Home / Musica / Recensioni / La recensione di Jaggae: quando reggae e jazz si incontrano

La recensione di Jaggae: quando reggae e jazz si incontrano

Il reggae è un genere estremamente versatile e ogni artista sa far entrare all’interno della base musicale le influenze di altri stili musicali che più lo aggradano. Anche dal punto di vista storico originariamente questa musica è il risultato delle influenze da musiche tradizionali caraibiche e i ritmi rock e jazz che erano l’ultima tendenza negli USA. Ma cosa succede se, a seguito di percorsi musicali differenti, due stili musicali si rincontrano? Certamente l’abilità degli artisti coinvolti di tirare fuori il meglio da entrambi i generi è la prerogativa per un risultato ottimale.

Nell’ottica di questa fusione sperimentale, i due chitarristi Francesco Mascio ed Emiliano Candida, hanno sicuramente saputo colpire nel segno e individuare i giusti punti di fusione di jazz e reggae; il risultato è un disco che non poteva che chiamarsi Jaggae, pubblicato per la Filibusta Records. Il progetto, che nasce da un senso profondo di amicizia tra i due artisti (alla fine di alcune tracce li possiamo sentire ridere e scherzare), la voglia di sperimentare e l’intento di unire più generi, a simboleggiare un concetto di “unione universale”. Oltre ai due chitarristi, nel disco troviamo la partecipazione di Angelo Olivieri alla tromba, Alberto Maroni Biroldi alle percussioni e Sonia Lippi, quest’ultima voce narrante dell’unico brano del disco che presenta una parte testuale.

Ammetto la mia iniziale titubanza quando mi è stato proposto questo album, soprattutto per la difficoltà che possono presentare gli album esclusivamente strumentali, dove l’interpretazione delle sensazioni trasmesse dai brani risulta essere molto soggettiva e non vincolata alla presenza di liriche il cui messaggio, di norma, è riprendono e amplificano dalla parte strumentale. Con un corpus strumentale molto minimalista ma efficace, arricchito da chicche come il didgeridoo in Enjoy, brano di apertura dai toni solari, nel quale il ritmo veloce delle chitarre insieme al suono riverberato del didgeridoo trasmette un senso di festa. Non mancano poi le linee di fiati, come in Bongo Man, seconda traccia che prosegue sulla stessa scia di Enjoy, con una tromba squillante che assume a tratti un andazzo simile a quello della musica folkloristica centroamericana.

Non mancano poi le rivisitazioni di brani da entrambi gli stili musicali, coi due chitarristi che propongono in chiave reggae-ska il brano Caravan di Duke Ellington. Dalle tonalità jazz più puriste è invece Scrapple from the Apple, brano del jazzista Charlie Parker che rappresenta uno dei pilastri del jazz ed è stato reinterpretato da numerosi musicisti negli anni. Per quel che riguarda il versante reggae non può mandare poi la rivisitazione in chiave jazz della musica di Marley, e il brano scelto è il celebre Buffalo Soldier, minimalista per quel che riguarda la struttura ritmica ma nel quale la chitarra classica di Mascio ed il fraseggio blues di Candida conferiscono al brano un carattere disteso e rilassato. Il brano successivo, Incontro stoppato, dopo un iniziale incipit in levare distensivo, assume un ritmo dai toni più jazz fusion ed un incedere più rapido. L’unico brano con voce narrante è Natural Mente, una rilettura in chiave in chiave naturalistica del Padre Nostro… quasi ad auspicare un ritorno alla natura da parte dell’umanità.

Swing Gitan, penultimo brano del disco, riprende certi aspetti della musica tradizionale francese e jazz manouche (detta anche gipsy jazz) mescolandoli con una base reggae che a tratti assume rapidità e, se per un attimo lasciamo vagare l’immaginazione, sembra di trovarci lungo le strade di Parigi in un’ambientazione simile a quella di Midnight in Paris. L’ultima traccia, Guinea Ska, prendendo in prestito anche dalla musica tradizionale africana e mescolando questi ritmi travolgenti col jazz ed lo ska, riprendendo la gioiosità dei primi brani e trasmettendo all’ascoltatore una voglia di far festa. A chiusura di un lavoro che, in nove tracce, ha saputo amalgamare ed esplorare le diverse sfumature di jazz e reggae, sentiamo i due musicisti ridere e scherzare, e, in ultima battuta, rivolgersi ai colleghi musicisti ricordando una una cosa fondamentale ma che a volte passa in secondo piano o viene completamente dimenticata: “Ricordatevi, quando suonate, di ridere”.

Tracklist Jaggae

01. Enjoy
02. Bongo Man
03. Caravan
04. Scrapple from the Apple
05. Buffalo Soldier
06. Incontro Stoppato
07. Natural Mente
08. Swing Gitan
09. Guinea Ska

Guarda anche

La recensione de Il suono dell’isola, il nuovo album di Jaka

Si chiama Il suono dell’isola ed è il nuovo album di Jaka, uno dei veterani …

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Non accetto - maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi