Sly and Robbie present Stepper Take the Taxi: la recensione dell’album

Se il reggae è principalmente basato sul binomio Basso-Batteria allora Sly and Robbie sono il reggae. I gemelli del ritmo come sono stati soprannominati, hanno dato alla musica jamaicana un contributo fondamentale nel corso di tanti anni di carriera. Hanno inciso dischi con moltissimi artisti (reggae e non), hanno suonato in tour con i più importanti cantanti dell’isola caraibica, e hanno portato al successo progetti oramai leggendari, come i Black Uhuru di Michael Rose. Ma gli artisti con hanno collaborato sono innumerevoli ed è un elenco lunghissimo.

Nel tempo sono diventati anche produttori e hanno fondato una etichetta discografica la Taxi, utilizzandola per lanciare lavori tradizionali e più sperimentali, mostrando una capacità e un eclettismo musicale fuori dall’ordinario. Sulla scena da 4 decenni, sono usciti da poco con un cd per la loro etichetta, dal titolo “Stepper take the taxi” che ci introduce al reggae di alto livello al quale ci hanno abituato da sempre. In realtà Stepper è un sassofonista francese, Guillame Briard, da loro conosciuto negli anni ’80 e con il quale avevano collaborato in passato, ma adesso gli “hanno fatto prendere il Taxi”, come si vede chiaramente dalla copertina del disco, hanno inciso questo lavoro insieme, e la presenza del sassofono in questi brani strumentali è predominante e li arricchisce notevolmente. Ovviamente l’esperienza, la classe e la bravura di tutti si può notare nell’eccellente produzione e mixaggio del tutto, con la base ritmica che si accoppia ai fiati in maniera meravigliosa.

Si comincia questo viaggio franco-jamaicano con “Fistful of horns” e “Occupy downtown” nel quale si possono riconoscere due riddim famosi Uhuru style, si continua con un sorprendente “Frenchman in Paris” sulle note di “Englishman in New York”, e “Taxi to Paris” è un bellissimo lovers strumentale che incanta. Non finisce qui, “Stepping revolution” e “Cool Ruling” sono due classici reggae e il secondo ha un attacco micidiale che ricorda “Revolution” di Dennis Brown. “Taxi tune up” è forse l’unico episodio da 8 in un disco da 10, ma comunque il livello è sempre alto. Probabilmente un attimo di riposo perchè i 4 brani finali sono una degna conclusione del cd, “Horn of Kings” lascia spazio al Sax di Stepper su un dub alla “Sly and Robbie”(e ho detto tutto!), “Imminent Danger” ripercorre le strade del reggae dei primi anni ’70 e regala brividi a noi “diversamente giovani”.

“Pimp my cab” è un brano saltellante che invita al bello, mentre la conclusione è un brano incredibile “Matera Lounge” (forse sarà dedicato ad un lounge bar della cittadina lucana :-)), un dub rarefatto e sognante dove una melodica ricorda Augustus Pablo, uno xilofono dolcissimo accompagna l’incedere del duo ritmico e quando il brano finisce si rimane con un po’ di amaro in bocca, perchè se ne vorrebbe ancora, e allora riparte il riascolto! I due mostri non sbagliano un colpo!

Emilio Chirico

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