Recensione di Hira, il terzo album in studio di Meta & The Cornerstones

È il suono dolce del pianoforte ad introdurci in Hira, il nuovo e terzo album di Meta & The Cornerstones, ufficialmente in uscita oggi, venerdì 17 febbraio. Sicuramente uno degli album più attesi del 2017, mette in primo piano, sin dalle prime parole, una tematica di estrema importanza come la tolleranza religiosa, in una periodo storico in cui sembra non essere così scontata.

Nonostante i lunghi dreads, Meta Dia è di fede islamica, la religione più diffusa in Senegal, il suo paese d’origine e, per le note vicende degli ultimi anni, probabilmente la più discriminata. Con Hira viene lanciato un forte messaggio di pace, di avvicinamento con le altre religioni, già a partire dalla title track che, dopo un preludio strumentale di un paio di minuti con gli acuti vocali di Meta Dia, aprono ad un brano fortemente roots in onore della figura principale dell’Islam: Maometto. Il brano è solo l’inizio di un profondo viaggio spirituale: le quattordici tracce, tutte scritte e composte da Meta Dia, sono una sorta di percorso che un uomo affronta, tra una domanda esistenziale e l’altra, alla ricerca di se stesso. E non a caso l’ultima traccia, quella che chiude il disco ed il viaggio è Finding Oneself.

A fare da assoluto padrone in questo disco è il roots che si propone come una sorta di filo comune tra un brano che tratta di Islam, come Hira, ad uno in cui si passa al Rastafari, come Addis State of Mind dove in apertura spicca il sassofono di Dean Fraser e che si propone come un inno gioioso ad Addis Abeba, oltre che lanciare un messaggio di fede: “Ognuno di noi ha una missione nella vita. Conosci la tua! Conosci i tuoi diritti! E quando la strada si fa dura, mantieni la fede” canta l’artista senegalese.

Ma non solo roots: Hira è un miscuglio frutto delle diverse etnie, delle diverse strade intraprese e percorse dai vari componenti della band. E questo si sente non solo nelle tematiche affrontante nei testi ma anche nelle sonorità che, oltre al reggae-roots, spaziano tra rock, jazz e rocksteady, senza dimenticarci di brani come Do o Regardless, dove sono udibili contaminazioni di flamenco, sopratutto grazie alla presenza di Concha Buika, cantante spagnola, di origini equatoguineane, e plurivincitrice del Latin Grammy Awards.

Tra le tracce migliori e più significative vanno sicuramente citate The fig and The Olive Tree, brano in cui ci si sofferma sull’importanza della pace interiore, e la bellissima Spirits Of Light, un vero e proprio inno alla musica, descritta come un mezzo potente nella vita delle persone. Con Bilal si ritorna ad affrontare tematiche della fede islamica: il titolo richiama, infatti, Bilâl ibn Rabbâh, uno dei Compagni del Profeta e il primo muezzin di Maometto. Bilan è stato il primo uomo, scelto dal Messaggero di Allah, che fece il richiamo alla preghiera: a lui venne affidato il compito di chiamare alla preghiera e alla salvezza cinque volte al giorno, da qui il coro, più volte ripetuto nel testo della canzone, “Five times A Day“.

Tra le tracce già note c’è invece Zion Stereo, brano che ha ormai tre anni (venne pubblicato come singolo nel 2014 per la VpRecords) ma che viene leggermente rivisto nei cori e nel ritmo, adesso più veloce. Già conosciuta ma più recente è Mind Your Business che ci ricorda come la vita sia troppo breve per stare a criticare gli altri, consigliandoci che il nostro tempo sarebbe meglio impiegato se dedicato ad essere generosi e gentili verso il prossimo. A concludere il disco un trittico di brani come Mother Mada, rivolto alla madre terra, Valley of Roses, fortemente reggae ma con assoli di chitarra tipici del rock, e Kingdom che propone influenze gnawa, musica etnica del Marocco praticata da un gruppo etnico discendente dagli schiavi neri.

Concludiamo questa recensione con un consiglio: acquistate Hira e non perdetevi, non appena ci sarà l’occasione, di assistere ad un concerto di Meta & The Cornerstones. Se le aspettative su questo disco, almeno da parte mia, erano davvero elevate, sono state in pieno altamente soddisfatte. Se amate il roots, amerete Hira…sempre di più dopo ogni ascolto.

 Tracklist Hira

01. Hira
02. Addis State Of Mind
03. The Fig And The Olive Tree
04. Spirits Of Light
05. Do feat. Concha Buika
06. Zion Stereo
07. Join The People
08. Mind Your Business
09. Bilal
10. Regardless feat. Concha Buika
11. Mother Mada
12. Valley Of Roses
13. Kingdom
14. Finding Oneself

Advertisements

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi