Smiley Culture, il verdetto: le perquisizioni dovranno essere più sicure, nessuna responsabilità degli agenti

Un gesto imprevedibile: David Emmanuel era tranquillo e nessuno poteva immaginare che avrebbe tirato fuori un coltello da chissà dove e se lo sarebbe ficcato nel petto. Ma cose di questo genere non devono più succedere.
La giuria ha deciso e l’inchiesta è finita. Non ci sono prove che dimostrino la negligenza di nessuno dei quattro agenti entrati in casa di Smiley Culture quel 15 marzo 2011. Nemmeno di “Testimone 2”, così è stato chiamato per proteggerne l’identità durante l’indagine, il poliziotto che si trovava in cucina a redigere il verbale mentre i suoi colleghi perquisivano l’abitazione. Era stato lui a dare il permesso al cantante di alzarsi, più volte, per fare del tè. Libertà che Smiley Culture ha usato per prendere un coltello e pugnalarsi.
I soccorsi erano stati allertati immediatamente dagli agenti che, in attesa del loro arrivo, avevano tentato un primo soccorso.

Ma una perquisizione non può finire con un suicidio. Per questo il coroner Richard Travers ha spiegato che suggerirà alla polizia un modo migliore per supervisionare i sospettati durante le perquisizioni. Il portavoce della polizia riconosce che “la giuria ha fatto molti commenti sul fatto che un singolo agente avesse sia il compito di controllare il signor Emmanuel, sia quello di redigere il verbale. Per questo terremo molto in considerazione i consigli formulati dal medico legale in relazione a queste situazioni”.

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