La comunità gay vuol far annullare il concerto italiano di Sizzla

AGGIORNAMENTO: il concerto è stato cancellato.

Mentre il popolo del reggae sta attendendo con trepidazione il ritorno in Italia di Sizzla, dopo quasi tre anni dalla sua ultima apparizione nella penisola, c’è invece chi sta cercando di far annullare il suo unico show italiano. Stiamo parlando della comunità gay ed in particolare del Roma Pride che tramite il suo portavoce, Sebastiano Secci, ha fatto sapere che si sono già mobilitati per far cancellare il concerto.

Abbiamo già sottoposto la questione alla Ex Dogana e siamo sicuri che interverranno nelle prossime ore” si legge nella nota pubblicata su prideonline.it. Il motivo è noto a tutti: il passato omofobo del cantante giamaicano che in testi delle sue canzoni, di oltre un decennio fa, usava parole pesanti ed offensive.

Al momento da parte degli organizzatori non c’è stata alcuna risposta ed il concerto di Sizzla a Roma, in programma il primo luglio, è confermato. Per questo motivo il Roma Pride ha lanciato una petizione per dire no alla presenza di Sizzla nella capitale: “Sizzla è un artista violentemente omofobo che istiga all’odio e alla violenza contro le persone LGBT. Dite con noi no all’omofobia nella musica! Annullate la presenza di Sizzla dal vostro evento o cancellatene il concerto” è il messaggio indirizzato al Just Music Festival.

Siamo tutti d’accordo nel sostenere la lotta all’omofobia ma siamo anche tutti consapevoli che non possiamo rimanere fermi ed incatenati a fatti che risalgono ad oltre un decennio fa. Le canzoni in questione, e citate nella petizione e nella nota di Roma Pride, sono infatti datate. Ed è passato anche quasi un decennio da quando Sizzla, nel 2009, si scusò direttamente con il Gruppo EveryOne, organizzazione per i diritti umani che in quell’anno fece saltare il suo concerto di Bari, promettendo di togliere l’intolleranza e l’odio dalla sua musica, cosa che è effettivamente avvenuta non solo nei concerti ma anche nelle sue nuove produzioni discografiche.

C’è inoltre da dire che Sizzla, così come altri artisti giamaicani, ha firmato nel 2007 il Reggae compassionate statement, un documento in cui si impegnava a non cantare più i brani incriminati. E tutto questo è stato mantenuto, da oltre un decennio. Non capiamo, quindi, il motivo per cui dopo scuse, promesse mantenute e quant’altro si continui come se nulla fosse: si può sbagliare ma si può anche recuperare…ed in questo caso si potrebbe avere anche una seconda occasione, no?

Advertisements

Commenta