Luciano, Mahout e Sun Sooley a Torino: scaletta, report e foto

Una sfilza di nomi di tutto rispetto hanno costellato la seconda giornata del Turin Roots Urban Explosion: un sabato all’insegna del reggae, dove già dal tardo pomeriggio girovagando nelle varie aree del festival si spandeva nell’etere musica in levare selezionata da un operator d’eccezione, Bunna! Cominciano a riscaldare l’atmosfera i Mahout, band pinerolese che affonda le sue radici nel 1997 e negli anni ha visto una evoluzione dello stile musicale, per arrivare a quella fusione perfetta tra rock e reggae che contraddistingue le loro canzoni. Tra i brani propri del loro repertorio spiccano Mexican Border e Black Market Song, entrambe tracce provenienti dall’EP di esordio Streetwise Demo; non mancano poi brani tributo degli artisti che hanno influenzato la loro produzione musicale e tracce inedite nuove di zecca, ad annunciare il loro primo album che dovrebbe uscire nei prossimi mesi.

Il procedere della serata è un crescendo delle ritmiche in levare, che iniziano a predominare e diffondersi nell’aria; sulle note di Safara comincia l’esibizione di Sun Sooley, artista di origini senegalesi molto rinomato sia in Africa che in Europa; brani caratterizzati da liriche impegnate e conscious nei quali l’inglese ed il francese si amalgamano con gli idiomi africani. L’esibizione prosegue poi con canzoni energiche come Ghetto Life, cui prende parte anche il pubblico, e la travolgente African Rebel. Trattandosi di un festival contro ogni forma di razzismo è poi d’obbligo una nota da parte dell’artista su come, dietro a questo fenomeno, non ci sia altro che l’ignoranza di certe persone.

La serata va avanti (e purtroppo cominciano anche a farsi sentire le zanzare) e la voglia di ritmi in levare aumenta, è giunto il momento: la band sale sul palco e dopo una breve intro strumentale, su un ritmo nyabinghi Bunna annuncia Luciano che, sulle note di No Night in Zion, sale sul palco rivolgendosi alla folla con un “Salute”, questa prontamente risponde con un boato. Il ritmo accelera e, a sei anni di distanza dalla prima esibizione dell’artista nel capoluogo piemontese, possiamo sentire brani come Give Praise, Messenger, One Way Ticket e How Can You; in Your World and Mine non manca poi una nota contro la politica di Trump: “We need a unification of our people […] all this racism is trouble”, a riprendere il messaggio di fondo che intende lanciare il TRUE Festival, dichiaratosi contro qualunque forma di razzismo. È stato poi piacevole riascoltare anche un tributo a due pionieri del reggae, Dennis Brown e Bunny Wailer, in medley che ha unito Deliverance e Armagideon, brani rispettivamente del Crown Prince e dello storico membro dei Wailers. Dopo questo medley, su un pizzicato di chitarra incalzante comincia uno degli ultimi brani della serata, Who Could It Be; purtroppo non è stato possibile avere una deroga sul coprifuoco e, come per Ky-Mani, anche anche sabato i rumori dovevano cessare alla mezzanotte; in occasione degli ultimi brani l’atmosfera si fa più soffusa e la serata si conclude sulle note di una toccante Lord Give Me Strength. Un concerto pieno di energia, coinvolgimento ed interazioni con la folla quello di the Messenjah, durante il quale lo stesso Luciano è sceso dal palco per stringere la mano alle persone affollatesi in prima fila, sicuramente imprimendo un ricordo indelebile nelle persone che hanno assistito all’esibizione.

Scaletta Luciano

No Night In Zion
Give Praise (To Rastafari)
Messenger
One Way Ticket
Your World and Mine
He Is My Friend
How Can You
Never Give Up
Deliverance/Armagideon (tribute to Dennis Brown e Bunny Wailer)
Who Could It Be
It’s Me Again Jah
Lord Give Me Strength

Scaletta Mahout

On a Mountain
Friday Night
Black Market Song
Lords of Suburbia
Partisan Song
You Know I’m No Good (tribute to Amy Winehouse)
Wipe It slow
Second Street
Mexican Border

Scaletta Sun Sooley

Safara
Ghetto Life
African Rebel
Afreekan Rise Up
One Day Inna Babylon
Sen System

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