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La recensione di Reggae Survival, il nuovo disco di Raphael

Il successo di Mind -vs- Heart, il primo album solista del cantante degli Eazy Skankers edito per la europea Irievibrations Records, ha portato Raphael negli scorsi due anni a calcare i palchi di oltre quindici paesi, tra questi anche quelli di Messico e Jamaica. Questa volta uno dei più importanti artisti della scena musicale in levare italiana, ha deciso di appoggiarsi alla nuova casa discografica americana Sugar Cane Records per il suo ultimo album intitolato Reggae Survival e che promette essere un degno successore di Mind -vs- Heart.

Questo nuovo lavoro solista di Raphael, al quale han partecipato nei panni di produttori Don Sugar e lo stesso Raphael, supportati da Bizzarri Records e Irieites Records, è un disco contraddistinto da un sound genuinamente roots-reggae, il cui processo di creazione è passato attraverso Jamaica, USA e Italia. Oltre alle featurings, il disco è poi arricchito dall’importante contributo strumentale del celebre sassofonista jamaicano Dean “Cannon” Fraser, che aveva già collaborato con artisti quali Duane Stephenson, Gentleman e Luciano e che da anni è fedele accompagnatore di Tarrus Riley.

Il disco, composto da nove tracce, è poi arricchito da una serie di skits nei quali riconosciamo la voce di Fela Kuti, il musicista-re dell’Afrobeat, e l’ex presidente dell’Uruguay José Pepe Mujica, a sottolineare l’impegno e la denuncia sociale che da sempre contraddistinguono il lavoro musicale dell’artista di Savona.

Le sonorità roots jamaicane si percepiscono già dal primo brano, Dread Inna Babylon, in cui il raggamuffin veloce e tagliente e la linea di basso incalzante spingono ad alzarsi in piedi e muoversi al ritmo di musica. Il secondo brano, Joker Soundbwoy, remake dell’originale Joker Smoker di Triston Palma e che vede affiancati Raphael e lo stesso Triston, segue la scia iniziata da Soundblaster andando a criticare tutti quei deejay che hanno pagine Facebook e si mettono in mostra ma senza avere conoscenza dei fondamenti del mestiere (cyaan recognise a real dub from a splice).

Il primo skit racchiude un frammento audio in cui sentiamo Fela Kuti discutere sul significato attribuibile alla parola “democracy”; Rebel è la traccia successiva, in cui Rapahel riprende quanto detto da Fela Kuti parlando di democrazia e lotta per una libertà totale. Anche in questo caso la linea di basso e il coro femminile sono la ciliegina sulla torta di una canzone di protesta che speriamo di sentire sui palchi che saranno interessati dal Reggae Survival Tour. Non poteva poi mancare nel disco una ganja tune: si tratta di Stock of Weed, un brano dai toni più distesi e con un ritmo più gioioso che non manca di denunciare quanto spesso Babylon criminalizzi l’uso di questa pianta nonostante i molteplici impieghi che essa può avere, pur facendo attenzione a non eccedere nell’impiego (people weh use it, don’t just abuse it) e rifuggire da quelle sostanze stupefacenti logoranti, come il crack e la cocaina.

Nel secondo skit si sente una voce che spiega il tema della riduzione della privacy in rete, è un preludio a quanto trattato nel brano successivo, Who Dem A Pree, in partecipazione con Lion D. La questione della perdita della privacy e dell’acquisizione di dati personali viene letta in chiave simile a quanto scritto nel romanzo orwelliano “1984”, nel quale lo slogan “il Grande Fratello vi guarda” ricorda continuamente alla popolazione del romanzo la superiorità del dittatore sulla popolazione. Con Sweet Motherland si ha un cambio radicale di tematica, incitando la popolazione africana e rivolgendosi in particolare alle giovani generazioni di africani ad unirsi e a rivendicare la gloriosa eredità del continente.

Nel terzo skit sentiamo niente meno che il noto deejay britannico David Rodigan che introduce al pubblico il cantante di Savona. Il brano successivo, intitolato Rise Up, contiene evidenti influenze roots e, anche in questo caso, il brano ha tutti i presupposti per far ballare la massive nei prossimi concerti. A Place For Me invece è un brano dai toni più riflessivi: a volte in certe situazioni capita di sentirsi fuori luogo a causa dell’ignoranza di certe persone o per una condizione interiore, ma a costo di varcare confini e limiti (siano essi fisici o psicologici), tutti alla fine trovano il loro posto nel mondo.

Siamo ormai in dirittura d’arrivo del disco: l’ultimo skit è un estratto da un discorso del rivoluzionario ex-presidente dell’Uruguay, José Pepe Mujica, che cita “i poveri sono quelli che mi descrivono, poveri sono quelli che vogliono molto, perché se vuoi molto sei insaziabile… io son sobrio, non povero, vivo con poco, vivo con l’essenziale… perché? Per avere più tempo, tempo libero per fare le cose che mi piacciono… La libertà e avere tempo per vivere…“. La penultima canzone del disco, Another Peace Song, riprende il concetto di “one love, one heart, one soul”, incitando a mostrare maggiore empatia nei confronti degli altri. La tracklist non può che concludersi con Dread Inna Dub, la versione dub del primo brano. La cosa certa è che questo disco risuonerà a lungo all’interno degli stereo e dei lettori mp3. In conclusione, un disco che sicuramente farà molto parlare e sicuramente da avere.

cover-reggae-survivalTracklist Reggae Survival

01. Dread Inna Babylon
02. Joker Soundbwoy (ft. Triston Palma)
03. Skit
04. Rebel
05. Stock of Weed
06. Skit
07. Who Dem A Pree (ft. Lion D)
08. Sweet Motherland
09. Skit
10. Rise Up
11. A Place For Me
12. Skit
13. Another Peace Song
14. Dread Inna Dub

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