Il grande ritorno dei Figli di Annibale: recensione del nuovo album degli Almamegretta

Il mese di giugno ha visto l’uscita del nuovo cd degli Almamegretta, seminale reggae-dub band napoletana, che dopo qualche anno di separazione, ha visto la reunion con il cantante della formazione originale, il grande Gennaro Della Volpe in arte Raiz. Nei primi anni 90, il gruppo si era imposto all’attenzione con una serie di lavori di grande livello qualitativo, a cominciare da quell’Anima Migrante che conteneva una gemma assoluta della canzone italiana che è Figli di Annibale. Raiz  ha lasciato la band dopo qualche anno per provare alcune esperienze da solista, sostituito da ottimi artisti come il rapper Lucariello e Marcello Coleman. La reunion però era nell’aria e già in una serie di concerti tenuti nel 2012, per il ventennale della fondazione della band, Raiz si era esibito insieme ai suoi ex compagni di percorso. Evidentemente l’anima migrante di Gennaro, ha ritenuto opportuno di (ri)cominciare un nuovo percorso con gli amici con cui aveva iniziato.

Il risultato è un nuovo disco che riprende un importante discorso musicale e culturale lasciato troppo presto. Un prepotente ritorno alle radici grazie alla voce di Raiz (un particolarissimo tono di voce che  mixa sapientemente la voce dei  cantanti napoletani da cerimonia, i cosiddetti cantanti “a fronna e limone”, con il raggamuffin e il canto arabo ed ebraico, data anche la sua origine ebraica e la recente conversione a quella religione), supportato alla grande dal reggae’n’dub che si rifa al roots più autentico e a maestri quali Lee Perry,  Scientist, King Tubby, e prende ispirazione anche dalla scena dub inglese a partire dai grandi Mad Professor e Adrian Sherwood, per finire agli Zion Train con i quali gli Alma avevano  già collaborato in passato. In più sono presenti tre collaborazioni di alto livello, con Enzo Gragnaniello, James Senese e Gaudì (produttore italiano che lavora a Londra, tanti anni fa famoso in Italia come Lele Gaudì).

Il disco inizia con la canzone presentata a Sanremo, “Mamma non lo sa” che è un po’ la storia di molti contadini dell’area Nolana, a nord di Napoli, che diversi anni fa attratti dal lavoro in fabbrica (la ormai tristemente nota Fiat di Pomigliano D’Arco), abbandonarono le campagne, e che adesso, con la crisi mondiale che morde l’industria, vengono cacciati e non hanno più prospettive. “Ancora vivo” è il secondo brano che ci immette direttamente nell’Almamegretta style più vero, cantato in napoletano, testo che racconta di un amore contrastato, reggae incalzante e conclusione su note suonate da strumenti arabi. “Amaromare” è un dub ipnotico e coinvolgente nel quale si parla di emigrazione e di difficoltà nel vivere il quotidiano, in un mondo razzista e che non vuole accettare l’integrazione. “Custodiscimi” è un brano che musicalmente ricorda il dub di scuola inglese all’Adrian Sherwood, e la presenza di Raiz è discreta, visto che si lascia molto spazio alla musica. E arriviamo a “Na bella vita” uno degli episodi del disco più importanti, e non solo per la presenza della voce di Enzo Gragnaniello, ma per il testo che chiede una bella vita per tutti, e che finalmente tutto ciò che è cattivo, inutile e dannoso per l’uomo venga cancellato. Una bella utopia, ma con la splendida linea reggae che accompagna il tutto, possiamo anche immaginare di cominciare a sperare. Dubstep con echi arabeggianti è il brano che da il titolo al cd, “Controra”, che per chi non lo sapesse non è nient’altro che il primo pomeriggio, e che rappresenta nelle regioni del sud un momento di riposo, anche perchè con il caldo è complicato lavorare proprio dopo mangiato. Il padrone non vuole che i contadini si fermino, mentre gli stessi vogliono riposarsi un po’, anche perchè i turni sono massacranti e il sole picchia! Con “La Cina è vicina” ci affacciamo sul grande e affascinante mondo orientale, e l’uso di strumenti di quel grande paese ne richiama subito la presenza, il tutto accompagnato da un reggae assolutamente delizioso e un testo che racconta di un amore bello e complicato per una ragazza cinese. Il ritornello di questa canzone entra in testa e difficilmente ne esce.

The Follower” che vede la partecipazioni di Gaudì, è un po’ la storia autobiografica dei ragazzi del gruppo che sognavano Londra e la Jamaica, e che hanno trasformato all’epoca Napoli in Kingston “facendo il sound”, (cantando Mario Merola come Capleton!), e che adesso desiderano solo di essere seguiti nel ritmo. Se poi la cosa non piace più , beh allora si può cambiare canale. Il Dub di questo brano è sontuoso. Chiude il disco “Pane, vino e casa”, con l’illustre e preziosa presenza di James Senese al sax,  un ritmo ska-reggae contrassegnato da frasi musicali che richiamano i suoni delle bande di paese, che rende il tutto molto intrigante. Il sax di James Senese fa il resto. Il testo della canzone è ispirato ad un discorso di Adriano Olivetti, in occasione dell’apertura di uno stabilimento in provincia di Napoli. Nel quale si capisce che lo stesso Olivetti è stato l’ultimo (e forse unico) imprenditore illuminato e intelligente che ha avuto questo paese, devastato poi dagli Agnelli, Pirelli, e compagnia bella per finire in gloria con Berlusconi.

In conclusione disco eccellente e di alto livello, che vede il ritorno prepotente di un gruppo importante per la musica italiana (vogliamo dire alternativa? Anche se a mio parere esiste la musica e basta), che fa del melting-pot su base reggae e dub il proprio modo di essere e di pensare.

Emilio Chirico

Commenta

commenti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi