Recensione 1st Shot di OneChot. Reggae di vita venezuelana …e non solo

Questa volta parliamo di un disco di qualche anno fa, ma data la personalità, la musica e i testi di questo artista venezuelano, come diceva il grande maestro Manzi, non è mai troppo tardi. Questa piacevole scoperta al secolo si chiama Juan David Chàcòn, nato e vissuto a Caracas, dove si è laureato nel 2003 in Comunicazioni Sociali, con una tesi dal titolo “Reggae e Rastafari: due modi di capire i Caraibi”, che è stata poi addirittura pubblicata da una casa editrice spagnola. Questo per introdurre brevemente questo personaggio che nel suo paese natale è considerato una vera propria icona. Il nome d’arte Onechot è la traduzione in jamaicano del suo nomignolo Juancho.

Il disco inizio con due brani travolgenti, il primo più reggae hip-hop, mentre il secondo, “Caribbean Coast” è un vero proprio dancehall scatenato. E già al terzo brano arriva, per così dire, la pietra dello scandalo. “Rotten Town” scandito da un roots reggae coinvolgente, tratta della violenza di cui è impregnata Caracas (la rotten town del titolo), supportato da un video eccezionale che vi invito a vedere (lo trovato a fondo pagina). Dopo l’uscita di questo video Onechot è stato vittima di persecuzioni e denunce da parte del governo venezuelano che lo ha accusato di voler mettere in cattiva luce il paese.

Ironia della sorte nel febbraio del 2012 è stato vittima di un attentato, in quanto un gruppo di criminali in un agguato gli ha sparato, e uno dei colpi lo ha colpito alla testa, impedendogli di iniziare la tournee che sarebbe iniziata di li a poco. Se questa storia vi ha incuriosito (a me molto!) ne potete sapere di più leggendo l’articolo che vi linkiamo di seguito (clicca qui).
Il disco continua in una notevole alternanza di brani che va dal dancehall, al reggae, al dub, all’ hip-hop sempre all’insegna di testi durissimi e di denuncia delle condizioni delle classi più povere, insistendo sempre (Rastafari docet) sulla necessità di ribellione a babylon, per affermare i propri diritti, e combattere la “Plantation Mentality”.

International Killa è un altro ragga tostissimo di denucia, e si arriva ad accusare l’assassino internazionale che abita la casa bianca.
Due momenti molto belli sono i brani che Onechot ha registrato con Mykal Rose, “Boomblast”, un reggae elettronico molto ritmico sottolineato dalla voce dell’ex Black Uhuru, e “Africa Ruge” con Fidel Natal, un inno alla madre terra, dove il reggae è ovviamente la colonna sonora. Kunta Kinte, Chaka Zulu, Watussi, Ashanti, Pigmei sono citati come esempi da seguire per riscattare le radici.
Le voci sono convinte e arrabbiate, il risultato è di alto livello.  Nel lungo elenco di canzoni che compongono questo disco, c’è spazio per un trascinante ska-ragga, “Safari” con la partecipazione di Fire Tea, alzate un po’ il volume e vi ritroverete a saltare e a pogare.

Nonostante il cd sia uscito nel 2008 è assolutamente attuale, e anche i suoni sono molto freschi. Da qui a breve dovrebbe uscire il nuovo lavoro di Onechot, e siamo molto curiosi di ascoltarlo….

Emilio Chirico

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