Intervista a Vitowar: dalle prime serate a trent’anni di radio nel segno del reggae

Abbiamo avuto la possibilità e la fortuna di intervistare uno dei pioniere della scena reggae italiana: lo storico e grandissimo selecta Vitowar. Nato a Milano il 19 settembre del 1962, nome ufficiale Vitaliano Fiorentino, è ormai da più di trent’anni al centro del movimento della musica in levare nel nostro paese: DJ, conduttore radiofonico, organizzatore di eventi e molto altro.

Se dici Vitowar intendi Reggae. Se dici Reggae intendi Vitowar.

Andiamo a scoprire insieme il personaggio e l’uomo che sta dietro a questo grande nome.

Ciao Vito! Innanzitutto grazie del tempo che ci stai dedicando.
Grazie a voi! Trovo sempre molto strano che a qualcuno possa interessare la mia malattia per la Reggae Music.

Sappiamo che anche tu, come tanti di noi amanti della musica Reggae, hai iniziato ad interessarti ed appassionarti di questo genere musicale sentendo parlare di Bob Marley e ascoltando le sue canzoni. A differenza di tanti di noi, soprattutto dei più giovani come me, tu hai però avuto la possibilità di partecipare allo storico concerto del gruppo Bob Marley & The Wailers, tenutosi il 27 giugno del 1980 allo stadio San Siro, di fronte a 100.000 persone. Ci racconti la tua esperienza e quello che ancora oggi ti porti dietro?
Devo dire che mi viene quasi facile parlare di quella mitica giornata perché periodicamente mi viene richiesto di ricordarla. Sicuramente è complice la fotografia dove sono stato immortalato praticamente in primo piano con le braccia alzate nello stadio il giorno del concerto.

Una giornata magica anche perché oltre ad arrivare in città il mio artista preferito del momento, è fondamentale ricordare che erano moltissimi anni che, per ordine pubblico, le star musicali non passavano più nel nostro paese e quindi l’arrivo della super star, del così detto Terzo Mondo, fu un evento atteso ed apprezzato da chiunque amasse la musica in generale.

Del resto come ben saprete, a distanza di oltre 35 anni, ancora se ne parla e lo si ricorda come un vero e assoluto evento storico.

Dopo essere stato colpito da quell’esperienza, nel 1986 hai iniziato ad entrare nel mondo del Reggae in Italia, collaborando inizialmente con il famoso centro sociale Leoncavallo di Milano.
È vero però, più che collaborare, era la voglia di capire se era possibile proporre un suono molto differente da quello che veniva selezionato nelle discoteche del tempo. Il Leoncavallo è sicuramente stato una valida alternativa dove proporsi e cercare di capire se era possibile organizzare i primi concerti in città di Reggae Music.

Dopo svariate assemblee ci fu data la possibilità ed è oramai storia che le prime reggae band che si formarono in Italia vennero a suonare a Milano grazie anche al mio interessamento. In primis Africa Unite da Pinerolo, Different Style da Bari, Sud Sound System da Lecce, Puff Bong da Venezia e naturalmente gli Irie di Milano. Mentre ti scrivo queste cose mi viene ancora la pelle di cappone a ripensare a quei momenti.

Poi da parte mia la frequentazione continua del centro sociale ha fatto sì che nascesse anche una piccola area all’interno, dove ogni fine settimana ci si ritrovava per ascoltare e vedere i primi video con VHS e televisore di casa e ballare la tanto amata Reggae Music. A dover di cronaca l’area si chiamava Flash It e con grande piacere viene citata in un numero storico del fumetto Alan Ford che raccontava nella storia lo sgombero di un centro sociale e il protagonista appunto Alan si barricava all’interno di una sala sotterranea dove si ascoltava musica per difendere lo spazio occupato.

In seguito, nel 1988, sei stato contattato da Radio Popolare per sostituire (in tanti non ci crederanno) La Gialappa’s Band che lasciava la radio e la relativa trasmissione notturna.
A distanza di trent’anni sei ancora presente e puntuale con il tuo programma Reggae Radio Station. Cosa ha rappresentato all’epoca e cosa rappresenta per te ora Radio Popolare?
Il contatto con la radio è arrivato grazie a Paolo Minella, già conduttore musicale di Radio Popolare Milano, ed è tutta farina del suo sacco. Fu lui che appunto quando si liberò lo spazio nel palinsesto della radio mi contattò e conoscendo quello che combinavo in città mi chiese se volevo affiancarlo nella realizzazione di un programma interamente dedicato alla musica Reggae. Naturalmente come ben sai non mi sono fatto pregare due volte e dai primi mesi del 1988 ad ora sono ancora in onda tutte le domeniche notti, prima in coppia con Paolo e poi dopo un po’ di anni da solo al timone. Questa è la storia di quello che è successo.

Per me Radio Popolare Milano rappresenta l’unica vera emittente libera che sicuramente ha nell’informazione indipendente la sua principale missione, ma ha dato spazio a musiche alternative di tutti i generi, soprattutto grazie anche a molti collaboratori che, senza percepire nessun compenso economico, andavano in onda. Molti lo fanno ancora esclusivamente per il piacere di vivere e condividere la musica che si ama.

Alborosie, quando cantava in Italia con il nome di Stena per il gruppo Reggae National Tickets, ha dedicato a te e al tuo programma radiofonico la canzone Reggae Radio Station.
Mi piace credere che sia così ma non è fondamentale che lo sia. Preferisco e sono quasi sicuro che è andata così: Albo si è ispirato al programma certamente, che lui mi diceva ai tempi ascoltava, e che la canzone sia un omaggio a tutti coloro che si danno da fare nel mondo delle radio per diffondere le buone reggae vibes. Quindi mi sento di condividerla con tutti coloro che conducono un programma di musica reggae alla radio, sia in Fm e di questi tempi anche che nella rete internet.

Voi due siete due esempi di persone che, con tenacia e convinzione, ce l’hanno fatta. Cosa significa per te sapere che sei stato fonte di ispirazione di un artista immenso come Albo?
Non esagerare, diciamo che buon per lui Alborosie viaggia su un altro pianeta rispetto a me, del resto per quanto mi riguarda è tutto strameritato. Alborosie il successo che ha oggi, se lo è guadagnato sul campo e va tutto il nostro rispetto e per quanto mi riguarda gli auguro ogni bene.

Che tipo di rapporto avete adesso? Vi vedete o sentite spesso?
Niente di eclatante, capita di sentirci e scambiare qualche opinione soprattutto in concomitanza di sue uscite discografiche. Posso dire che con molta gioia a fine agosto 2017 in occasione del Summer Festival, la festa Reggae organizzata da me in collaborazione con il Circolo Magnolia di Milano, che quest’anno arriva alla sua decima edizione, la star protagonista dei concerti sarà proprio Alborosie. Quindi a tutti i lettori di eventireggae.it: vi aspetto nel parco dell’Idroscalo di Milano a fine agosto.

Parlando della scena Reggae in Italia: nel corso della tua carriera che tipo di cambiamenti (positivi e/o negativi) hai notato in termini di interesse/partecipazione della gente, qualità e coinvolgimento delle band e di difficoltà o meno nell’organizzare eventi qui da noi?
Parliamo solo di cambiamenti in positivo, con il passare degli anni abbiamo avuto una crescita notevole di professionalità nelle band di casa nostra. Sempre di più sono i gruppi che attraversano i confini nazionali e salgono su palchi prestigiosi in festival di tutta Europa e anche oltre oceano. Band come Mellow Mood, Train To Roots, Sud Sound System o anche artisti come Lion D e Raphael tengono molto in alto la considerazione del suono in levare che arriva dalla nostra penisola.

La difficoltà di organizzare eventi non è cosa nuova. Diciamo che negli ultimi anni è andata ancora di più peggiorando, purtroppo la mancanza di locali dove proporre musica dal vivo fa la sua parte, ma a volte anche i costi sono proibitivi. Teniamo sempre ben presente che si tratta di una musica che non va per la maggiore nel nostro paese, spero solo che ci sia un cambiamento di rotta. Io nel mio piccolo una volta al mese, da un po’ di anni, con una serata chiamata Reggae Radio Station Night, riesco a portare in città le reggae band di casa nostra emergenti e non.
Spero che altri seguano il mio esempio è che si arrivi a creare un circuito dove vengano coinvolti vari club in Italia dove poter far esibire le reggae band.

In una canzone di Raina, intitolata “Radio”, il cantante romano parla del suo sogno di creare appunto un’emittente radiofonica che trasmetta solo il nostro amato genere musicale per ampliarne la divulgazione. Condividi questo sogno?
Una radio reggae è il sogno della vita mia…ahahaha grande Raina.

Come credi possa si possa aumentare la diffusione della musica Reggae nel nostro paese e nel mondo facendo sì che arrivi ad un numero sempre maggiore di orecchie, cuori e persone?
La musica Reggae è già in tutto il mondo, moltissimi artisti attingono o prendono spunto dalle sonorità che vengono realizzate in questa piccola isola caraibica. Basti pensare a quanto il Dub abbia influenzato la musica elettronica in generale o vogliamo parlare di quanto gli artisti Rap abbiano sentito e amato le liriche dei giamaicani che venivano cantate sulle basi strumentali nei primi anni settanta. Per non parlare di quanto amino omaggiare anche nel ballo le movenze, a volte molto hot, delle ballerine Jamaicane.

Quindi è solo questione di tempo, come in tutte le cose ci sono momenti più alti e a volte più bassi. Non voglio parlare di moda, ma va così, sta ad ognuno di noi scoprire cosa si vuole ascoltare e se poi si è anche appassionati ci si dà da fare per far sì che si sviluppino aree e situazioni interamente dedicate al genere.

Quali sono stati gli artisti o i gruppi (italiani – stranieri) con cui hai avuto maggior piacere e provato soddisfazione nel collaborare?
Sinceramente non saprei cosa rispondere perché non si tratta di vere e proprie collaborazioni. Diciamo che ci siamo incrociati in occasione di serate da me organizzate, magari con alcune band anche più volte con il passare degli anni.

Provo molto piacere nel sentire che, anche tra band e sound system, si vocifera che le serate organizzate da Vitowar sono sempre una garanzia di un buon trattamento e di ottima professionalità e ci va sempre un sacco di gente (ahahah magari fosse vero).

Come risponderesti a coloro che, soffermandosi sulle apparenze e non andando in profondità, vedono e descrivono il Reggae (e tutto ciò che ci gira attorno) basandosi sui soliti luoghi comuni che tutti noi almeno una volta abbiamo sentito nominare? (“consumare erba”, “musica tutta uguale”, ecc…)
Mi auguro che siano veramente pochi quelli che ancora ci si soffermano. Per il resto io vado per la mia strada bella illuminata dalle buone vibes in levare il resto non mi interessa, peggio per chi vive di luoghi comuni.

Bombonice abbiamo finito!
Grazie ad eventireggae.it per avermi fatto fare quattro chiacchiere con voi. Irie Irie da Vitowar

Intervista di Simone Salma per eventireggae.it

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