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Sir Rodigan: le date di aprile

A lezione di reggae da Sir David Rodigan. Ecco la sua ricetta per il successo

Il lord della musica in levare ha svelato, in un’intervista al quotidiano britannico The Guardian, le regole d’oro che ha seguito nella sua lunghissima carriera da selector. David Rodigan compirà tra poco 62 anni, ma chi ha potuto assistere a un live sa che non li dimostra per niente.

– Espandi il tuo numero di fan
“Le cose che mi sono successe negli ultimi tre anni mi avevano tagliato fuori. Ad avvicinarmi a un pubblico più giovane sono state due cose in paricolare: collaborare al singolo Hard di Breakage con il featuring di Newham General e partecipare all’album di Dj Caspa. Prima di questo, se non eri profondamente immerso nella cultura reggae, non avresti mai sentito parlare di me. Queste sono state delle vetrine importanti che mi hanno consentito di essere amato dai giovani, dagli studenti universitari e dai festaioli. Adesso c’è anche chi mi twitta ‘Vorrei che fossi mio padre!‘”.

– Dai una svolta alla tua performance
“Fin dagli anni ’80 ho sempre usato il microfono per introdurre i pezzi. Non riesco a smettere di parlare di musica, è una cosa che mi carica ma è anche una tradizione della cultura reggae e continuarla fa ormai parte del mio subconscio. Inoltre sono famoso per saltare mentre suono, su YouTube c’è anche un video molto famoso degli anni ’90 di quando l’ho fatto sopra una versione di Sleng Teng. Un giorno, un ragazzo mi ha fermato lungo Berwick Street, e mi ha detto: ‘Oh mio Dio. Tu sei il tizio, il tizio che fa quella danza ridicola’. Mi ha raccontato che di aver tenuto un corso di formazione del personale nel quale ha proiettato quel video come esempio di cosa significhi il vero entusiasmo”.

– La tua passione è quello che conta
“Ho incontrato delle folle esigenti, soprattutto quando ho suonato la prima volta in Giamaica. Quando camminavo sul palco la gente rimaneva a bocca aperta. Ricordo uno dei primi soundclash, era a May Pen nel sud della Giamaica, in occasione di una festa annuale della zona. C’erano centinaia di persone e per la sera era previsto un grande evento. Pochi minuti prima dell’inizio avevo tutti gli occhi puntati addosso: avevano capito che venissi dall’Inghilterra ma credevano fossi di colore. Quando però hanno capito che la mia passione per la loro musica era genuina, divennero orgogliosi e vollero conoscere quest’uomo, proveniente da un’altra cultura e da un’altra parte del mondo, ma che suonava la loro musica con quella consapevolezza”.

– Sostieni qualcosa o arrenditi per qualsiasi cosa
Ho deciso di lasciare radio Kiss FM dopo 22 anni perché il reggae era stato marginalizzato e per me era inacettabile. Abbandonare ha significato seguire i miei principi. Alla fine mi è dispiaciuto: il mio era l’unico programma reggae della stazione, ed era già stato ridotto da due ore a una. Così ho detto ‘Sapete cosa c’è? Basta‘. Nella vita bisogna rimanere fedeli ai propri principi. Tutti abbiamo una voce e, quando è giusto, bisogna farsi sentire”.

– Non dimenticare mai la propria eredità
“Il reggae deve andare avanti, ma dobbiamo ricordare le nostre radici. Se ce le dimentichiamo, soprattutto i suoi messaggi positivi, è un problema. Recentemente ci sono stati dei cambiamenti in Giamaica e i tradizionalisti dicono che la musica non è più quella di una volta. Se pensiamo a Mavado, Vybz Kartel e Popcaan, quello è un altro genere di musica di strada. Ma ultimamente abbiamo visto artisti come Protoje, Chronixx e Jah9, che conoscono la musica, possono fare la differenza, e fanno chiaramente parte dell’eredità del reggae“.

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