Intervista ad Harrison Stafford dei Groundation: vi parlo di Holding on to Jah

Dopo aver intervistato a distanza i Groundation, parlando del loro ultimo album A Miracle e del loro imminente tour italiano, abbiamo deciso che c’era ancora qualcosa di cui parlare. Per questo abbiamo fissato un incontro con Harrison Stafford, frontman della band americana che ci ha parlato di un progetto che presentiamo in Italia in anteprima.

Si tratta di Holding on to Jah, il film documentario realizzato proprio da Stafford e che uscirà il 2 novembre 2015. Senza svelarvi altro, vi proponiamo qui di seguito la video intervista in inglese, seguita dalla traduzione scritta in italiano.

Intervista, traduzione e video a cura di Francesco Palazzi

Francesco Palazzi: Ciao Harrison, piacere di conoscerti.
Harrison Stafford: Il piacere è mio.

FP: Quello al Flowers Festival è stato un grande concerto, nonostante la pioggia. Ma comunque adesso siamo qui..
HS: Si.

FP: .. vorrei farti qualche domanda sul tuo documentario, ‘Holding on to Jah’. Di cosa si tratta?
HS: ‘Holding on to Jah’ racconta la storia del Movimento Rasta e della Jamaica, raccontata dai cantanti e dai musicisti che l’han fatto conoscere al mondo. Non c’è un narratore, l’unica narrazione viene da me che siedo con gli elders, gli Israel Vibration, i Congos, gli Abyssinians, Don Carlos, Pablo Moses, Ijahman Levi..

FP: ..tutti quanti.
HS: Sì, le figure cardine, Ras Michael, Mystic Revelation of Rastafari. Probabilmente trenta persone che sono la storia, e raccontano degli indiani Arawak e dello stabilirsi degli spagnoli sull’isola, della tratta degli schiavi nelle colonie inglesi..

FP: .. insomma la storia.
HS: È un documentario storico-educativo.

FP: So che c’è voluto molto tempo per produrlo, com’è stato..?
HS: Il viaggio è stato fantastico.

FP: Sì?
HS: Certo, è stato fantastico per me potermi sedere con tutti questi elders, molti dei quali avevo già conosciuto anni prima di produrre questo film. Ma abbiamo iniziato nel 1999, quando insegnavo la storia del reggae alla Sonoma State University quando Joseph Hill dei Culture venne in tour in California lo chiamai e gli chiesi “Hey, potresti venire nella mia classe e fare una lezione su com’era vivere a Kingston”, così invitai Joseph a lezione e chiamai anche il mio amico regista Roger Hall e gli dissi “Roger vieni in università per filmare Joseph Hill che parla ai ragazzi”.. o meglio alla classe. Ecco com’è iniziato tutto. E inclusi Roger nella troupe portandolo  con me in Jamaica nel 2000, dove filmammo in molte location come St. Ann’s Bay, Kingston, e fu un grande momento. Abbiamo anche filmato Mortimo Planno e molti rasta elders che non ci sono più. Con questo film ho passato dei bellissimi momenti quando mi han trasmesso la loro conoscenza e le loro esperienze di vita, e tutto questo è emozionante: elders Rasta che predicano giustizia e eguali diritti al mondo.

FP: L’esperienza trasmette saggezza.
HS: Sicuro, e loro hanno avuto moltissima esperienza.

FP: Come mai c’è voluto così tanto tempo? È stata una scelta o a causa dei diversi progetti nei quali sei coinvolto?
HS: Si beh, sono molto occupato e, sai, non sapevamo neanche bene in che cosa consistesse il progetto: siamo andati in Jamaica, abbiamo parlato con questi elders, ed all’inizio parlavamo della loro vita. Il grande regista Steven Spielberg aveva sentito le testimonianze dei sopravvissuti dell’Olocausto, molti dei quali non saranno ancora qui e a breve i testimoni che hanno vissuto sulla loro pelle questo evento saranno scomparsi, ed in un certo modo mi sono sentito un po’ come lui quando ero seduto con questi elders, che sono la prima generazione che vide Selassie quando andò in Jamaica nel ’66 ed ebbero questo bellissimo momento spirituale, con l’indipendenza della Jamaica nel 1962 e la nascita dello ska e del reggae i rasta dissero “Ok, abbiamo un veicolo.. la musica reggae è il nostro veicolo per trasmettere questo messaggio al mondo intero”, e Bob Marley è l’uomo che lo ha saputo trasmettere ovunque.
Quindi c’è voluto molto tempo per comprendere quale fosse la trama, e all’incirca nel 2006, quando il lead singer dei Culture, Joseph Hill, morì (ormai quasi 10 anni fa), chiamai Roger (Hall) e gli dissi “Roger, dobbiamo fare qualcosa” e così cominciammo con la storia storia di contorno, dalla tratta degli schiavi a Marcus Garvey e al suo sguardo rivolto verso l’Africa, l’incoronazione di Selassie, la Rivelazione e la Bibbia, il voto Nazireo e i natty dreadlocks e tutte le cose collegate, ed il reggae. Quindi, una volta concepita l’idea e la trama, abbiamo capito finalmente cosa fare nel 2006. Abbiamo ancora fatto alcuni viaggi in Jamaica, ma abbiamo tutto..

FP:.. avete incontrato una seconda generazione?
HS: In che senso?

FP: Intendo dire, questi viaggi più recenti sono stati per incontrare una seconda generazione?
HS: No, ci sono ancora tutti gli elders. È semplicemente che ci sono talmente tanti musicisti e cantanti in Jamaica che potresti spenderci sei mesi o addirittura un anno e incontrare sempre qualche musicista, del tipo “oh Ken Boothe… oh Horace Andy… oh i Mighty Diamonds… oh Burning Spear… oh Bunny Wailer”, è una cosa immensa, ma la loro è una storia speciale e unica e riguarda una religione occidentale, perché il Rastafarianesimo proviene dal Cristianesimo e dalla cristianizzazione forzata degli schiavi, ed è rivolto verso qualcosa che è cristiano, musulmano o ebraico e dice “il nostro dio è nero”, e questo è molto importante per l’idea di uguali diritti per la gente di colore.

FP: Per alcuni questa è una visione controversa, da una certa prospettiva.
HS: Sì, ma non dovrebbe, e questi sono gli insegnamenti di Marcus Garvey. Marcus Garvey è l’uomo che disse “Se un uomo bianco -come ad esempio te e me- vuole avere un dio bianco, nessun problema” e allora tutto a posto, il tuo dio è bianco, ma se Marcus Garvey è  un uomo che vuole vedere il suo dio di colore non dovrebbe esserci alcun problema, giusto? E Rastafari è il primo segnale proveniente dalla diaspora africana: han preso una religione occidentale portandola nell’ottica africana, e questo ha completato il cerchio, perché come tu hai addosso i colori rosso giallo e verde, allora i valori di eguali diritti e giustizia sono gli stessi per tutti, perché questi sono gli insegnamenti principali di Haile Selassie.
Quindi è davvero una pienezza e proviene da questa povera gente della Jamaica, ma è una storia bellissima e particolare.

FP: So che il documentario uscirà verso la fine di quest’anno.
HS: Il 2 novembre, il giorno dell’incoronazione di Selassie.

FP: Sarà possibile vederlo anche qui in Europa?
HS: Lo spero.. questa è la parte un po’ più difficile, ma sarà in formato DVD, sarà sul sito holdingontojah.com e sul sito dei Groundation, sarà anche disponibile su iTunes e in streaming online in tutto il mondo, quindi gustatevi “Holding On to Jah”!

FP: Grazie per il tempo che ci hai concesso, è stato un piacere. Vuoi dire qualcosa alla massive reggae italiana?
HS: Wow.. Sapete, è tutto nel messaggio del film “Holding On to Jah”, rimanere focalizzati sulle cose positive, sull’amore e la fratellanza ed insegnare ai nostri figli la verità, ovvero uguaglianza e giustizia per tutte le persone, senza distinzione in base a razza, colore, nazionalità, classe, politica. Siamo un’unica umanità ed abbiamo un unico destino tutti insieme, quindi dobbiamo essere uno per tutti e tutti per uno.

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