Twinkle Brothers a Napoli: il nostro report fotografico e video

E’ mezzanotte in punto quando i membri della band salgono sul palco, accolti dalle ovazioni di un folto pubblico in attesa di vedere questa band leggendaria. Per l’unica data in Italia si è dato appuntamento al Parco dei Camaldoli di Napoli, un pubblico proveniente da tutto il centro sud, dalla Puglia, dalla Calabria, da tutta la Campania. Gli amanti del roots reggae verranno ripagati pienamente da una ottima esibizione di arzilli “diversamente giovani” che guidano i ritmi reggae con maestria ed esperienza.

La location è quanto meglio si potesse desiderare, una terrazza immersa nel verde, che si affaccia su una delle vedute più belle e famose del mondo, il Golfo di Napoli. E’ anche l’inizio della Festa di riscossa popolare, organizzato per la prima volta in questo luogo e bisogna dire che i compagni dell’area flegrea hanno fatto le cose per bene. Si respira un’aria tranquilla e rilassata mentre un bellissimo sound system, evidentemente autocostruito, spara Dub a palla, facendo vibrare l’aria e i ….diaframmi!

Il concerto è iniziato con l’esibizione di Della Grant, moglie di Ralston Grant, uno dei due fratelli Grant che hanno fondato la band negli anni ’60. La voce gospel di Della ha piano piano riscaldato tutti noi, che avevamo una tremenda voglia di dondolare e ha introdotto in maniera perfetta dopo una ventina di minuti, il frontman della band, il mitico Norman Grant, che dopo una introduzione a cappella ha iniziato la cavalcata roots di una storia ormai cinquantennale (come passa il tempo!) mettendo in pista tutti i suoi pezzi più famosi, e allora “Rasta pon top”, “Jah Kingdom come”, “Never get burn”, “Since I throw the comb away”, “New song for Jah”, e tante altre, accolte tutte con grande entusiasmo e gioia da parte di un pubblico veramente appassionato. Due ore di “positive vibration”, che appagano, anche se in parecchi chiedono un ulteriore bis. E in questo ambiente di festa, il golfo di Napoli sembra la Baia di Kingston.

Report, foto e video a cura di Emilio Chirico

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