Se anche i giudici sono favorevoli alla legalizzazione della cannabis

Non soltanto gruppi di attivisti appositamente nati o fruitori abitudinali della sostanza; da un po’ di tempo la legalizzazione della cannabis è un tema che ha sconfinato, andando ad invadere anche il terreno di altri esponenti della società civile. Negli ultimi mesi in favore di questa battaglia si sono schierati personaggi noti, come nel caso di Roberto Saviano che avevamo riportato, politici, che hanno dato vita ad un Intergruppo Parlamentare con esponenti di diversi partiti per legiferare sulla legalizzazione, e, ultimi in ordine di tempo, perfino i magistrati.

È successo molto di recente, quando il pm di Torino Andrea Padalino si è espresso in modo piuttosto netto in favore della liberalizzazione, asserendo che la battaglia proibizionista è stata persa. Un’affermazione importante, che va a ricalcare quella già espressa qualche tempo fa dal procuratore capo della Direzione Nazionale Antimafia Franco Roberti, il quale, nel marzo del 2015, si era ampiamente sbilanciato auspicando una legalizzazione delle droghe leggere in quanto, anche secondo lui, il proibizionismo avrebbe fallito; e per sconfiggere le mafie che con lo spaccio fanno affari d’oro, la soluzione più intelligente sarebbe quella di legalizzare l’uso di droghe leggere.

In effetti il proibizionismo sembrerebbe essere alquanto fuori tempo, non soltanto perché si continua a lasciare un business fiorente nelle mani della criminalità organizzata, ma anche perché molti paesi occidentali stanno aprendo all’uso personale della cannabis; e con l’attuale diffusione ormai capillare di internet, è possibile comprare semi di marijuana online quasi dappertutto, anche in Italia.

Le ultime dichiarazioni del sostituto procuratore di Torino Andrea Padalino sono arrivate lo scorso 6 marzo, basate sull’assunto che il proibizionismo avrebbe fallito: “sul contrasto alla diffusione delle cosiddette droghe leggere abbiamo perso la partita.”

Affermazioni nette, che non lasciano spazio a interpretazioni diverse, e che trovano ragion d’essere anche in una norma che, sempre secondo il pm, si sarebbe rivelata un fallimento totale: la legge in questione è la n.309 del 1990, il Testo Unico sulla Droga che è tornato ad essere il punto di riferimento sul tema dopo che per alcuni anni era stata sostituita dalla nota legge Fini-Giovanardi, bocciata nel 2015 dalla Corte di Cassazione.

Poiché questa legge si sarebbe rivelata un fallimento totale, per il sostituto procuratore di Torino Andrea Padalino tanto varrebbe rinunciare all’azione repressiva, arrivando a considerare legale la cannabis. Una proposta che viene direttamente da un uomo di giustizia, e che per questo è sicuramente destinata a far rumore; oltre che a far segnare un altro punto in favore di chi si auspica la legalizzazione.

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