Intervista ai Jakala: il primo disco è stato il nostro trampolino di lancio

Ad un anno esatto dalla pubblicazione del loro debutto discografico con Idoneo, i Jakala hanno pubblicato un nuovo singolo dal titolo Forward che li vede accanto a Patois Brothers e Rebel Rootz. Per sapere quali sono i loro progetti futuri, per come è andato il primo album e per conoscere meglio questa nuova realtà del reggae italiano, abbiamo intervistato il gruppo.

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Prima domanda d’obbligo: cosa significa Jakala e perché la scelta di questo nome?
Inizialmente è iniziato tutto molto semplicemente, ci trovavamo a suonare tra amici e ci divertivamo insieme a fare un po’ di musica. Abbiamo deciso poi di darci un nome per sentirci a tutti gli effetti un gruppo, ma non davamo molta importanza, non pensavamo che poi si realizzasse in qualcosa di più serio e che ci portasse in giro a suonare. Abbiamo proposto vari nomi ed è emerso anche Jakala, che è il nome del coccodrillo del “Libro della Giungla”… come nome ci piaceva ed abbiamo scelto quello. Non c’è un motivo particolare per la scelta del nome.

Quando e dove nascono i Jakala?
I Jakala nascono a Brescia nel settembre 2012 da un’idea di Andrea Paderno (batteria) e Michele Pellegrini (basso). Poco alla volta sono venuti ad aggiungersi gli altri componenti della band, raggiungendo in breve tempo una formazione completa, formata da batteria, basso, chitarra, tastiera, sax e due voci. Da quest’anno è entrata a far parte del gruppo anche una chitarra solista.

Musicalmente a chi vi ispirate? Ci sono artisti, più o meno recenti, da cui prendete spunto?
Musicalmente ci ispiriamo principalmente agli Africa Unite poiché, essendo italiani, li consideriamo un vero esempio da seguire, soprattutto per quanto riguarda la scrittura dei testi. Apprezziamo molto il fatto di esprimere i propri messaggi in italiano e cerchiamo anche noi, nel nostro piccolo, di portare avanti questo aspetto, mescolando comunque anche parti di testo in inglese. In generale osserviamo attentamente anche al panorama europeo e internazionale, in particolare apprezziamo molto i francesi Dub Inc. Cerchiamo comunque di dare sempre la nostra impronta e di creare un sound che ci appartenga a tutti gli effetti, mescolando anche le influenze musicali dei singoli membri del gruppo e stando attenti a non cadere in sonorità già sentite o che comunque non ci appartengono.

Mentre della scena reggae italiana cosa ne pensate?
Da quando anche noi, nel nostro piccolo, ne facciamo parte, abbiamo visto una grande crescita, nel senso che prima c’erano molti meno gruppi. Nella nostra città, quando abbiamo iniziato non c’erano band in circolazione, c’erano solamente dj. Ora la situazione si è un po’ più ingrandita, qualche gruppo in più e qualche sound in più. In generale comunque crediamo che il reggae in Italia sia tutto sommato ben rappresentato, abbiamo delle ottime band nel nostro paese che potrebbero fare da scuola per chi suona ma anche ottime realtà che cercano di esprimere bellissimi messaggi tralasciando quello che spesso è associato a questa musica.

Veniamo ai vostri lavori: ad un anno esatto dalla pubblicazione di Idoneo, il vostro debutto discografico, avete tirato le somme? Quali sono le vostre sensazioni a riguardo e come è andato l’album?
Sì, “Idoneo” è stato il nostro primo disco ed è uscito esattamente un anno fa. Siamo molto contenti di questo risultato perché quando abbiamo iniziato, come dicevo prima, non ci saremmo mai aspettati di andare in giro a suonare ed essere apprezzati e nemmeno di entrare in studio per registrare un disco.

Invece è successo e, seppur non suoni alla perfezione, è stata una bellissima esperienza e crediamo che ci abbia fatto crescere molto, sia come persone sia come gruppo. Questo disco ci ha permesso di far girare il nostro nome e di farci conoscere, permettendoci di suonare in diversi locali e festival delle nostre zone, aprendo anche diversi gruppi. Quindi non possiamo che esserne fieri, è stato un po’ il nostro trampolino di lancio. Ci tengo a precisare che Idoneo non è comunque il frutto di una prima esperienza dei singoli componenti del gruppo, ma la maggior parte di noi è arrivata da esperienze diverse musicali che, seppur non impegnative, ci hanno permesso di imparare a suonare in primis sul palco davanti alla gente e non dentro una stanza di registrazione.

In questi giorni è uscito Forward che vi mette insieme a Rebel Rootz e Patois Brothers. Come nasce questa collaborazione?
Questa collaborazione nasce dall’idea di mettere nella stessa canzone diverse voci della nuova scena reggae italiana e quindi artisti che fanno parte della nuova generazione, dunque giovani come noi. Abbiamo scelto i Rebel Rootz e i Patois Brothers poiché riteniamo essere due realtà italiane molto interessanti ed apprezziamo molto la loro musica. Sempre nell’ottica di portare avanti il messaggio delle nuove generazioni, abbiamo scelto di chiamare il pezzo “Forward”, nel senso che siamo noi giovani che ora dobbiamo portare avanti ciò che è già stato costruito dalle generazioni precedenti (non in termini di scena musicale). Prendersi la responsabilità di agire e ereditare quello che già c’è sia che esso venga ritenuto corretto sia che esso venga reputato sbagliato e avere in questo il coraggio di non fermarsi e credere nei propri valori: infatti, il testo parla di una presa di posizione da parte delle nuove generazioni a cui appartengono le redini del futuro, una speranza, un messaggio riguardo a ciò che accade vicino ad ognuno noi, giovani di oggi e vecchi di domani.

Forward è stato presentato come il primo singolo che anticipa un lavoro futuro. Cosa c’è in cantiere?
Si, Forward è stato il primo singolo che anticipa un nuovo lavoro, ma per ora non ci sentiamo di comunicare nulla di preciso perché è ancora tutto in fase di costruzione. Possiamo comunque già dire che se tutto dovesse andare per il verso giusto, è uno dei singoli che anticipa il nuovo disco.

Rimanendo ancora su Forward, è stata la prima vostra collaborazione con Massimo Minato aka Niam. Come è stato lavorare con lui e come è nata questa opportunità?
Questa collaborazione possiamo dire che sia nata un po’ per caso, nel senso che avevamo mandato il nostro disco a Niam per fargli sentire il nostro lavoro e per cercare di promuovere la nostra musica osservando la reazione di chi segue e porta avanti la storia di questo genere in Italia e per avere un suo parere a riguardo. Lui si è subito dimostrato interessato e in seguito è nata una dub version di un pezzo di “Idoneo”. Qualche mese dopo, quando è arrivato il momento di ri-entrare in studio, ci siamo sentiti, gli abbiamo parlato di cosa avessimo in mente, lui ha accettato ed è nato il tutto. Lavorare con lui è stato molto produttivo, ci ha dato diversi consigli su molti aspetti professionali che noi abbiamo provato ad inserire nei nuovi pezzi e che, secondo noi, già in “Forward” si sentono. Non possiamo negare che questa collaborazione ci abbia fatto crescere molto dal punto di vista musicale ed essendoci trovati bene, con lui ma anche con l’intera DotVibes Crew, speriamo di poterla portare avanti.

C’è già qualcosa che potete dirci di questo album o siamo ancora in fase “top secret”?
Diciamo che più che essere in fase “top secret” siamo in fase di costruzione, quindi come già detto prima non ci sentiamo di comunicare nulla di preciso. Possiamo però dire che crediamo e speriamo di portare avanti questa collaborazione con Niam per quanto riguarda la produzione e stiamo valutando l’opzione di un altro featuring su un altro pezzo.

Grazie del vostro tempo, è stato un piacere.
Grazie a voi, è stato davvero un piacere!

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