La recensione di New Daw, il nuovo album di Omar Perry

Il curriculum musicale di Omar Perry è di tutto rispetto. Figlio di the Mighty Upsetter Lee Perry, gavetta nella scena reggae africana ed europea, tre album ed un EP che spaziano dalle tonalità ska/reggae a brani più in stile dance/raggamuffin. Questo quarto album, intitolato New Dawn, edito per la Khanti Records e registrato insieme alla Soulnation Band ed arricchito dalla partecipazione di numerose band ed artisti internazionali, non è da meno e promette di essere uno dei migliori lavori reggae di quest’anno.

Non nascondo la mia trepidazione per l’uscita di questo disco: son venuto a conoscenza della musica di Omar ormai quasi 10 anni fa con Man Free… e qui parte il momento nostalgia: erano ancora aperte le Fnac in Italia (quanto passa il tempo) ed era possibile trovare dischi reggae di qualità anche in questi grandi retail ad un prezzo abbordabile. Ad ogni modo, la timbrica della voce di Omar e la maestria a passare dalle liriche conscious a brani un po’ più leggeri è una cosa frequente, ma non sempre che riesce in maniera ottimale. Dopo la sua ultima comparsa sulla scena musicale con un EP nel 2015, il brano Living Legend uscito a inizio anno e la notizia del nuovo disco sono state una bellissima sorpresa.

Uscito il 25 maggio, c’è voluto un po’ di tempo e numerosi ascolti prima di decidermi a buttare giù questa recensione, ad ogni ascolto mi sembrava ci fosse ancora qualcosa ancora da comprendere andando a leggere tra le liriche, senza contare i ritmi che invogliano l’ascoltatore ad ascoltare i brani ancora e ancora. La prima cosa che salta all’orecchio sono le liriche del disco, i messaggi profondi ed il coinvolgimento che praticamente tutte le canzoni sono state in grado di trasmettere, come se queste fossero un’amplificazione dei pensieri di Omar e delle sue riflessioni su come possiamo operarci per rendere il mondo un posto migliore.

Si percepisce la solennità che caratterizza l’ultima fatica di Omar Perry già a partire da Living Legend, primo brano presentato e prima traccia del disco che è una prova di fede in Selassie. Il ritmo ipnotico e travolgente, con linee di basso potenti si sposa bene con le liriche conscious, che proseguono in Freedom, una freedom song che, come affermato dallo stesso artista, domanda “free speech, free walk, free talk, we just want free to live” in un mondo continuamente sotto pressione, dove spesso ci si dimentica di essere grati per ciò che ci circonda. Con Educated Fool i ritmi si fanno più veloci e le liriche in stile raggamuffin di Jah Mason arricchiscono questo brano, che fa riflettere l‘ascoltatore sul fatto di pensare con la propria mente, senza lasciarsi condizionare da ciò che possono ad esempio dire i politici per convincerti a pensare come vogliono loro. La prima cosa che salta all’orecchio dall’ascolto di questi primi brani è il fatto che quasi tutte le canzoni hanno una profondità di messaggio impressionante, trattando con una diversa sfumatura musicale tematiche tra loro simili.

Be Like That, con il suo ritmo più dolce e rassicurante, sembra il naturale proseguimento di Educated Fool, ponendo questa volta un accento in particolare sulla necessità di cambiare comportamenti e modo di pensare, vivendo al meglio la vita e le opportunità che questa ci offre. Aperta invece da trombe squillanti e con un ritmo più allegro, Bad Mind People riflette quanto afferma l’artista quando canta “I neva eva let them get me down […] seh dem a bad mind people”: mai lasciarsi influenzare e farsi buttare giù dalla negatività che certe persone sono in grado di trasmettere. Su una tonalità roots con una linea di basso iptnotica, viene introdotta la seconda big featuring del disco: lo storico frontman dei Congos, Cedric Myton, che con la sua caratteristica voce duetta insieme ad Omar in Checking for Me. Sarà il nome storico della featuring, sarà il riprendere i ritmi e le liriche ricorrenti nei brani dell’epoca d’oro della roots music, ma con questo brano sembra davvero di fare un salto nel passato e sembra di rivivere una recording session nello storico Black Ark Studio.

Siamo a metà album, ed un disco reggae che si rispetti non può non avere una love tune: Sweet Love, con una linea di basso travolgente, descrive in pieno come una relazione dovrebbe essere; sicuramente un brano come questo merita di esser ballato stretto al proprio partner, sia durante un concerto che ad una session di sound system. Rebel in Your Town è un inno al libero arbitrio che, su una linea di basso incalzante e con uno squillo di trombe, annuncia l’arrivo in città dei rebels e, come nelle canzoni precedenti, incita ad avere più fiducia in sé stessi. Con When One Door Close invece i toni si fanno più cupi: il battere secco dei tamburi, il pianto in sottofondo di un bambino ed un coro che fa eco ad Omar. Ma, nonostante nella vita si finisca spesso per ricevere porte in faccia, occorre ricordare che i nostri errori e fallimenti ci aiutano a crescere… ed anche a forza di errori finiamo per trovare la nostra strada nella vita. Consapevoli di ciò finiamo catapultati in Sound the Trumpet, che contiene l’ultima featuring del disco: Bouchkour e Komlan, i due cantanti del gruppo francese Dub Inc. Ed il suono della tromba intende risvegliare la gente affinché prenda l’iniziativa per collaborare e contribuire insieme alla costruzione di un mondo migliore.

Siamo ormai agli sgoccioli del brano, i ritmi assumono un tono più gioioso ma le liriche conscious non finiscono: See Dem Running è l’ennesima prova di fede in Rastafari da parte di Omar, per cui nonostante le difficolta e gli ostacoli che costellano la vita, con Jah come compagno di viaggio non c’è nulla da temere [Jah ah mi light him a mi salvation/ walk through the valley, I fear no one/… / watch how the wicked and evil how dem a flee]. La canzone successiva, Can’t Escape [Global Warming], ammetto che mi ha lasciato spiazzato: non mi è mai capitate di sentire una canzone che parla del cambiamento climatico in modo così semplice ed efficace; sebbene alcuni (addirittura politici) continuino ancora a ritenere il fenomeno del global warming una bufala o una fake news (ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale), già dai primi versi del brano si va a centrare il succo del discorso: quando la (troppa o troppo poca) pioggia cade, non cade solo sulla casa di un uomo, ed urge mettere in atto il cambiamento prima che sia troppo tardi.

Toni più allegri ed ottimistici con Weh Dem A Go Say, che trasmette una sensazione finale di sollievo e, tra una chitarra frenetica e dei fiati squillanti, sembra di trovarci in mezzo ad una folla che durante un concerto si muove a ritmo di musica, con l’artista che ad un certo punto scende dal palco per mischiarsi in mezzo alla folla. Ultimo regalo per gli ascoltatori è la versione acustica della bellissima Sweet Love.

Insomma, questa ultima fatica di Omar è a tutti gli effetti un revolutionary album a tutto tondo che, passando da riflessioni su aspetti politico-sociologici ed ambientali (è raro trovare un artista che nei suoi brani vada a porre l’accento sulla tematica del surriscaldamento globale) non manca di trattare anche tematiche personali ma allo stesso tempo universali, come ad esempio le sensazioni che proviamo quando si ama qualcuno, la fiducia in sé stessi e la speranza di riuscire tutti insieme a costruire un mondo migliore.

Tracklist New Daw

01. Living Legend [Jah Live] 02. Freedom
03. Educated Fool (ft. Jah Mason)
04. Be Like That
05. Bad Mind People
06. Checking for Me (ft. Cedric Myton)
07. Sweet Love
08. Rebel in Your Town
09. When One Door Close
10. Sound the Trumpet (ft. Dub Inc)
11. See Dem Running
12. Can’t Escape [Global Warming] 13. Weh Dem A Go Say
14. Sweet Love [Acoustic Remix]

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