Intervista ai The Original Wailers: un racconto tra passato, presente e futuro

A marzo i The Original Wailers sono stati in tour in Europa con alcune date anche in Italia. Non ci siamo lasciati scappare l’occasione di poter intervistare un gruppo così importante della scena reggae mondiale, che vanta al proprio interno due membri come Al Anderson e Tyrone Downie che hanno lavorato e suonato con Bob Marley.

Il loro nome compare in dischi come Uprising, Exodus o Babylon by Bus solo per citarne alcuni. Quindi una grande emozione e un grande onore aver avuto l’opportunità di poter parlare con persone che hanno fatto tanto per questo genere musicale. Nell’intervista, oltre ad Al Anderson, è presente anche Chet Samuel che si è unito ai TOW per questo tour.

Qui di seguito potete ascoltare e vedere l’intervista completa in inglese mentre sotto segue la trascrizione in italiano.

Intervista e traduzione a cura di Francesco Palazzi.

 

ER: Al cosa si prova a suonare di nuovo a Torino 34 anni dopo il famoso concerto tenuto da Bob Marley?
Al Anderson: Mmm, abbiamo suonano almeno tre volte qui all’Hiroshima, è un club con un sound davvero buono, la massive è molto reattiva e siamo felici di poter tornare in Italia e suonare in posti come questo.. sono sicuro che sarà una bellissima serata questa dell’Hiroshima, e siamo grati di essere qui. È fantastico trovarsi in Italia, abbiamo suonato in posti come Catania, Palermo, Napoli, Lecce -un po ovunque al sud, Bologna, Milano, Torino. Il concerto di Milano con Fleetwood Mac e Frank Zappa è stato grandioso, c’erano 30’000 persone; inoltre per me l’Italia è un posto davvero speciale e saremo al nostro meglio stasera.

ER: Un altro famoso show è stato quello allo Stadio San Siro con Bob Marley nel 1980.. qual è il tuo ricordo di quella serata?
Al Anderson: C’era un sacco di gente, un sacco di erba..

ER: ..una nuvola gigante (Chet ride)..
Al Anderson: ..erano tempi fantastici. Stiamo cercando di rafforzare il reggae. Il nome degli Original Wailers, tutti sanno che non siamo gli Original Wailers, il nome di questa band rispecchia le intenzioni della musica di Peter, Bob e Bunny. Noi rappresentiamo questi maestri: sono stati loro a insegnarmi questa musica, ho avuto l’opportunità di lavorare con tutti e tre, perciò ho avuto un ruolo  nel gruppo degli Original Waliers, ma non ne ho fatto parte fin dall’inizio, sono entrato a farne parte nel 1974. Mi han dato l’opportunità di far parte della loro musica, e gliene son grato.
Ho incorporato in questo progetto il nome originale cosicché non ci fosse interferenza con gli Wailers, coi quali coesistiamo pacificamente. Per cui il nome ‘Original Wailers’ sta a significare l’intenzione di tenere in vita la musica e i testi di questi tre grandi maestri che mi hanno insegnato questa musica.

ER: Ok, ora torniamo al presente, com’è stata la risposta della massive italiana in questo tour?
Al Anderson: C’era un sacco di gente, amano la reggae music, serve solo la promozione. È molto più difficile essere in America e riuscire a raggiungere il pubblico italiano. Dovrebbe esserci un www.originalwailers.com in Italia che abbia tutto quello che puoi trovare in America anche qui, e questo un po per tutte le diverse nazioni. Sarebbe bello se ci fosse una etichetta come la EMI o la Universal che distribuisca la nostra musica, ma sembra che tutto sia troppo competitivo, quindi dobbiamo occuparci noi di questo aspetto. Molti amici che abbiamo incontrato in questo tour si sono interessati alla carriera di Chet […], per cui la nostra intenzione è ottenere il più possibile di promozione anche grazie a persone come te, che ci danno l’opportunità di parlare con la gente, vedere i nostri show e far conoscere alle persone in Italia e nel resto d’Europa quali sono i nostri progetti.

ER: Chet, cosa si prova a suonare con Al Anderson, Tyrone Downie?
Chet Samuel: Mmm.. la prima volta che li vidi ero alto così (indica con la mano)..

Al Anderson: (scherzando) ..ora ha quasi la mia età..
Chet Samuel: No (ride).. ma guardavo questi maestri. È come se ti trovassi vicino a Paul McCartney: questi uomini han portato il reggae al top.. è tutta scuola.

ER: Un altro nuovo nome oltre a quello di Chet è Tyrone Downie: come mai questa reunion?
Al Anderson: Tyrone non voleva partecipare, voleva fare il produttore in Francia. Se ne andò dalla Jamaica e scelse la Francia.. e una grande label lo accolse. Dopo oltre 15 anni e aver prodotto per artisti quali Youssou N’Dour, Alpha Blondy e Tiken Yah Fakoly e molti altri artisti del panorama musicale africano-francofono nel 2006 lo chiamai per chiedergli se fosse interessato a prendere parte in un tour e mi disse ‘No’ perché era occupato a produrre musica in Francia. Lo chiamai di nuovo in seguito a decise di prendere le sue tastiere e tornare on the road, ed è esattamente quello che stiamo facendo adesso.

ER: Due vecchi membri degli Original Wailers erano Desi Hyson e Junior Marvin.. c’è qualche ragione dietro a questa rottura?
Al Anderson: Ascolta: gli attori, i registi, i musicisti.. sono folli. Lo stile di vita del musicista è quello di viaggiare tutti i giorni, mangiare poco, fumare un sacco d’erba e dormire 4 ore a notte. Se riesci a dare un senso a questa cosa dopo tutti questi anni.. non siamo più giovani. Junior Marvin ha deciso di abbandonare nel mezzo del tour, sta intraprendendo il suo viaggio e Dio lo benedica. Ho prodotto un album con Desi Hyson assieme a Carl Peterson intitolato ‘Miracle’ che ottenne una nomination per il Grammy e avanzò diverse pretese: voleva più risalto, più soldi e una parte della mia società.. e non gli piaceva cantare le canzoni di Bob, era del tutto contrario a far parte degli Original Wailers e sentiva che il suo songwriting meritasse più attenzione, perciò gli abbiam dato questa opportunità lasciandolo andare. Ebbi la grande opportunità di avere Chet come opener per ben due volte, l’anno scorso mi diede un CD che non riuscii subito a sentire perché avevo un sacco di album, poi un giorno che avevo un sacco di erba in casa ero dell’umore giusto. Stavo facendo una festicciola a casa e dopo aver messo il CD lo chiamai nel bel mezzo della festa dicendogli ‘Cosa stai facendo? (Chet ride) Avrei la possibilità in futuro di poter lavorare con te una volta messa di nuovo insieme la band’, così lo chiamai di nuovo. Stava lavorando con Burning Spear ma è riuscito a trovare un po di tempo per me e gliene sono immensamente grato. Son contentissimo di avere un uomo come lui che sia la voce della nostra musica. Non abbiamo mai avuto prima un vocalist come lui ed è una fantastica persona con la quale viaggiare.
Ci sono un sacco di cose assurde.. personalmente odio i musicisti e odio le star, ma adoro questo gruppo di ragazzi coi quali sto lavorando e che mi danno l’opportunità di sentirmi vivo e di portare avanti il reggae […]. È stato un bellissimo tour questo, ci sono stati momenti felici e il nostro cameraman è stato in grado di catturare alcuni particolari momenti di lifestyle in questo tour e renderne partecipi i nostri fan. È fantastico avere qualcosa di documentato, come stai facendo tu adesso e come hanno fatto molti altri.
Ho visto un documentario su Duke Ellington ed Ella Fitzgerald degli anni ’50, e prima ancora un documentario su Hendrix mai visto prima. Pensavo fosse un matto ma in realtà era molto intelligente […]; i musicisti sono davvero incredibili. Dopo aver visto il documentario su Ella Fitzgerald mi son detto: ‘Ora so cosa devo fare musicalmente’, perché ho imparato moltissimo guardando in appena un’ora questi grandi maestri. Dobbiamo essere coinvolti coi nostri fan. Ella Fitzgerald era così bella ed elegante. E quando Duke suonava non guardava mai verso il pubblico: era completamente assorbito dallo strumento, e vedendo loro due lavorare insieme mi sono innamorato di lei. Voglio essere come lei per la sua personalità quando registro musica e quando mi esibisco. E questa è una delle tante lezioni che ho imparato. Qui in Italia non ho mai visto documentari europei sulla musica, forse provengono dall’America ma noi non abbiamo la possibilità di vederli come capita a voi. Hanno proprio una spazio dedicato in televisione.
E sono davvero fiero della musica americana, perché inizialmente avevo perso fiducia nella musica contemporanea. È stato bellissimo vedere la realtà degli anni ’50, e intendo continuare a fare musica realistica insieme ai miei amici e chiunque abbia voglia di fare questo tipo di musica.

ER: Parlando di uscite musicali, nel 2012 era uscito l’EP ‘Miracle’, un disco al 100% Original Wailers.. c’è qualche nuovo lavoro discografico in vista?
Al Anderson: (riguardo a ‘Miracle’) Eravamo stati fortunati: avevamo prodotto 12 canzoni, ma dopo la rottura con Junior Marvin lui disse ‘Togliete le mie canzoni dall’album’ ma gli dissi che non mi sembrava il caso. Le canzoni erano sia sue che nostre, ma non gli piaceva com’erano stati prodotti i brani, si portò via il materiale, e presentammo ciò che restava per i Grammy del 2013 ottenendo una nomination. È un peccato che i lavori con Junior Marvin non fossero inclusi, ma i musicisti devono capire che tutto è una collaborazione e bisogna coesistere pacificamente in qualunque situazione in ogni momento. Quando ci esibivamo lui voleva una posizione in una band tutta sua: adesso ce l’ha e buon per lui.
Abbiamo avuto una grande fortuna a venir nominati per il Grammy con i nostri cinque brani. Quando Jimmy ed io fummo nominati lo chiamai e gli dissi ‘Jimmy vincerai tu’, e lui rispose ‘Non penso proprio, c’è troppa competizione, non dirlo, è impossibile’; gli dissi ‘Amico in questa situazione tu sei King Kong’.. naturalmente ha vinto e gli rendiamo i dovuti onori. Anche perché lui è uno dei maestri della musica reggae.

ER: Per cui quello che ci hai detto dimostra che essere un musicista significa anche essere umili..
Al Anderson: Beh, la gente con la quale sono cresciuto erano tutti musicisti jazz. Non sono cresciuto in mezzo alla musica pop. Quando avevo 17 entrai nel mondo del jazz. Ebbi l’opportunità di conoscere George Benson, e la sua musica mi sconvolse la mente. Non immaginavo che qualcuno potesse suonare in quel modo con quelle vecchie chitarre jazz giganti […]. Divenni anche grande amico di Herbie Hancock, Chick Corea, Stanley Clarke e questi musicisti incredibili che sono i miei maestri. Pat Martino m’insegnò a suonare la chitarra, George Benson le scale tonali, e gli sono grato. Ed erano persone davvero umili.

ER: Ok ora parliamo con Chet: com’è iniziata la tua carriera musicale?
Chet Samuel: Provengo da una famiglia di musicisti. Mio padre cantava e suonava la chitarra, così come mio nonno e mio zio, quindi è un affare di famiglia. Lasciai Porto Rico per andare in America, dove iniziai a fare musica suonando in una band chiamata Addis Now, dove suonava anche Hansel Perez, un famoso bassista di Trinidad -fu lui a portarmi nella band. Da lì si formò un gruppo a parte chiamato prima Exodus, che cambiò nome in 506 Crew. Successivamente conobbi Burning Spear, e lì iniziò l’istruzione perché è uno dei maestri della musica reggae, prende molto sul serio la cosa. Inoltre, come diceva prima Al, lui è davvero molto elegante nel raggiungere il pubblico con la sua musica. Non piace semplicemente: il pubblico lo ama. Poi, dopo l’esperienza con Burning Spear, Al mi ha chiamato: ‘Man, che stai facendo?’ (ride) e gli risposi ‘Yah man, ora sono on the road ma tienimi in conto perché sarebbe fantastico poter suonare con voi’. E alla fine siamo riusciti a trovarci.. ed eccoci qui.

ER: L’inizio di un viaggio..
Chet Samuel: L’inizio di un nuovo viaggio, perché sono in viaggio dal giorno in cui son nato! (ride) Lo stesso vale per te: quando nasci incomincia il tuo viaggio un passo alla volta prima che cominci a correre, se ti stanchi ti riposi, ma è sempre un viaggio.

ER: Sono sicuro che ci possiamo aspettare grandi cose da te, e continueremo a guardare con interesse alla tua carriera
Chet Samuel: Speriamo. Con il volere di Jah, arriverà sicuramente qualcosa di grande.

ER: Ok. Lasciamo andare Al e Chet a riposarsi prima dell’inizio del concerto. A dopo (Chet e Al salutano).

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