The Original Wailers live a Torino: il nostro report foto e video

L’8 marzo, in corrispondenza della festa della donna, risuonano reggae vibes all’Hiroshima Mon Amour di Torino, col ritorno sul palco dei The Original Wailers. Oltre ad Al Anderson, nella nuova formazione della band ritroviamo Tyrone Downie, lo storico tastierista di Marley nonché produttore di molti artisti. Tra i nomi nuovi della band troviamo Rohan Oneil Reid al basso, Howard Smith alla batteria e Chet Samuel (già opener ai concerti di Burning Spear) alla voce e alla chitarra insieme ad Al.

Comincia ad arrivare gente, e il locale è un ribollire di musica suonata da un DJ in attesa dell’arrivo della band, che non tarda molto a salire sul palco: i musicisti prendono posto e lo spettacolo può iniziare. È ‘I Shot the Sheriff’ ad aprire il concerto, e capiamo fin da subito che la voce di Chet insieme alla chitarra di Al e le tastiere di Tyrone sono la giusta combinazione per una serata memorabile. Continua il repertorio dei brani di Marley, con canzoni quali ‘Get Up Stand Up’, ‘Could You Be Loved’, ‘Stir It Up’, ‘Three Little Birds’, ‘Is This Love’ e ‘Buffalo Soldier’: in tutti i brani la chitarra sembra cantare in parallelo con la voce. Non manca lo spazio per i brani tratti dall’album di debutto di Chet, uscito nel 2008 e intitolato ‘Say My Name’: la massive sa rispondere prontamente e in maniera positiva ai brani ‘Not Easy’ e ‘Where Did the Loving Go’, dallo stile lovers/new-roots.

Dopo un breve intermezzo nel quale Al intrattiene la massive improvvisando alla chitarra, i musicisti riprendono posizione e vengono intonate le note iniziali di ‘Redemption Song’: il pubblico va in delirio. Anche se purtroppo il tempo a disposizione non è ancora molto, abbiamo ancora il tempo per sentire classici come ‘No Woman No Cry’ -altra ovazione della massive- e ‘One Love’, ma è con ‘Exodus’ (l’ultimo brano della serata) che il pubblico dà il meglio di sé. Al Anderson sembra non sentire stanchezza, e continua a far cantare la sua chitarra anche in questo ultimo storico pezzo scritto da Marley nel 1977. Vorremmo tutti poter restare lì ancora un po’; qualcuno esorta Tyrone -sceso un attimo dal palco- per un bis, ma purtroppo s’è fatto tardi e bisogna iniziare a smontare l’attrezzatura dal palco. Il DJ però continua a mettere su musica, e i musicisti si mescolano tra la folla per foto e autografi.

Sono questi i concerti in cui si riesce a percepire la genuinità di quei musicisti che, nonostante la fama e la popolarità raggiunte, son riusciti a mantenere un comportamento umile, non sempre tipico di tutte le star.

Report, foto e video a cura di Francesco Palazzi

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