Intervista agli Africa Unite: Bunna si racconta tra passato e nuovo album

Mercoledì 17 luglio, prima del loro concerto al Colonia Sonora Festival (guarda report) abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Bunna degli Africa Unite che ci ha parlato di varie cose, dal tour di “Babilonia e Poesia” ai nuovi lavori discografici, passando anche per pensieri personali su nuovi artisti reggae. Qui di seguito potete ascoltare l’intera intervista audio, mentre sotto trovate anche la trascrizione.

Intervista realizzata da Francesco Palazzi.

 

FP: Ciao a tutti. Siamo qui al Parco della Certosa Reale di Collegno con Bunna, poche ore prima del concerto di stasera degli Africa Unite.
Bunna: Eccomi qua, ciao. Abbiamo appena finito il souncheck da poco e, insomma, siamo pronti ad affrontare la piazza torinese per la terza volta in questo tour di ‘Babilonia e Poesia 2013’, perchè abbiam fatto due date all’Hiroshima, questa è la data estiva torinese, quindi il fatto di suonare a casa è sempre una roba che ce la fa sentire particolarmente come situazione, però siamo contenti e siamo convinti che il pubblico torinese risponderà come sempre alla grande

FP: A vent’anni di distanza avete deciso di far rivivere questo tour dell’album ‘Babilonia e Poesia’ del ’93, proponendovi anche con la formazione originale di quegli anni… Cosa vi ha spinto a organizzare questa ‘reunion’, e soprattutto, tra tutti gli album, perchè proprio ‘Babilonia e Poesia’?
Bunna: Mah guarda, fondamentalmente volevamo ricordare, celebrare e festeggiare anche un po’ un momento importante per gli Africa, che sono stati i primi anni ’90, e ‘Babilonia e Poesia’ è anche un disco fondamentale per gli Africa, che ha segnato il passaggio dal cantare dall’inglese all’italiano, un disco che per la prima volta è stato prodotto e distribuito da un’etichetta anche seppure indipendente, la Vox Pop di Milano, e quindi per la prima volta gli Africa hanno potuto contare su qualcun altro che non fossimo noi stessi per promuovere e distribuire un nostro prodotto; fino ad allora i primi dischi li abbiam sempre fatti in modo assolutamente casalingo, autoprodotto, autodistribuito e autopromosso.. Questa volta qua il fatto che ci fosse l’interesse da parte di un’etichetta rispetto a quello che facevamo è una cosa che ci ha fatto sicuramente ben sperare e, insomma, potevamo bene o male intravedere la possibilità di far diventare quella che fino ad allora era una passione magari una cosa che poteva portarci un minimo di sopravvivenza anche economica, e così è stato per fortuna. Quindi era un momento importante, particolare, e volevamo rivivere un po’ quelle situazioni lì, condividendole con quelli che erano i musicisti di allora, anche se poi negli anni le strade si sono un po’ divise.. Nel senso, Max ha lasciato gli Africa e ha fondato i Subsonica, Cato e Parpaglione, che sono rispettivamente il nostro bassista e il nostro sassofonista, hanno continuato a suonare con Giuliano Palma & the Bluebeaters, progetto nel quale anch’io ho bazzicato per un tot di anni. E comunque, nonostante questa divisione, fondamentalmente ognuno fa le sue scelte, poi le motivazioni sono sempre molto diverse e molto personali, per ognuno, nonostante queste strade così diverse che abbiamo intrapreso, alla fine c’è sempre rimasta la stima e l’affetto, anche perché se non fosse stato così non sarebbe stato possibile fare questa operazione..

FP: ..questo celebrare anche i vent’anni dell’uscita di un disco che per voi è molto importante per i motivi che abbiam detto prima
Bunna: Assolutamente sì

FP: Siete considerati i “pionieri” del reggae made in Italy, avete presenze fisse sui palchi di festival e concerti internazionali a livello europeo e extraeuropeo. Com’è l’accoglienza del pubblico quando salite su un palco all’estero?
Bunna: Bisogna dire che comunque spesso quando vai fuori dall’Italia, essendo che sei un gruppo italiano, raccogli anche molto pubblico italiano che abita fuori

FP: Quindi gli italiani all’estero..
Bunna: ..per fortuna sono sempre presenti. Nel senso, il fatto di andare a vedere un gruppo italiano li fa sempre sentire un po’ a casa, e quella è sicuramente una bella cosa. Poi comunque abbiam notato, certe volte che abbiam fatto dei festival reggae, mi ricordo il Chiemsee, un festival che si tiene in Germania su un lago, nonostante suonassimo in un’ora abbastanza infelice -tipo l’una del pomeriggio- abbiamo notato veramente un interesse notevole, una curiosità da parte del pubblico molto molto forte, che in Italia purtroppo non succede; nel senso, nonostante fosse l’una del pomeriggio, quando abbiam cominciato a suonare s’è radunata intorno al palco una folla che sarà stata almeno di un migliaio di persone attente e curiose di sentire una roba che non avevano ancora sentito.. E questa è una bellissima cosa, perché in Italia purtroppo c’è sempre bisogno del nome per attirare le persone; invece lì, al di là del fatto che la gente ti conosca o che tu non sia nessuno è bello che ci sia questa curiosità e questo interesse a sentire che cosa proponi e qual è la tua musica..

FP: ..poi per un musicista è probabilmente il più grande senso di appagamento
Bunna: Assolutamente.. Poi la cosa bella è il fatto che comunque queste persone, che chiaramente non conoscevano gli Africa, si avvicinavano per sentire la nostra proposta musicale. La cosa bella è che hanno anche apprezzato e dopo il concerto ci son stati un sacco di complimenti, apprezzamenti.. Questa è una bella cosa: riuscire a convincere anche chi non ti conosce e che ti sente per la prima volta è sicuramente sempre una bella prova.

FP: Domanda un po’.. c’è qualche massive che avete preferito (europea o di altri luoghi)?
Bunna: È difficile stabilirlo.. va beh, in Europa è sempre molto complicato stabilire una massive meglio dell’altra, anche perché comunque i festival europei sono sempre frequentati da un pubblico europeo, e diventa difficile capire se son tedeschi, polacchi o olandesi. Però, per quanto riguarda l’Italia ad esempio, ci sono alcune situazioni in cui il reggae è recepito in modo più caloroso, vedi il Salento o il Triveneto.. ci son dei posti dove penso che questa cosa sia frutto del fatto dell’abitudine ad ascoltare un certo tipo di musica e dal fatto che ci son state delle situazioni, vedi nel Salento i Sud Sound System, vedi nel Triveneto i Pitura Freska e il Rototom Sunsplash, che han creato comunque educazione rispetto all’ascolto rispetto di un certo tipo di musica ed anche abitudine ad ascoltarla..

FP: ..quindi l’avere un gruppo del posto può essere un’ulteriore incitamento all’ascolto di un genere musicale
Bunna: Sicuramente aiuta, perché educa il pubblico a quel tipo di musica e crea anche interesse e cultura intorno a quello che è il reggae, che è una cosa che va anche al di là della musica.

FP: Ad aprile avete fatto uscire due nuovi singoli, ‘È Sempre Stata Lì’ e ‘Shame Down Babylon’, che hanno fatto da preludio a questo tour..Magari fungono da preludio ad un nuovo lavoro discografico?
Bunna: Sì esatto, volevamo regalare due brani così, anche per giustificare la notizia che avremmo fatto questo tour che teoricamente doveva  ridursi a queste otto date italiane più queste quattro estere primaverili che poi dovevano bene o male finire lì; invece questa cosa per fortuna ha suscitato un interesse maggiore rispetto a quello che ci aspettavamo.. e quindi siamo ancora qui questa estate a fare queste venti date che abbiamo per ora fissate in tutta Italia e anche l’unica data fuori porta a Bénicassim, al Sunsplash.

FP: Ecco: voi ormai siete di casa al Rototom, siete tra le band che hanno avuto più presenze a questo festival..
Bunna: ..sì, abbiam suonato quasi tutti gli anni, da quando il festival si faceva in un parchetto piccolissimo, prima ancora di Osoppo; quindi abbiamo un rapporto amichevole con gli organizzatori, siamo ‘cresciuti’ insieme, e questa è anche una bella cosa. Infatti siam mancati veramente a poche edizioni

FP: Ormai siete di casa quindi
Bunna: Assolutamente

FP: ..più che a Torino?
Bunna: Mah insomma, in quell’ambiente lì forse siamo un po’ più di casa, però chiaramente per fortuna anche a Torino abbiamo capito che c’è un seguito che apprezza, e questo ci fa molto piacere.

FP: Non è che magari quei due brani che avete fatto uscire ad aprile sono un preludio di un nuovo lavoro discografico?
Bunna: Sicuramente..

FP: Quindi c’è qualcosa in cantiere..
Bunna: Al di là di questo tour che stiamo facendo quest’estate, con questa formazione qui e con questo repertorio, stiamo lavorando a dei brani nuovi per un disco nuovo che non so dirti esattamente quando sarà pronto, ma assolutamente l’intenzione è quella

FP: Allora lasciamo un po’..
Bunna: Esatto, così nel mistero.

FP: Ultima domanda: il fenomeno di Snoop Lion, che quest’anno suonerà anche al Gusto Dopa, cosa ne pensi di un musicista notoriamente gangsta-rap che si converte al movimento Rasta?
Bunna: Mah devo dire che mi fa abbastanza sorridere; mi sembra una manovra semplicemente promozionale, mi sembra di capire che alla fine Snoop Dogg come rapper, chiaramente rispetto alla sua età e da quando stava facendo le sue cose, aveva perso un po’ di hype, un po’ di appeal, e quella lì io la vedo semplicemente come una manovra strategica-promozionale per continunare a far parlare di lui.. Mi fa molto ridere che uno come lui, visto tutto il suo trascorso, i suoi testi, i suoi video, tutto il suo atteggiamento, affermi che si sia convertito al Rastafarianesimo, è veramente una roba abbastanza paradossale. Però chiaramente ognuno fa quello che crede giusto fare. Sarei curioso di vedere un suo concerto -potrebbe anche essere al Gusto Dopa-.. magari in quel periodo lì siamo nel Salento e quindi magari posso anche provare a vedere com’è dal vivo; però mi fa sorridere.

FP: Sì, effettivamente molti hanno pensato a una manovra promozionale, però ad esempio i figli di Marley l’han sempre difeso a spada tratta.. sarà una manovra promozionale anche quella?
Bunna: Questo non te lo so dire chiaramente. Devo dire che mi sembra abbastanza farlocco che uno come Snoop Dogg diventi Rastafariano. Poi la mia opinione conta fino a un certo punto.. chiaro anche che a quei livelli lì di successo è molo facile che anche la famiglia Marley.. perché è una cosa che conviene anche a loro, capito? Affiancarsi e supportare una situazione come quella. Chiaramente il rap in America rispetto al reggae non c’è paragone in fatto di ascolti e di gente che lo segue.. Quindi va’ a sapere; però mi fa sempre sorridere.

FP: Nel frattempo allora vi auguriamo buona fortuna per i vostri concerti e per i vostri futuri lavori discografici, e speriamo di vederci di nuovo per qualche prossima altra intervista.
Bunna: Assolutamente sì. Vi terremo informati sulle prossime uscite e sul futuro degli Africa.

FP: Ok. Grazie del tempo Bunna.
Bunna: Grazie a voi. Grazie a te.

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3 commenti

  1. One love festival una bidonata pazzesca,niente pubblico niente servizi tutto quello che viene organizzato a Chioggia e’ sempre stata una fregatura.andate tutti a fare in culo il Jim e i suoi figli .

    • Ciao Jim.
      Noi alla fine abbiamo deciso di non andare. Purtroppo, per quanto fosse bella la lineup, io non posso permettermi di questi periodi in cui non c’è lavoro di spendere 30 euro per un giorno di concerto e considerando che volevo vedere quello di venerdì e sabato, sarebbero stati solo 60 euro di ingresso. Considerando che avevo più di 3 ore di strada (sia per andare che per tornare) tra benzina, autostrada, dormire, mangiare, ingresso per almeno 2 giorni la spesa era davvero elevata. Ripeto la lineup era stupenda, i servizi non posso esprimermi perchè non c’ero, ma penso che appunto il fattore principale per chi veniva da fuori fosse il costo.

  2. Devo dire che il costo per singola serata era effettivamente alto. Però devo sottolineare come fino al 30 giugno (se non ricordo male) si poteva acquistare l’abbonamento per 4 giorni a 50 euro. Forse potevano fare anche un mini abbonamento per ven e sab. Comunque non so quale lamentela sui servizi si possa sollevare. Difficile trovare una lineup come questa a prezzi più bassi. Probabilmente hanno voluto esagerare mettendo due big per serata (ven e sab). E non è che vengono gratis Gentleman, Aswad, Steel Pulse etc. Ne bastava 1 e mettere così il biglietto a 10-15 euro. Io avrei poi fatto una giornata aperta gratis (o a 1 euro) la domenica. Secondo me sarebbero venuti in tanti. Su tutto l’unica cosa è la location. Troppo cemento. Poco verde e poca ombra. In più noi abbiamo dovuto trovare a campeggio fuori (e nemmeno tanto vicino) a prezzi decisamente alti (convenzione nessuna!!!!!).

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