Ragga coi Cinghiali 2017 con Talisman e Raphael: il nostro report

Il Balla coi Cinghiali è ormai uno di quegli appuntamenti estivi ai quali è vietato mancare. Location fantastica incastonata nella Valle Stura a breve distanza dal confine con la Francia, questo storico festival ormai da diversi anni ha trovato una nuova casa nel Forte Albertino di Vinadio per una tre giorni di musica capace di accontentare gli ascoltatori di ogni genere musicale, senza dimenticare poi numerose altre tipologie di attività extra-musicali quali sport, escursioni, mostre, laboratori e workshop o, per riprendersi dal lungo viaggio o dalla lunga serata, la possibilità di farsi una nuotata o semplicemente rilassarsi ai margini del laghetto che accoglie i visitatori all’ingresso del festival.

Come da tradizione ormai la seconda serata, anche denominata Ragga coi Cinghiali, grazie al lavoro di Groove Yard Sound porta sul main stage del Balla la migliore musica in levare made in Italy ed artisti internazionali d’eccezione. Una lunga serata quella di quest’anno, con un’ampia variabilità di stili ed artisti che si sono susseguiti sul palco con un filo conduttore che li accomunava tutti: la passione per le vibes trasmesse da questa musica proveniente da un’isoletta far far away (non me ne vogliano i fan puristi di Star Wars).

Ad aprire la serata ci pensano i Pijama Party (anche abbreviato PjP), giovanissima band originaria della Val d’Elsa che ha partecipato e vinto il bando “Toscana 100 Band”, un’iniziativa che intende sostenere i gruppi emergenti nel loro percorso musicale e freschi della pubblicazione del loro primo disco Lullabeat. Una esibizione tutta particolare quella di questi “bambini un po’ cresciuti” così come la musica che propongono al pubblico: infatti, ogni membro proveniente da percorsi musicali diversi, dando origine ad un crossover di stili musicali con tonalità che vanno dal funky all’elettronica al reggae. Tutti vestiti di pigiamoni animaleschi, propongono alla folla brani come Pie, Magik e Puppetz, dall’anima tecno/elettronica, alternati a canzoni come Palnet, dai ritmi in levare a noi più vicini. I bassi dilatati al massimo ed i ritmi incalzanti a tratti ipnotici, l’energia e l’originalità di questo gruppo hanno certamente scaldato la massive che dall’inizio serata ha cominciato ad ammassarsi davanti al main stage muovendosi a ritmo di musica.

Il tempo di un cambio di strumenti ed un piccolo soundcheck ed è il turno dei Vallanzaska, gruppo milanese nato negli anni ’90 che, riprendendo i ritmi giamaicani e riadattandoli al contesto italiano, negli anni ci ha regalato brani esilaranti e coinvolgenti, concerti pieni di energia e poghi . Anche questo concerto al Balla non è da meno: si inizia sulle note di Reggaemilia, la folla esplode in un boato ed inizia a muoversi a ritmo di musica. Oltre a brani celebri e dai toni più spensierati come Spaghetti Ska, Balla, Easy, Generazione di Fenomeni e Trattoria non mancano poi canzoni che vanno a trattare temi di attualità come Assessore, introdotta dal cantante Davide Romagnoni con la frase “adesso una bella canzone sul malcostume”, le immancabili ganja songs made in Italy Giovanardi/Cime e Quando è Gatta, quest’ultima estratta dal loro ultimo disco intitolato L’Orso Giallo. L’interazione pubblico-artisti è incredibile, l’energia che si percepisce è pressoché costante per tutta la durata dell’esibizione, dal primo brano fino agli ultimi Titanic e Cheope.

È arrivato il momento degli ospiti internazionali e, quest’anno, Groove Yard Sound ed il buon Rankin’ Fabio sono riusciti a portare, da Bristol a Vinadio, una chiccha del reggae made in UK: a questa edizione del Balla coincide infatti la primissima esibizione in Italia dei Talisman, storica band britannica nata tra gli anni ’70 e ’80; i primi due brani coi quali la band si presenta al pubblico sono Words of Wisdom e Greetings and Salutations, rispettivamente presi dagli album Dole Age e I-Surrection. Non è completamente un Balla coi Cinghiali se, ogni tanto, non si leva nell’aria un “Pieroooooo” urlato a squarciagola e, in pieno mood da festival Dehvan, lead singer del gruppo, nel rispetto della tradizione si lascia andare al richiamo cinghialesco che negli anni ha contraddistinto il festival.

Dopo brani storici come Nothing Change è stato anche possibile sentire dal vivo canzoni prese dall’ultima fatica musicale della band di Bristol, Don’t Play With Fyah, come Hear No Evil, Wheel and Come Again, Talkin’ Revolution e Racism Never Sleep, così introdotta da Dennison Joseph, il bassista del gruppo: “racism is a disease in this society [..]”. Un concerto nel quale l’energia e le tonalità roots la fanno da padrona insieme alle potenti linee di basso di Dennison. Con Relijan i toni si fanno più solenni; ci si avvicina al momento della presentazione della band a cui di solito segue la fine del concerto ma, dopo una breve pausa, i Talisman salgono di nuovo sul palco per un ultimo pezzo: il brano scelto è She Look Like Reggae, il ritmo ipnotico cattura la folla che ondeggia e si muove a ritmo di musica prima di salutare con un boato il gruppo di Bristol.

Si è arrivati ad un giro di boa nella serata, che però è ben lungi dal concludersi: a scaldare ancora il pubblico è ora il turno di Raphael & the Survivors, che ritorna a calcare il palco del Balla dopo diversi anni: l’ultima comparsa dell’artista è infatti datata quando il festival si svolgeva nella location originaria a Bardineto, in provincia di Savona. Non può che essere Dread Inna Babylon il brano di apertura e, rivolgendosi con un “Cinghiali ci siete?” alla folla questa esplode in un boato.

Un concerto di Raphael è uno di quegli eventi che non possono mancare nella pianificazione estiva, in un susseguirsi di brani energici come Faya Pon Dem e What a Blessing, altri più distensivi come Laid Back o melodici come Sweet Motherland ed una travolgente Another Peace Song, in questa occasione preceduta dal ricordo di Alex Soresini. Immancabile un tributo al re del reggae: Iron Lion Zion, brano poco proposto dagli artisti ma che fa sempre piacere ascoltare, per l’occasione arricchito da un vigoroso assolo di batteria e seguito a ruota da un altro tributo, questa volta al re del soul/R&B Stevie Wonder: Master Blaster Jammin’.

Con brani energici come Rebel, Rise Up e Joka Soundbwoy la massive s’infiamma e Raphael condivide con la massive il ricordo dell’inizio carriera. Ridendo e scherzando si è fatta una certa ora, ma c’è ancora tempo per una ultima canzone: sulle note di una travolgente Soundblaster vengono presentati uno ad uno i membri dei Survivors: alla batteria Matteo “Mammolo” Mammoliti, al basso Mr. Gianluca Pelosi, Daniele Di Marco alle tastiere e, per alleviare almeno temporaneamente dal dilemma che attanaglia chiunque conosca la storia del Balla facendogli passare notti insonni, domandandosi “Dov’è Piero?” o “Chi è Piero?”, a sto giro possiamo dire di aver avuto un PieroDread sotto gli occhi per tutta la serata durante questo concerto.

Una giornata come questa, nella quale abbiamo potuto sperimentare le molteplici sfumature di ska, reggae e suoni sperimentali e alternativi, non poteva mancare un ultimo capitolo: quello della dub music. The show must go on. Le luci si fanno più soffuse (il dramma di qualunque fotografo per riprendere questi attimi) e l’attenzione si sposta dal main stage alla postazione audio: ad infuocare ancora la massive ci pensano Paolo Baldini e i Mellow Mood per oltre due ore non-stop di DubFiles con alternanza tra freestyle ai microfoni e dub sessions, facendo ballare il gruppo di impavidi (e probabilmente anche insonni) che si ammassano attorno ai controlli per carpire i movimenti di Paolo che assumono un che di rituale, a coronamento di una delle migliori serate reggae a tutto tondo di questa estate.

Scaletta Pijama Party

Intro/Pie
Shut Up & Swallow
Monsterz
Magik
Puppetz
Chemically
PJP
Planet

Scaletta Vallanzaska

Reggaemilia
Quando è Gatta
Balla
Assessore
Spaghetti Ska
Ladri di Cani
Easy
Giovanardi/Cime
Sì Sì Sì
Generazione
Special
Genova
Maratoneta
Trattoria
Titanic
Cheope

Scaletta Talisman

Words of Wisdom
Greetings and Salutations
Nothing Change
Talkin’ Revolution
Racism Never Sleep
Hear No Evil
Don’t Play With Fyah
Wheel and Come Again
Relijan
She Look Like Reggae

Scaletta Raphael

Dread Inna Babylon
Faya Pon Dem
Stay Ruff
What a Blessing
Laid Back
Sweet Motherland
Iron Lion Zion (Bob Marley tribute)
Master Blaster Jammin’ (Stevie Wonder tribute)
Another Peace Song
Rebel
Rise Up
Cool Breeze
Joka Soundbwoy
Soundblaster

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