people linked to him such as Adrian Sherwood, Prince Hammer, etc. The artists in vogue were the biggest, Bob, Peter Tosh, Black Uhuru, and all that Virgin would release at these times.

When was the first time the idea of creating a label came in your mind?
Late nineteens I had already the idea of repressing seventies music, talked of it with a friend but soon after another friend of mine gave me a k7 with some Calvin Cameron music on it and I immediately decided to invest in it. After releasing a couple of tunes I went to Jamaica to meet him and we’ve been working a lot together.

How was the musical scene at that time in France?
At this time it was 99% dancehall, dances would sometimes start with a studio one or a Bob Marley and brutally jump to hardcore boggle. A couple of pioneer though were playing some 90’s uk digiroots, inspired at the time by people like Jah Shaka.

How do you see it today wearing the clothes as producer?
There’s a lot to say, as a producer I love when sound systems and radios play my tunes. Now to talk of the evolution of the scene in France it would take hours to explain what I could notice and feel. To make it short, every year saw an explosion of new soundsystems, even though some play dubstep or much electronic reggae there’s always a part of the message.

Do you think is hard produce and work in the reggae market? What do you think What do you think has drove it to become such a cliché market (always distant from the mainstream sounds)?
It is hard if you want to make a living 100% of it specially in France where small companies are over taxed, but most people don’t do it for money. What made it a niche market is a lot of small pressings 300, 500, so labels don’t stock and sell fast. Even if reggae has won many battles and is now the music the young generation want to party with. If there is more soundsystems, there is more people who love reggae, then more records sell. We still have to work on it. But I’m sure the day will come when reggae will not be an underground market anymore because it is now established in European society with less stereotypes than before.

What do you think about all these new digital technologies? Do you think they have improved the way to do music?
Digital makes it simpler, faster. It improves if you want to go fast and get digital sound. Of course it’s an improvement but then if you want to turn it analog, like putting it on vinyl specially, you can sometimes get some crazy frequencies in the trebles, terrible sibilances, because some producers always over compress their files which are also made from samples over compressed already , it can cope with cd but not with vinyl which is more mechanical.

Making lacquers myself like I did for Prince Hammer –Babylon on Adamas label or Kingdom Come on Tokyo Connexion I know a bit about this problem. I transfer music on vinyl and acetates for almost 10 years now. By the way I love both formats, every formats actually, tapes, acetates, vinyls, cds… I don’t compare them, I just take them like they are and use them for such or such purpose.

Have them changed the way “to do” Reggae?
I don’t think the technology is responsible for that. You can dub old school with a software and a mixtable. It’s fashions who change the message, people love to upgrade, to think they move forward, to believe they are modern or hype, coming with a new mentality, new lyrics. Just look, there is some good digital roots even though the era of digital is more linked to superficial lyrics inplying sex, violence. It’s not the machines who are responsible for this, no – it’s the humans mentality, society. Now most labels are digitals but they have come back to a positive message.

Which one was your first release?
I have released some music in the late 90’s early 2000 which wasn’t on my own labels for labels like: Jahmikmuzik, Uhuru, Big Sax, House One, Star of the east. But the first release on my own label Kingston Connexion is Ras Danhi – Nowhere, with 2 killer tunes on b side, all backed and produced by David Madden and Zap Pow. When I heard these tunes, I felt I was releasing the music I love the most. That early stepper tune was played in 1976 and never released before on vinyl. It’s top level music and repatriation lyrics. I still listen to that tunes regularly.

Tokyo Connextion is a label “specialized in Dub from Japan”, how strong is the link between Reggae an Japan to you?
Very Strong. I went to Japan in 2008 for the first time, that’s when I met Riddim Conference, the dubmaker for Tokyo Connexion. Tokyo has changed since then, now its few shops who are still open, maybe 5, but in 2008 they were about 15, maybe more if you consider some shops who also were selling black music in general. I felt their knowledge was stronger in rare jamaican press than in Europe (except Uk), I’ve never seen so many big selectors with such great records in my life. The paradox also is that in Tokyo you could go to a soundsystem every day of every weeks, but few people would attend to it, maybe because there are too many.

Have you any plans for the future?
Of course I do, I’m working with Johnny Clarke, Prince Hammer, I also have a wonderful Robert Lee song on the go, all are almost ready to go to the pressing plant . I’m also back playing on soundsystem after a break of several years. Will have Prince Hammer my side as a mc.

Alright, last questions. What do you think about Reggae Revival? Does Reggae really need a revival to survive?
I think any effort is welcome and should be considered positively. But I don’t think reggae can or will die, it’s an institution, like jazz, soul or rock, some people will always love it, get inspired with it.

What about the revival of the vinyl, they are selling more than digital music.. Is vinyl important for Reggae Music?
The revival of vinyl could happen because a lot of small labels never gave up the vinyl , even in the worst years and now people who deserted it , majors , big companies want to come back to it because they see the truth has been revealed , and that vinyl is a great format of music, which is getting a potential good seller with the young and also the nostalgics who forgot vinyl since early 90’s when it collapsed totally and could not be bought in an average shop . Vinyl is important for reggae because vinyl is important to the soundsystems. Soundsystems love vinyl, most of them, and they do a pretty good job to make reggae get more popular. So yes.

Thanks for being with us. Big up!
Thanks for your works and time involved in the music we love, Respects.

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