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Intervista a Babaman: vi parlo di Vibrazioni Positive

A pochi giorni dall’uscita di Vibrazioni Positive, il quattordicesimo disco di Babaman, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare l’artista milanese. Una serie di domande e risposte che ruotano ovviamente intorno all’ultima fatica discografica ma anche un’analisi su alcune questioni che da anni riguardano la scena reggae italiana.

Andrea: Ciao Baba e benvenuto su eventireggae.it!
Babaman: Ises!!!

A: Noi abbiamo definito Vibrazioni Positive come il disco più reggae della tua carriera. Sei d’accordo?
B: Non saprei, devo ammettere che è la prima volta che ci penso…probabilmente si, uno dei più reggae insieme a “La Nuova Era” credo.

A: Negli anni ci siamo sentiti dire, quasi come giustificazione di utilizzare l’inglese ed il patois, che è difficile scrivere e cantare reggae in italiano. Tu con Vibrazioni Positivi proponi un disco disco completamente in Italiano: è stato così difficile? Quale è il tuo pensiero a riguardo? 
B: Ho sempre fatto dischi in italiano, sono convinto che sia l’unico modo di trasmettere il mio messaggio in maniera massiva in Italia. Non serve a nulla parlare patos in Italia se il pubblico non afferra i concetti, non ha una cultura musicale adeguata o semplicemente non capisce la lingua. Il mio obbiettivo è comunicare.

A: Nei tredici brani presenti hai affrontato diverse tematiche: sociale, ambiente, spiritualità, società moderna, amore. C’è un qualcosa di cui avresti voluto parlare e cantare, senza riuscirci?
B: Fino ad ora no, prendo queste cose come sfide. Penso che un professionista debba essere in grado di comporre un testo su qualsiasi argomento se lo conosce a fondo. Avere cognizione di causa è basilare ovviamente.

A: In una recente intervista facevi presente che nel reggae italiano solo tu e Brusco cantate d’amore. Considerato che in Giamaica esistono numerosi “reggae-lovers”, uno a caso Romain Virgo, cosa ne pensi di questa situazione nel nostro paese?
B: La situazione italiana non è delle migliori… parlando di reggae, hip hop ecc non c’è una vera e propria cultura musicale secondo me. In paesi come Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, si respira decisamente un’altra aria, questi sono paesi con una forte contaminazione culturale/artistica causata dall’immigrazione. In Francia ci sono ragazzi di colore che sono francesi da tre o quattro generazioni, la nostra chiusura nei confronti dell’immigrazione non giova a mio avviso.

A: Solo una collaborazione ma di grande prestigio: come è nata la possibilità di avere nel disco Nandu Popu?
B: Ho conosciuto Nando e i S.S.S. qualche anno fa ad un evento a Milano, inutile dire che li rispetto molto e che per me è stato un onore ospitare Nando in Vibrazioni Positive. Oltre ad essere un ottimo cantante e professionista Nando è una persona squisita e simpatica, un amico.

A: In Uno spliff a testa, proponi una sorta di omaggio a Jacob Miller. Cosa rappresenta per te?
B: Jacob Miller è la storia…Ogni tanto mi riguardo “The Rockers” e mi brillano gli occhi ogni volta come se fosse la prima volta hehe. Mr. Miller è un mito.

A: C’è un brano di Vibrazioni Positive che ti sta particolarmente a cuore per come è nato o per altro?
B: Vibrazioni Positive mi sta molto a cuore, è uno dei pezzi più ispirati del cd. Proprio per questo ho pensato di metterlo come prima traccia.

A: È il primo disco dopo la firma con la Trumen Records. Come è stato lavorare con loro?
B: Io e lo staff di Trumen siamo amici di vecchia data. Conobbi Jahcool molti anni fa e siamo sempre stati buoni amici, è un professionista eccellente, lavorare con lui è stato un piacere. Mi sono trovato molto bene.

A: Tu sei sempre attivo dal punto di vista dei live ma con un disco appena uscito, ci sarà un tour? Puoi svelarci qualche data in anteprima?
B: Io non mi fermo mai hehe Le date del tour non sono segrete, vengono esposte nella mia pagina Facebook e comunque su tutti i miei social. Penso che come gli altri anni andremo un po ovunque. Purtroppo non scelgo io dove andare, sono i locali a contrattarmi e richiedere la mia presenza. Comunque se mi chiamate volo hehe.

A: Prima di congedarti, ti chiediamo, in quanto rastafariano, un parere su una questione che negli ultimi mesi ha “colpito” il reggae italiano. Senza fare nomi, ci riferiamo ad una recente canzone di uno storico gruppo reggae italiano che ha diviso il pubblico ed in particolare persone vicine al rastafarianesimo. Tu come consideri l’accaduto? Viviamo in una società dove per forza la musica deve essere politicizzata o, in questo caso, “religionizzata” e dove una persona non può pronunciare un suo personale pensiero? 
B: Guarda ti confesso che la cosa non mi interessa, ogni giorno qualcuno dice o fa qualcosa di buono o cattivo. La cosa non mi preoccupa e supratutto non è compito mio giudicare, solo Rastafari può farlo.

A: Bene, ti ringraziamo per il tuo tempo. Ci vediamo presto a qualche show e negli store.
B: Grazie a voi per lo spazio concessomi, Blessed Love.

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