È il giorno di Stony Hill: la recensione del nuovo album di Damian Marley

Con una diretta facebook sulla sua pagina, raccogliendo inevitabilmente migliaia di consensi e condivisioni, lo ha fatto ascoltare per intero ed in anteprima nella serata italiana di giovedì ma è oggi, venerdì 21 luglio, il giorno di Stony Hill, il nuovo attesissimo album di Damian Marley.

Dopo una lunghissima attesa, ritardi e rimandi di uscita, succulente anticipazioni, Jr Gong ha deciso che il giorno giusto per far ascoltare al mondo il suo nuovo album doveva essere quello del suo trentanovesimo compleanno, appunto il 21 luglio 2017.

Un’attesa lunga oltre un decennio, ripagata da 75 minuti di musica passando per la bellezza di diciotto tracce che ci portano all’udito il vero Damian Marley, quello cresciuto a Stony Hill che come lui stesso ci aveva raccontano in una nostra intervista, è quella che in Jamaica è chiamata “uptown”, ovvero la parte migliore della città, la più ricca.

L’apertura è affidata ad una una breve intro di un minuto e mezzo che, con parole di saggezza direttamente pronunciate dalla bocca di Big Youth, ci avvia a Here We Go, primo brano dell’album e traccia potente che propone un campionamento di Jah Is Watching di Dennis Brown. Segue un tris già noto di canzoni: da Nail Pon Cross, che mette in primo piano la crocifissione di persone innocenti, a R.O.A.R. fino a quella che è diventata una vera e propria hit, Medication con la collaborazione del fratello Stephen Marley e che risalta la marijuana anche per usi in campo medico.

Si arriva a Time Travel sorprendente brano con cui Damian ripercorre la recente storia del mondo attraverso un lungo elenco di nomi: da Bin Laden a Call of Duty, dall’Isis ai social network, ma anche Fifa, Al Qaeda, Gheddafi, Obama, hacker, riscaldamento globale e molto altro. Un potente brano dal forte messaggio con domande retoriche circa il futuro del mondo. Sound più rilassato in Living It Up, brano pubblicato una settimana fa come ultima anticipazione, e che invita l’ascoltatore a lavorare sodo per ottenere i risultati sperati.

Puro reggae in Looks Are Deceiving e nella successiva The Struggle Discontinues dove la grande capacità melodica di Damian Marley si posa sul classico ritmo in levare da “dondolio”. Sarà forse azzardato ma il tono di Jr Gong in questi due brani si avvicina moltissimo a quello del padre Bob: in Looks Are Deceiving sembra quasi di ascoltare la voce del re del reggae, mentre è straordinario come The Struggle Discontinues, in una sua parte, si avvicini alla melodia di Ambush in the Night.

A metà disco le sonorità si fanno più lente con Autumn Leaves, una ballata in cui la protagonista assoluta è ancora la voce di Damian che canta “La vita è piena di speranza” prima di essere accompagnato da cori, orchestra e assoli di chitarra, presumibilmente di Shiah Coore. Altro brano già noto è Everybody Wants To Be Somebody, traccia numero undici piena di espliciti avvertimenti con un titolo che parla da sé. Canzone che tra l’altro è tra le colonne sonore di I’m Bolt, il documentario dedicato all’atleta giamaicano.

Si prosegue con tre brani con due fili comuni: collaborazioni e sperimentazioni. In Upholstery, con la presenza di Major Myjah, figlio di Bounty Killer, si fondono sonorità dancehall con quelle R&B, mentre in Grown & SexyPerfect Picture, dove in entrambe è nuovamente presente Stephen Marley, i ritmi si fanno più latini. Tre tracce che non convincono e che risultano essere le meno apprezzate dell’intero disco.

Child May Follow torna più vicina ai suoni reggae: brano che guarda al futuro con ottimismo e dove la voce di Damian Marley viene accompagnata da chitarra e tamburi di sottofondo. Chissà se per qualche istante ci ha pensato ma forse tutto questo ottimismo poteva essere proposto a seguire di Slave Mill e non il contrario. La traccia numero sedici, con ritmi africani, propone invece le negatività delle istituzioni che, appunto, dal sogno di un futuro luminoso ci riporta con i piedi per terra. Brano incalzante e da apprezzare.

Se Caution è stato il primissimo estratto da Stony Hill, pubblicato nel giugno del 2016 e che riprende una linea di basso di Sly & Robbie che possiamo ascoltare nel brano World Is Africa dei Black Uhuru, è invece del tutto inedita Speak Life, traccia conclusiva che mette la parola fine su questo capolavoro con una sorta di preghiera uscita direttamente dal cuore di chi la canta.

ASCOLTA L’ALBUM IN STREAMING

Tracklist Stony Hill

01. Intro
02. Here We Go
03. Nail Pon Cross
04. R.O.A.R.
05. Medication feat Stephen Marley
06. Time Travel
07. Living It Up
08. Looks Are Deceiving
09. The Struggle Discontinues
10. Autumn Leaves
11. Everybody Wants To Be Somebody
12. Upholstery feat Major Myjah
13. Grown & Sexy feat Stephen Marley
14. Perfect Picture feat Stephen Marley
15. So a Child May Follow
16. Slave Mill
17. Caution
18. Speak Life

 

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